C’è una storia vera, sepolta sotto le scogliere del Dorset per quasi due secoli, che il cinema d’animazione ha finalmente deciso di dissotterrare. Mary Anning – Cacciatrice di fossili, il lungometraggio animato diretto dal regista ticinese Marcel Barelli, arriva nelle sale italiane il 15 ottobre 2026, distribuito da Wanted Cinema: settantadue minuti per raccontare la bambina che cambiò per sempre la nostra comprensione del passato della Terra, in un’avventura d’animazione digitale co-prodotta da Svizzera e Belgio e originariamente girata in lingua francese. Per chi ama il cinema che sa unire l’emozione dell’avventura alla sostanza di una storia vera — e che non ha paura di portare in sala qualcosa di davvero diverso — questo è uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno.
Chi era Mary Anning, la prima paleontologa della storia
Prima di parlare del film, vale la pena fermarsi un momento sulla protagonista, perché la sua storia è di quelle che sembrano inventate e invece sono reali. Mary Anning è presentata nel film come la prima paleontologa donna della storia, una figura straordinaria che operò nel XIX secolo sulle coste di Lyme Regis, nel sud dell’Inghilterra. In un’epoca in cui le donne erano sistematicamente escluse dalla scienza istituzionale, Mary — all’epoca ancora una bambina di dodici anni, come la racconta il film — percorreva le scogliere del Dorset raccogliendo fossili e contribuendo a scoperte che avrebbero rivoluzionato la paleontologia mondiale.
La sua passione per i fossili non era un hobby da salotto: era una vocazione viscerale, nata dal contatto diretto con la roccia e il mare. Le scogliere di Lyme Regis, erose continuamente dalle maree, restituivano resti di creature preistoriche con una generosità straordinaria, e Mary sapeva leggerle come nessun altro. Il film di Barelli sceglie di raccontare questa fase cruciale della sua giovinezza, quella in cui la curiosità si trasforma in missione, e lo fa con gli strumenti dell’animazione digitale, capace di restituire la magia di un paesaggio costiero ottocentesco con una libertà visiva impossibile per il live action.
Che una storia simile abbia aspettato così tanto per diventare un film d’animazione è, in fondo, la vera sorpresa. Ma forse ci voleva uno sguardo come quello di Barelli — un autore abituato a lavorare su piccola scala, con grande cura artigianale — per farlo nel modo giusto.
Marcel Barelli: il regista ticinese al suo primo lungometraggio
Il nome di Marcel Barelli non è ancora familiarissimo al grande pubblico italiano, ma nel mondo dell’animazione d’autore europea è una presenza rispettata. Animatore con base in Ticino, Barelli ha costruito la sua reputazione attraverso cortometraggi capaci di coniugare rigore narrativo e invenzione visiva. Mary Anning – Cacciatrice di fossili rappresenta però un salto di scala significativo: si tratta del suo primo lungometraggio, e il fatto che abbia scelto come soggetto una figura storica tanto potente quanto poco conosciuta dice molto del suo approccio al cinema.
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Il film è stato presentato al Festival di Locarno, una delle vetrine europee più autorevoli per il cinema d’autore e d’animazione, dove la selezione stessa costituisce già un sigillo di qualità. Locarno non è una rassegna che seleziona per compiacere il mercato: è un festival che cerca il cinema con una visione, e la presenza di Mary Anning nel suo programma è un indicatore importante di cosa aspettarsi dalla visione.
La produzione svizzero-belga e la lingua originale francese collocano il film in quella tradizione dell’animazione europea continentale che ha dato al mondo opere come quelle di Michel Ocelot o dello studio belga nWave: un’animazione che non insegue i ritmi frenetici di Hollywood, ma si prende il tempo per costruire atmosfera, personaggi e senso. Settantadue minuti sono la misura giusta per un racconto che vuole essere accessibile ai più giovani senza rinunciare alla profondità.
Un’avventura animata per tutte le età, ambientata nell’Inghilterra del XIX secolo
Il cuore narrativo del film è la Mary dodicenne che si muove tra le scogliere di Lyme Regis, inseguendo la sua passione per i fossili in un’epoca che non aveva ancora trovato un nome per quello che stava facendo. Il genere dichiarato è avventura/animazione, e questo la dice lunga sulle intenzioni di Barelli: non un biopic didascalico, non una lezione di storia con le immagini, ma un film che usa la vita di Mary come motore di un racconto d’avventura autentico.
L’ambientazione nell’Inghilterra del XIX secolo offre al film una palette visiva ricchissima: le scogliere calcaree del Dorset, le maree atlantiche, i villaggi di pescatori, i costumi dell’epoca. L’animazione digitale permette di costruire tutto questo con una coerenza e una bellezza che il disegno tradizionale avrebbe reso più difficile da sostenere su settantadue minuti. Al tempo stesso, la scelta dell’animazione — piuttosto che il live action — consente di portare in scena i fossili stessi come elementi quasi magici, di far dialogare il presente della bambina con i fantasmi preistorici che emergono dalla roccia.
È una storia che parla di curiosità, coraggio e ostinazione: valori universali che funzionano tanto per il pubblico più giovane quanto per gli adulti che li accompagnano in sala. In un autunno cinematografico affollato di blockbuster e franchise, Mary Anning – Cacciatrice di fossili si propone come un’alternativa di qualità, quella che le famiglie cercano e faticano a trovare.
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Il percorso internazionale del film prima dell’arrivo in Italia
Prima di approdare nelle sale italiane, il film ha già percorso una strada significativa sul piano internazionale. La prima mondiale è avvenuta il 9 giugno 2025, e da lì il film ha cominciato il suo viaggio attraverso i mercati europei. La presentazione al Festival di Locarno ha contribuito a costruirne la reputazione critica, mentre la distribuzione in Spagna — avvenuta il 27 marzo 2026 — ha preceduto l’uscita italiana di qualche mese, permettendo al film di consolidare la sua presenza nel mercato europeo.
In Italia, come detto, la distribuzione è affidata a Wanted Cinema, realtà specializzata nel portare in sala titoli di qualità che altrimenti rischierebbero di non trovare spazio nei circuiti mainstream. È una scelta coerente con la natura del film: non un prodotto pensato per la distribuzione di massa, ma un’opera d’autore che merita un pubblico attento e curioso. Wanted Cinema ha dimostrato negli anni di saper costruire percorsi di distribuzione intelligenti per questo tipo di film, e il fatto che abbiano scelto Mary Anning per il loro catalogo è un’ulteriore garanzia sulla qualità del prodotto.
Per chi volesse approfondire la figura storica di Mary Anning e il film di Barelli, RSI Cultura offre un punto di partenza solido e ben documentato.
Perché vale la pena andare al cinema il 15 ottobre
In un momento in cui il dibattito sull’animazione europea fatica a trovare spazio nel discorso mainstream — schiacciato tra i colossi americani e i grandi studi giapponesi — un film come Mary Anning – Cacciatrice di fossili rappresenta qualcosa di prezioso. È la dimostrazione che l’animazione continentale sa produrre opere con una voce propria, capaci di raccontare storie vere con strumenti visivi originali, senza imitare nessuno e senza inseguire mode.
Il fatto che sia il primo lungometraggio di un regista come Marcel Barelli aggiunge un ulteriore elemento di interesse: c’è sempre qualcosa di speciale nel vedere un autore misurarsi per la prima volta con la distanza del lungometraggio, e la scelta di farlo con una storia così ricca di potenziale narrativo e visivo è, di per sé, un atto di fiducia nel cinema.
Il 15 ottobre, dunque, segnate in agenda. Non capita spesso che una storia vera, sepolta sotto le scogliere del Dorset per quasi duecento anni, torni in vita con tanta grazia e con tanta urgenza — e che lo faccia in un cinema sotto casa vostra.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








