Categorie: Recensioni

Nebraska convince il pubblico e la critica

Nebraska è uscito da poche ore nelle sale cinematografiche e sembra già riscuotere molti consensi su Twitter (nonché sei nomination agli Oscar, leggi qua tutta la lista dei film): “Andate a vedere questo filmone. Poi non venite a dirmi che non ve l’ho detto, “Un film assolutamente da vedere“, “Bellissimo ed emozionante, straordinari attori”, “La prima perla cinematografica dell’anno arriva dalla @luckyredfilm e si chiama #Nebraska”.

E’ la storia della famiglia Grant di Hawthorne, Nebraska per l’appunto: un padre e un figlio che portano la commedia americana (anche se si potrebbe parlare di un dramma) on the road sulle tracce di un’improbabile fortuna e alla ricerca di una complicità persa da molto tempo. Woody (interpretato da Bruce Dern) è un uomo testardo e taciturno che un giorno riceve una lettera: ha vinto il jackpot di una lotteria pari ad un milione di dollari. I soldi però deve ritirarli in Nebraska (a mille e duecento chilometri di distanza da dove vive lui) e così ci pensa suo figlio David (Will Forte) ad accompagnarlo. Una moderna odissea familiare visto che a loro si aggregano anche la matriarca dei Grant (June Squibb) e il figlio (Bob Odenkirk).

Una storia commovente ed irritante allo stesso tempo, che ogni tanto sfiora la comicità, anche se è malinconica e piena di amarezza. il fatto di averlo girato in bianco e nero (regia di Alexander Payne e fotografia firmata da Phedon Papamichael), in un cinemascope riflette ancora meglio la sensazione cupa del contrasto tra i momenti divertenti e quelli più tristi. Una serie di confessioni ironiche su quello che rappresenta la famiglia. La sincerità dei protagonisti spiazza il pubblico: un lato un po’ cinico della vita che esce da queste immagini. Però poi alla fine del film tutto cambia: quella sintonia tra padre e figlio persa tempo viene improvvisamente ritrovata.

Foto by Kikapress

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Samantha Suriani

Toglietemi tutto, ma non la musica, il buon cibo…e la tinta rossa. Potrei diventare pericolosa.

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Samantha Suriani

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