Il mondo del cinema piange Morando Morandini. Il critico cinematografico, noto soprattutto per il suo Dizionario dei film e delle serie tv edito da Zanichelli e giunto quest’anno alla 17esima edizione, si è spento ieri sera, 17 ottobre, a Milano, la città dove era nato nel 1924 e che nel 2014 lo aveva premiato con l’Ambrogino d’oro. Per capire la sua importanza e la sua influenza basta ricordare che è stato proprio lui a inventare le stellette di giudizio critico e i pallini per la valutazione del pubblico per il quotidiano La Notte sulla pagina Dove si va stasera (che ha curato dal 1952 al 1961). Questo semplice, geniale criterio è stato poi seguito da quasi tutti gli altri giornali e ancora oggi dallo stesso Dizionario Morandini, che il critico curava insieme alla moglie Laura (fino alla sua scomparsa) e poi con la figlia Luisa, la quale ha seguito le orme paterne.
Questo è solo uno dei motivi per cui il nome di Morando Morandini è imprescindibile per tutti gli appassionati di cinema e per chi ci lavora. Il suo è stato ed è uno sguardo sulla settima arte da puro appassionato ed è riuscito a mantenere una visione indipendente e mai banale (ovviamente non sempre condivisibile), senza mai la presunzione di credere di aver detto tutto su una pellicola. Questa è stata la sua maggiore forza: ogni anno è stato pronto a rivedere una sua opinione su un film che aveva già giudicato con le sue recensioni taglienti e precise, ma sempre ricche di uno spunto atipico, fuori dalla norma.
Oltre al suo celebre dizionario, opera omnia del cinema mondiale e ultimamente anche delle serie tv, Morando Morandini è noto anche per altri lavori editoriali sul cinema e ha firmato diverse monografie su celebri registi come S. M. Ejzentejn, Bernardo Bertolucci, John Huston solo per citarne alcuni. Nel 1995 ha pubblicato il libro autobiografico Non sono che un critico. Come amava definirla egli stesso, la sua carriera è “il risultato di una passione che si trasforma in lavoro“. Il critico è apparso anche in due film come attore: Prima della Rivoluzione di Bernardo Bertolucci e Remake di Ansano Giannarelli. Gli inevitabili titoli di coda della sua vita sono un lutto per tutto il cinema italiano e non solo, la sua eredità un regalo prezioso.
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