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Crimes of the Future, come sarà il futuro secondo David Cronenberg

David Cronenberg è sempre stato uno che andava oltre i tempi, li anticipava con visioni distopiche. Stavolta ha fatto di più con Crimes of the Future, un film che ricorda molto il suo capolavoro Videodrome.

Il regista canadese ha realizzato un film molto complesso che analizza le nostre paure e che penetra nel nostro inconscio regalando diversi momenti emozionanti.

Crimes of the future, il ritorno di David Cronenberg (Youtube ONE Media) VelvetCinema.it

Il film del 2022 segna il ritorno in sala dell’artista dopo ben otto anni dall’ultima volta quando aveva diretto Maps to the Stars. Il film non c’entra nulla però con il titolo omonimo del 1970 scritto e diretto in maniera intelligente ma lavoro differente rispetto a questo. Nel cast troviamo protagonista uno stratosferico Viggo Mortensen con al suo fianco la sensuale Lea Seydoux.

Siamo proiettati in un futuro ipotetico ma non precisato dove la tecnologia ha portato gli uomini a non provare più dolore fisico e le malattie infettive a scomparire dal mondo. Così si è riusciti a scoprire il dolore con un’accezione diversa legata alla sessualità e anche all’esibizione. I protagonisti sono infatti abili praticanti di una nuova arte atta a mostrare l’interno del corpo dei protagonisti e riuscendo così a regalarci colpi di scena uno dietro l’altro.

Crimes of the Future, come sarà il futuro?

Impossibile pensare che il futuro sarà come lo vediamo in Crimes of the Future. Nonostante questo probabile che ci possiamo ritrovare di fronte a un distopismo che obblighi le persone a vivere una realtà differente. Uno sguardo straordinariamente cinico che fa capire come siamo a un passo dall’essere comandati da sensazioni che vanno oltre il nostro sguardo.

Crimes of the future il ritorno di Cronenberg (Youtube ONE Media) VelvetCinema.it

Ed è così che Cronenberg ritira fuori alcune cose già viste sullo studio del corpo umano da Videodrome a Il Pasto Nudo con delle scene che ci ricordano il passato, come quella in cui il protagonista si siede su un costrutto fatto di strutture ossee che alimentano la sua vita. È un viaggio disturbante e forse anche un film testamento del regista che il marzo scorso ha compiuto ottant’anni e che oggi potrebbe aver deciso davvero di aver chiuso così la sua carriera.

Un film complesso che ha diviso la critica ma che è la perfetta summa della carriera di un artista di assoluto livello e che riesce con il suo modo di fare a trasmettere sensazioni anche molto complesse. Un futuro che non sarà come quello del film, ma che ci aspetta senza svelarci cosa ci racconterà.

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Matteo Fantozzi

Matteo Fantozzi nasce a Roma il 10/12/1986. Nel 2005 consegue il diploma allo scientifico sperimentale Giulia Falletti di Barolo. Nel 2008 consegue la laurea al Dams con indirizzo regia a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2010 consegue la laurea specialistica in Cinema e tv nell’era del digitale a Roma Tre col massimo dei voti. Nel 2013 diventa giornalista pubblicista.

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