Il catalogo di Amazon Prime Video si arricchisce di una nuova attesissima aggiunta. Tra una settimana esatta, infatti, sulla piattaforma streaming sarà disponibile la serie Tutta colpa di Freud. Tratto dall’omonimo film diretto, nel 2014, da Paolo Genovese, ispirato a sua volta dal libro scritto dallo stesso regista, il nuovo show avrà come protagonista Claudio Bisio. L’attore 63enne prenderà il posto che nel film aveva ricoperto Marco Giallini, ovvero quello dello psicanalista Francesco Taramelli. Vediamo dunque cosa dovremo aspettarci.
Così come nell’omonimo film, anche nella serie le vicende ruotano attorno a Francesco, psicanalista cinquantenne. Separato dalla moglie, il protagonista di Tutta colpa di Freud ha tre figlie, ormai adulte, che torneranno da lui in cerca di aiuto. Sara, Marta e Emma, interpretate nel film rispettivamente da Anna Foglietta, Vittoria Puccini e Laura Adriani, saranno dunque in cerca di risposte in merito ad alcune questioni. Pur essendo ormai avviate verso le proprie vite, infatti, le tre donne capiranno che l’unico a poterle aiutare sarà il padre. Interpretato da Claudio Bisio, l’uomo comincerà nuovamente a soffrire di attacchi di panico. Ciò lo porterà a doversi rivolgere, a sua volta, a un professionista.
La nuova versione di Tutta colpa di Freud riprende, dunque, l’intreccio alla base dell’omonimo film del 2014, riadattandolo al formato seriale. Non si tratta perciò di uno spin-off, quanto più di un reboot, con un cast completamente rinnovato. Oltre al protagonista, interpretato in questa sede da Claudio Bisio e non più da Marco Giallini, anche le tre figlie sono cambiate. Nei panni di Sara, Marta e Emma troveremo Caterina Shula, Marta Gastini e Demetra Bellina. A completare il cast, spuntano altri due nomi noti del piccolo schermo: Claudia Pandolfi e Max Tortora.
Tutta colpa di Freud è frutto della collaborazione tra Lotus Production e Amazon Prime Video. Diretta da Rolando Ravello, la serie sarà disponibile sulla piattaforma streaming a partire dal prossimo 26 febbraio 2021. Non ci resta dunque che aspettare per vedere tutte le differenze con il suo predecessore del 2014.
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