#Review – Un immenso Joaquin Phoenix non salva “The Master”

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Ma quanto è bravo Joaquin Phoenix? Non ci sono parole per definire le mille sfumature della sua magistrale interpretazione di follia, alcolismo e decadenza nel ruolo di Frank Sutton nel nuovo film di Paul Thomas Anderson, “The Master“. Pur tuttavia il film cede sotto il suo stesso peso, un pessimismo cosmico sulla natura umana che non consente empatia per i personaggi, solo morbosa curiosità.

La trama narra di un reduce della seconda guerra mondiale, Frank, che dopo il conflitto ritorna in patria trovando un mondo che non gli appartiene ancor più che prima della sua partenza. Vittima di una giovinezza difficile, e ormai prostrato nell’alcolismo più becero, sbanda di lavoro in lavoro e da fallimento a fallimento finchè, forse per puro caso, si imbatte in Lancaster Dodd, interpretato dal sempre ottimo Philip Seymour Hoffman, e ispirato alla figura di Ron Hubbard, il fondatore del culto di Scientology. Dodd pare uno studioso ed uno scienziato, ed accoglie sotto la sua ala protettiva lo sbandato nel tentativo di aiutarlo, o di farne un caso di successo per proprio vanto. Si rivelerà man mano come semplicemente un ciarlatano fondatore di una setta mistica, e in realtà incapace di dare vere risposte a Frank. Frank però nel mentre svilupperà un rapporto di devozione per quell’uomo, unico fra tutti, capace di provare interesse per lui.

Paul Thomas Anderson non ha bisogno di presentazioni, basta citare due dei suoi precedenti film per capire di chi stiamo parlando: “Magnolia” e “Il Petroliere“. Detto questo, e pur riconoscendo al regista indiscussi meriti artistici e una visibile “mano” decisa in ogni inquadratura, con un’attenzione estrema sia dal punto di vista della composizione del quadro che delle scelte di fotografia, non è possibile ignorare che probabilmente è la sceneggiatura e la trama stessa ad essere carente. Spiace dirlo ma il film è freddo e asettico, per quanto possa essere affascinante il rapporto morboso tra cavia e scienziato, ovvero tra questi due uomini così profondamente simili quanto diversi all’esterno, entrambi solitari e distaccati dal mondo reale.

I concetti di base della pellicola sono due: anzitutto una visione distorta e paternalistica del rapporto tra paziente e medico, che rende il primo schiavo e il secondo maestro. L’altra è una visione paranoicamente scientista della vita, ovvero quella che viene attuata da Dodd, che non consente spazio per la sfera emotiva o carnale, nell’illusione che il controllo delle menti, attraverso il misticismo ammantato di scienza da parte di un Maestro, sia l’unica visione possibile del mondo. Quello che ne esce fuori di Dodd è un personaggio sempre più abbarbicato nella propria torre d’avorio, mentre la sua famiglia, più per opportunismo che per schietta convinzione, si lascia rinchiudere anch’essa nel culto. Col crescere della setta ne conseguente l’aumento dei deliri di onnipotenza del fondatore, mentre la sua cronica incapacità di curare veramente il malessere di Frank porterà lo sbandato, inevitabilmente, a fuggire.

Le paranoie speculari di questi due uomini, l’uno in fuga dalla razionalità, l’altro dalla carnalità, e il loro rapporto morboso di reciproca dipendenza rendono la pellicola decisamente oltre le righe di sopportazione. Inoltre, assodato che Dodd in realtà è un ciarlatano, già da metà pellicola il regista e sceneggiatore dell’opera smette di dare vero peso alle sue parole, interrompendo bruscamente i suoi monologhi motivazionali, lasciandoci spesso con come chiosa lo sguardo rapito e assente al tempo stesso di Frank. Quindi a noi spettatori resta un perchè insoluto.

Parliamo di Joaquin Phoenix. Mostruoso, bravissimo, un’opera d’arte e una prova degna forse di migliori pellicole o di temi più meritevoli. In una scena del film è evidente che abbia messo a rischio la sua stessa incolumità per dare veramente il 100% di quello che potrebbe dare una bestia feroce sbattuta in gabbia. Pur tuttavia resta un personaggio incapace di evolvere veramente, e nel finale che potrebbe salvarlo, cede alla tentazione di diventare anche lui, nel suo piccolo, un Maestro.

The Master
Il Semaforo: Luce Rossa

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