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Pare parecchio Parigi: la nuova commedia di Pieraccioni

Pare parecchio Parigi: la nuova commedia di Pieraccioni

Pare parecchio Parigi: Pieraccioni torna al cinema con una commedia tutta da scoprire

C’è un nome che, da trent’anni, funziona come una formula magica per il pubblico italiano: Leonardo Pieraccioni. E quando si annuncia che il regista e attore toscano è tornato con un nuovo film — il pare parecchio parigi film che ha debuttato il 18 gennaio 2024 in ben 500 sale italiane — la notizia merita tutta l’attenzione che si può dare. Non solo perché Pieraccioni è uno dei pochi autori comici capaci di riempire le sale in un’epoca in cui il cinema di genere fatica a reggere la concorrenza delle piattaforme streaming, ma perché ogni suo film è un piccolo evento culturale per una fetta larghissima di pubblico, dai teenager ai nonni. Mettetevi comodi: c’è molto da raccontare.

Un titolo che è già una promessa: cosa c’è dietro Pare parecchio Parigi

Il titolo stesso — Pare parecchio Parigi — ha quella musicalità tipicamente pieraccioni-ana: suona come un gioco di parole, una filastrocca, quasi un indovinello. Chi conosce il regista fiorentino sa bene che i titoli dei suoi film non sono mai scelti a caso, ma costruiti con cura per evocare un’atmosfera, un tono, un’aspettativa. E questo titolo, in particolare, fa già sorridere prima ancora di sapere di cosa parla il film: c’è qualcosa di malinconico e insieme sognante in quell’idea di un posto che “pare” Parigi senza esserlo davvero, di un desiderio che si avvicina alla realtà senza mai coincidervi del tutto.

La trama, nei suoi contorni essenziali, ruota attorno a un gruppo di fratelli che decidono di realizzare un desiderio. Un punto di partenza semplice, quasi fiabesco, che nelle mani di Pieraccioni diventa il pretesto per esplorare dinamiche familiari, sogni rimasti nel cassetto, e quella commistione di ironia e tenerezza che è il marchio di fabbrica del regista. La famiglia, d’altronde, è uno dei grandi temi della commedia italiana: da Pane e tulipani a Benvenuti al Sud, passando per decine di film che hanno fatto la storia del genere, il nucleo familiare è il laboratorio perfetto per far emergere contraddizioni, affetti e conflitti in modo naturale e universale.

Pieraccioni, da parte sua, conosce bene questo territorio. Ha costruito gran parte della sua carriera su storie che parlano di persone comuni alle prese con situazioni straordinarie, e lo ha fatto sempre con uno sguardo affettuoso verso i suoi personaggi, senza mai scivolare nel cinismo o nella caricatura facile. In Pare parecchio Parigi, questa sensibilità sembra trovare una nuova declinazione, con la storia di fratelli che si ritrovano uniti da un sogno condiviso.

Il fenomeno Pieraccioni: trent’anni di commedia italiana

Per capire il peso specifico di questo film, bisogna fare un passo indietro e guardare alla carriera di Leonardo Pieraccioni nel suo complesso. Difficile trovare, nel panorama del cinema italiano contemporaneo, un autore che abbia mantenuto un rapporto così costante e affettuoso con il grande pubblico per un arco di tempo così lungo. Dagli esordi fulminanti degli anni Novanta — quando Il ciclone divenne un caso cinematografico e culturale — fino ai lavori più recenti, Pieraccioni ha sempre saputo tenere il filo di un discorso cinematografico riconoscibile, personale, radicato in una visione del mondo che è insieme toscana e universale.

Non è una cosa banale, in un’industria che cambia rapidamente e in cui il gusto del pubblico si trasforma di continuo. Eppure Pieraccioni ha resistito, adattandosi senza snaturarsi, trovando ogni volta il modo di raccontare storie che risuonano con chi le guarda. La sua Toscana — quella dei paesaggi morbidi, delle città d’arte, delle campagne che sembrano dipinte — è diventata nel tempo un paesaggio cinematografico quasi mitologico, riconoscibile come quello di certi registi americani che hanno fatto del loro territorio d’origine un personaggio a tutti gli effetti.

Il film precedente di Pieraccioni, Il sesso degli angeli, aveva incassato 1,5 milioni di euro al botteghino: un risultato che, nel contesto del cinema italiano post-pandemia, racconta di un pubblico ancora fedele, ancora disposto a comprare il biglietto e sedersi in sala per seguire le avventure dei personaggi del regista fiorentino. Con Pare parecchio Parigi, la sfida era alzare l’asticella, e la scelta di distribuire il film in 500 cinema in tutta Italia fin dal giorno di uscita è già di per sé un segnale di fiducia da parte della distribuzione.

01 Distribution e la scommessa delle 500 sale

Parlare di distribuzione cinematografica può sembrare un dettaglio tecnico, ma in realtà racconta moltissimo su come viene percepito un film nell’industria. Quando 01 Distribution decide di portare Pare parecchio Parigi in 500 sale italiane contemporaneamente, sta facendo una scommessa precisa: sta dicendo che questo è un film capace di parlare a un pubblico largo, trasversale, distribuito su tutto il territorio nazionale, non solo nelle grandi città.

01 Distribution è il braccio distributivo di Rai Cinema, e ha nel suo catalogo alcuni dei titoli più importanti del cinema italiano contemporaneo. Scegliere questa etichetta per un film di Pieraccioni significa collocarsi in un certo tipo di produzione: professionale, attenta alla qualità, ma anche consapevole del valore commerciale del prodotto. Non è un cinema d’autore nel senso stretto del termine, ma non è nemmeno un prodotto usa e getta: è quella commedia di qualità che il pubblico italiano continua a cercare e che, quando la trova, premia con la presenza in sala.

La data di uscita — il 18 gennaio 2024 — è stata scelta con intelligenza. Gennaio è tradizionalmente un mese di transizione per il cinema, dopo la corsa ai blockbuster natalizi e prima dell’arrivo delle grandi produzioni primaverili. In questo spazio, un film come Pare parecchio Parigi può ritagliarsi il suo pubblico senza dover combattere contro i titoli più pesanti del calendario cinematografico. È una strategia che Pieraccioni e i suoi produttori conoscono bene, e che in passato ha dato buoni risultati.

La commedia italiana oggi: un genere che resiste

Sarebbe sbagliato parlare del pare parecchio parigi film senza inquadrarlo nel contesto più ampio della commedia italiana contemporanea. Negli ultimi anni, il genere ha vissuto momenti di crisi e di rinascita, cercando di trovare un equilibrio tra la tradizione della commedia all’italiana — quella di Monicelli, Risi, Comencini — e le nuove sensibilità di un pubblico che è cresciuto con le serie televisive e con il cinema internazionale.

Alcuni registi hanno scelto la strada della commedia nera, altri quella del grottesco, altri ancora hanno puntato sulla commedia sentimentale con venature drammatiche. Pieraccioni ha sempre preferito una via più luminosa, più ottimista: i suoi film hanno quasi sempre un lieto fine, i suoi personaggi sono quasi sempre persone fondamentalmente buone che si trovano in situazioni complicate ma risolvibili. È una scelta estetica e morale precisa, che può sembrare naïf ma che in realtà richiede una padronanza tecnica non indifferente: fare ridere senza ferire, commuovere senza manipolare, intrattenere senza banalizzare.

In un panorama in cui la commedia italiana fatica spesso a trovare la propria identità, il ritorno di Pieraccioni con un nuovo progetto è un segnale positivo. Non perché il suo cinema sia l’unico modello possibile — anzi, la varietà è la ricchezza di qualsiasi cinematografia — ma perché dimostra che esiste ancora uno spazio per un certo tipo di racconto popolare, accessibile, capace di parlare a tutti senza rinunciare alla personalità dell’autore.

Il trailer e la curiosità del pubblico

Prima dell’uscita in sala, il trailer di Pare parecchio Parigi aveva già iniziato a circolare online, alimentando la curiosità del pubblico. Il video ufficiale su YouTube ha permesso ai fan di Pieraccioni di avere un primo assaggio del tono e dell’atmosfera del film: quella leggerezza malinconica che è il suo marchio di fabbrica, quei dialoghi che sembrano improvvisati ma sono in realtà costruiti con grande cura, quella capacità di trovare il comico anche nelle situazioni più quotidiane.

I trailer, nel cinema contemporaneo, sono diventati un’arte a sé stante: devono incuriosire senza svelare troppo, devono catturare l’attenzione in pochi secondi su piattaforme dove la concorrenza è altissima, devono parlare contemporaneamente al fan di vecchia data e allo spettatore che non conosce ancora il regista. Quello di Pare parecchio Parigi sembra aver trovato il giusto equilibrio, confermando che il progetto è stato curato con attenzione in ogni sua fase, dalla produzione alla comunicazione.

Perché andare a vedere Pare parecchio Parigi

C’è una domanda che ogni cinefilo si pone di fronte a un nuovo film di un regista che conosce bene: questo è il solito Pieraccioni, o c’è qualcosa di nuovo? La risposta, nel caso del pare parecchio parigi film, è probabilmente “entrambe le cose”, e non è detto che sia un male. La continuità con la propria poetica è un valore, non un limite: i grandi autori del cinema mondiale — da Woody Allen a Pedro Almodóvar, passando per i maestri del cinema di genere giapponese — hanno costruito la loro grandezza proprio sulla coerenza di un mondo narrativo riconoscibile, che si arricchisce di film in film senza mai tradire la propria natura.

Pieraccioni, da questo punto di vista, ha sempre saputo cosa vuole raccontare e come vuole farlo. La storia dei fratelli che decidono di realizzare un desiderio in Pare parecchio Parigi è, nel suo nucleo, una storia universale: chi non ha mai sognato qualcosa di grande insieme alle persone che ama? Chi non ha mai vissuto la tensione tra il sogno e la realtà, tra ciò che si vorrebbe e ciò che si riesce davvero a fare? In questo senso, il film si inserisce in una tradizione narrativa antica quanto il cinema stesso, e lo fa con gli strumenti di un autore che quella tradizione la conosce e la ama.

La distribuzione capillare in 500 sale, affidata a 01 Distribution, garantisce che il film sia accessibile su tutto il territorio italiano, dalle grandi metropoli ai centri più piccoli. È un gesto di rispetto verso un pubblico che spesso si sente escluso dai circuiti del cinema d’essai o dei multisala delle grandi città, e che in Pieraccioni ha sempre trovato un autore capace di parlare anche a lui, senza gerarchie e senza snobismi.

Il posto di Pare parecchio Parigi nella filmografia di Pieraccioni

Ogni nuovo film di un regista con una carriera lunga e consolidata come quella di Pieraccioni si inserisce inevitabilmente in un dialogo con le opere precedenti. Pare parecchio Parigi arriva dopo Il sesso degli angeli, che aveva incassato 1,5 milioni di euro, e si colloca in una fase della carriera del regista in cui la sperimentazione si mescola con la conferma di ciò che funziona. Il tema della famiglia, del desiderio, del viaggio — anche solo immaginario — verso qualcosa di diverso e migliore è un filo rosso che percorre molte delle sue opere, e che in questo film sembra trovare una nuova articolazione.

Non è possibile, allo stato attuale, tracciare un bilancio completo del film senza aver visto tutti i dettagli del cast e della trama, ma quello che i dati certi già raccontano è sufficiente per capire che si tratta di un progetto ambizioso, curato, pensato per un pubblico ampio. La scelta del titolo, la data di uscita, la distribuzione massiccia: tutto suggerisce che Pieraccioni e i suoi collaboratori credano in questo film, e che abbiano lavorato per farlo arrivare al pubblico nel modo migliore possibile.

In definitiva, Pare parecchio Parigi è molto più di un semplice titolo nella filmografia di Leonardo Pieraccioni: è la conferma che la commedia italiana popolare ha ancora qualcosa da dire, che ci sono autori capaci di farla con mestiere e passione, e che il pubblico — quando trova qualcosa che gli parla davvero — è disposto a rispondere. Il cinema ha bisogno di storie come questa, raccontate da chi sa ancora come si fa. E allora, perché non andare a vedere di che pasta è fatto questo sogno che pare parecchio Parigi?

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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