Mancano pochi giorni all’arrivo su Rai 1 di Livatino – Il giudice e i suoi assassini, la miniserie diretta da Michele Placido in onda il 9 e il 10 novembre, disponibile anche su RaiPlay. Tra i volti del cast c’è Francesco Benigno, che in un’intervista esclusiva rilasciata ad Andrea Desideri per TvBlog ha parlato del suo personaggio, del rapporto con il regista e di un progetto personale che insegue da anni.
Benigno interpreta Pietro Miceli, una figura attraversata da rabbia e da un forte desiderio di riscatto. Accanto a lui recitano, tra gli altri, Davide Coco e Ninni Bruschetta. Per l’attore palermitano la serie è “un grande esempio di serialità”, e il merito va in buona parte a Placido, che secondo lui “è riuscito a valorizzare ulteriormente le mie caratteristiche”.
Un personaggio lontano dallo stereotipo
All’inizio, ha raccontato Benigno a TvBlog, era titubante. Il rischio era quello di ripetere ancora una volta il modello del mafioso violento, un ruolo che il pubblico italiano ha visto in decine di varianti. Insieme a Placido ha quindi scelto un’impostazione più psicologica, costruita sul contrasto tra etica e natura. Il suo Miceli non è solo un uomo dalla parte sbagliata: è un personaggio che prova a espiare le proprie colpe, e proprio da questa tensione nasce il suo spessore drammatico.

Un personaggio lontano dallo stereotipo-Velvetcinema.it
È una scelta che l’attore rivendica anche in termini più generali. Benigno ha spiegato di selezionare con attenzione i progetti a cui partecipa, perché la Sicilia, a suo dire, merita di essere raccontata con autenticità e rispetto per la comunità. Quando gli stereotipi prendono il sopravvento, il racconto finisce per scivolare nel grottesco. Livatino, nella sua lettura, si distingue invece per la delicatezza con cui affronta una materia così dolorosa.
Gli anni delle stragi e il rapporto con i giovani
Nell’intervista con Desideri c’è spazio anche per la memoria. Benigno torna agli anni Novanta, alle stragi e alla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a quel senso di smarrimento che la sua generazione, ricorda, ha cercato di trasformare in energia creativa. Oggi, secondo l’attore, quello che manca è soprattutto l’empatia. Da qui il desiderio di mettere il proprio lavoro al servizio dei ragazzi, anche attraverso attività teatrali.
Lo stesso filo lega il progetto che gli sta più a cuore. Da circa tre anni Benigno cerca i fondi per un cortometraggio dedicato ai sopravvissuti alle stragi, che nelle sue intenzioni potrebbe crescere fino a diventare un’opera più ampia. Ha ricevuto l’apprezzamento del sindaco di Trabia, ma chiede un sostegno istituzionale più concreto, a partire dalla Regione Siciliana.
Quarant’anni di carriera e la parentesi in tv
Guardando indietro, Benigno si dice fiero del percorso fatto in circa quattro decenni di lavoro, anche come regista. L’unico rimpianto, ha ammesso, è non aver accettato certi compromessi che forse gli avrebbero aperto più porte. Una rinuncia che però considera coerente con i propri valori.
Non è mancato un passaggio sulla televisione d’intrattenimento. L’attore ha ricordato la sua partecipazione al mini-mondo siciliano di Avanti un Altro con Paolo Bonolis, accolta bene dal pubblico ma non riconfermata, una decisione che dice ancora di non capire. Il cinema resta la sua priorità, anche se non chiude la porta a nuove proposte sul piccolo schermo.
Intanto l’appuntamento è fissato: due prime serate su Rai 1 per raccontare la storia di Rosario Livatino, il giudice ucciso nel 1990 e beatificato nel 2021, e di chi lo ha ucciso.
Francesco Benigno racconta Livatino: “Michele Placido ha valorizzato le mie caratteristiche”-velvetcinema.it






