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Festival di Locarno, Pardo alla carriera per Sergio Castellitto

Lavorando con Mastroianni ho imparato una cosa: i maestri sono coloro che non ti dicono, ma ti fanno vedere“: eccolo, Sergio Castellitto. Eccolo al Festival di Locarno per ritirare il Pardo d’oro alla carriera, con i suoi 25 anni di attività e 60 candeline da spegnere fra pochi giorni (il 18 agosto, per l’esattezza). Eccolo protagonista di una conversazione con il pubblico, sereno e sincero nel raccontare il suo percorso – sia artistico che personale – e nel rispondere alle domande di gente proveniente da ogni dove.

I grandi attori – dice Sergio – sono docili senza esser servili. Non devono mai piegarsi al regista. Sono purosangue, primi violinisti“. E ancora: “Per un attore il corpo è fondamentale; è la carta su cui scrive“. Senza scomporsi dinanzi a un improvviso e violento temporale, apre le porte del suo passato e ripercorre gli avvenimenti più importanti. Tutto è cominciato “da una nevrosi. C’è chi dice che chi fa l’attore ha bisogno di comunicare, io invece avevo bisogno di essere ascoltato“. Ha lavorato con i più grandi: oltre a Mastroianni e Vittorio Gassman, anche Mario Monicelli, Ettore Scola, Ferreri, Tornatore, Francesca Archibugi, Gianni Amelio e Virzì.

Il talento è innegabile; lui, però, non nega di aver avuto anche una mano dalla sorte: “sono stato fortunato e non mi sono fatto mancare nulla“. Cos’è il successo? “E’ la libertà – dice Sergio – di andare a lavorare dove vuoi lavorare“. Cosa che ormai fa da un bel pezzo. C’è tempo e c’è spazio anche per parlare del suo legame con Margaret Mazzantini. Si sono conosciuti studiando recitazione, quasi 30 anni fa a Genova, la scintilla si è accesa quasi subito e il connubio professionale è solo una conseguenza: “senza l’amore il sodalizio non aveva motivo di esistere“.

Con altrettanta naturalezza è nata la voglia di mettersi dietro la macchina da presa: “Mi sono messo a fare il regista perché mi piacciono le sfide, mi piace ritornare studente e imparare qualcosa nuovo volevo provare ancora quella sensazione di panico che si prova di fronte a ciò che non conosci. Questo mestiere è interessante solo quando provi paura“. Un uomo di successo, un artista che non sbaglia un colpo, ma sia ben chiaro: “Pretendo da me di rimanere uno studente e mai un professore. Si può essere potentissimi se si rifiuta l’idea di diventare un monumento. Voglio continuare ad essere uno che al mattino si alza per andare a lavorare“.

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Redazione

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