Francesco Rosi è morto. Ma resterà nella storia del cinema italiano

Ma cosa sta succedendo, qua in Italia? Perché se ne stanno andando via così tanti artisti? E’ questa la domanda che rimbalza da una casa all’altra, da una strada all’altra, da un luogo pubblico all’altro. Nel giorno di poche settimane si sono spenti Mango, Virna Lisi, Pino Daniele. E adesso tocca dire addio anche a Francesco Rosi. Regista. Che si è spento da un punto di vista fisico, ma la cui traccia resterà però nella storia del cinema italiano.

Nato a Napoli nel 1922, si è fatto le ossa lavorando come assistente di Luchino Visconti. E’ stato lui a inaugurare il filone dei film inchiesta nel Bel Paese, ricostruendo la vita di Salvatore Giuliano in un film del 1962 e denunciando ne Le mani sulla città (1963, che gli valse il Leone d’oro) le collusioni fra lo Stato e la malavita napoletana. Ha diretto anche Il caso Mattei (Palma d’oro al Festival di Cannes), Lucky Luciano, Cristo si è fermato a Eboli, Cronaca di una morte annunciata, Diario napoletano: tutte pellicole cult. E nella maggior parte dei casi ha pure firmato la sceneggiatura.

Nel 2012 Francesco Rosi è stato insignito del Leone d’oro alla carriera. Lunedì 12 gennaio si terrà in suo onore una cerimonia civile alla Casa del cinema di Roma. Rosi lascia la figlia Carolina. Sua moglie, Giancarla, è scomparsa nel 2012. L’unica cosa che forse – forse – può consolare è che il suo cuore ha cessato di battere mentre lui dormiva. Francesco Rosi è morto nel sonno nella sua splendida casa in Via Gregoriana a Roma. Aveva tanti amici. Era un uomo molto amato. Ha avuto una vita lunga e ricca, sotto tanti punti di vista.

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