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Categorie: Recensioni

Perfetti sconosciuti: Paolo Genovese mette la realtà (amara) intorno a un tavolo

Amara. E’ amara, questa volta, la commedia con cui Paolo Genovese torna nelle sale. Perfetti sconosciuti, sul grande schermo dall’11 febbraio per un totale di oltre 500 copie, è un film che si allontana da ciò che il regista romano aveva fatto finora. Decimo titolo, si cambia, si alza il tiro e vediamo come va. Va bene. Anzi, non va tanto bene perché i personaggi messi in scena da Genovese si trovano costretti a levarsi la maschera e diventa un vero e proprio gioco al massacro. Ma allo stesso tempo va bene perché il risultato è cinema vero. Una sceneggiatura curata in ogni minimo respiro, che lo stesso Genovese firma con Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello. Un cast che si presenta da solo: Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak e la giovanissima Benedetta Porcaroli. Una storia cattiva, che non fa sconti anche se apre una sorta di paracadute nel finale. Un unico ambiente, quasi tutte le scene girate in sequenza, il cast intorno a un tavolo insieme alla realtà e gli spettatori stessi.

C’è l’eclissi lunare, fenomeno che lascia a bocca aperta e accende suggestioni; giochi di luce incredibili, sovrapposizioni, misteri. Sfumature che si colgono oppure che sfuggono beffarde. Una serata speciale. E sette amici che si ritrovano in una casa per cenare insieme. Avrebbero dovuto esssere otto ma uno di loro, Peppe (Battiston) arriva facendo sapere che la compagna Lucilla s’è presa la febbre. Gli altri sono tutti accoppiati: Cosimo (Leo) è con la dolce Bianca (Rohrwacher), sposata da poco. Sono i piccioncini della situazione, quelli ancora alle prese con la magia dei primi tempi. Forse. Eva (Smutniak) è la padrona di casa insieme a Rocco (Giallini). Lei analista, ma così in crisi che se i suoi pazienti sapessero come sta gestendo la vita e le dinamiche familiari, certamente fuggirebbero a gambe levate senza nemmeno pagare il conto. Lui è un chirurgo plastico che non può e non vuole competere con “l’ombra” del suocero, pensa a rifare le tette delle parrucchiere ed è capace di mettersi in discussione. Oltre che di comprendere la figlia adolescente (la Porcaroli) in modo davvero ammirevole.

Carlotta (Foglietta) è sposata con Lele (Mastrandrea); hanno due bambini ma chiaramente non sono felici. Stanno insieme con la consapevolezza che qualcosa non va e probabilmente non andrà mai. Forse un giorno troveranno il coraggio per dividersi, forse no. Gli gnocchi sono pronti, si comincia a mangiare e poi ad Eva viene la grande idea. Facciamo un gioco. Facciamo che mettiamo tutti i cellulari sul tavolo e rendiamo pubblico ogni sussulto, ogni squillo, ogni telefonata. Ma sì, ma no. Ok dai, si fa. Si passa il tempo. E invece il palazzo comincia a sgretolarsi mattone dopo mattone, la polvere arriva ovunque e toglie il respiro. Le scoperte sono inaspettate e nessuno sa più chi è davvero l’altro. Frasi che arrivano dritte come missili, sguardi che tagliano, silenzi che sono più colmi e intensi di qualsiasi discorso. Soltanto due di loro non hanno nulla da nascondere. Solo due. Uno, invece, non vedeva l’ora di essere scoperto. E gli altri vediamo come se la cavano. Attenzione, però. I segreti svelati non hanno a che fare soltanto con amanti e tradimenti. C’è dell’altro, tanto altro. Come diceva Gabriel Garcia Marquez, “ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta“. Quella segreta ormai sta quasi sempre là, nel cellulare. Una scatola nera che, se aperta, rivela quanto gli esseri umani possano essere frangibili. E il finale è un paracadute, sì, ma rende ancora più amaro il sapore in bocca. Intanto la Luna sta lassù, bella e pericolosa più che mai. Spettatrice di anime confuse.

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