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Venezia 71, Tatti Sanguineti: “Il mio Andreotti non è il banale Topo Gigio di Sorrentino”

Come ogni grande evento che si rispetti, anche la settantunesima Mostra del Cinema di Venezia avrà le sue dosi di polemiche più o meno velate. Anzi, già la somminstrazione è cominciata. Già una miccia è stata accesa da Tatti Sanguineti, che a Venezia Classici ha presentato il suo documentario Giulio Andreotti. Il cinema visto da vicino; un’opera solida e imponente il cui valore è davvero difficile da disconoscere. E forse proprio questa qualità indiscussa spinge Sanguineti a lanciare qualche frecciata nei confronti di qualche collega ed esaltare i meriti di Giulio per quanto riguarda la Settima arte tricolore: “Tra il ’45 e il ’47 le produzioni americane avrebbero potuto spazzarci via. Andreotti ci ha salvati e io gli ho reso giustizia. Il mio Andreotti non è il banale Topo Gigio di Paolo Sorrentino, né il plurimandante di omicidi di Pif. Né, come Veltroni, ho messo una telecamera addosso a una persona che avuto un ictus“.

Il ritratto in effetti è inedito e ci propone l’immagine di un uomo che ha salvato l’industria cinematografica italiana nonché di un incallito cinefilo. Sanguineti ha fatto largo e sapiente uso di materiale di repertorio per ricostruire la sua attività negli anni in cui era sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega alla cultura (1947-1954); un periodo assai delicato, durante il quale il cinema americano aveva cominciato il suo percorso trionfale di crescita (e d’invasione, per molti versi) e di contro quello italiana pareva a dir poco affannato. Ecco, l’Andreotti di Sanguineti si rimboccò le maniche per rimettere in piedi le cose e i risultati non si fecero attendere. Occorre, dunque, rendergli merito per questo.

Mentre lavoravo – svela Sanguineti – a un libro sull’ex comandante partigiano e comunista Rodolfo Sonego, lo sceneggiatore per eccellenza del democristiano Alberto Sordi, lo stesso Sonego mi disse: ‘Se vuoi capire cosa è successo nei primi anni del dopoguerra devi andare da Andreotti. Lui ha ammazzato cinque film, ma ne ha fatti nascere 5mila’“. Il consiglio è stato seguito. E il frutto matura sotto il sole di Venezia.

Foto by Twitter

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Redazione

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