L’Oriana: Vittoria Puccini interpreta la Fallaci. Sfida vinta?

Inevitabile chiedersi cosa avrebbe pensato e anche cosa penserà “lei”, da lassù. “Lei”, Oriana Fallaci. Grande protagonista della storia d’Italia, immensa giornalista, donna dal cervello fin troppo sviluppato e dall’animo controverso. Cosa avrebbe pensato dinanzi al progetto di realizzare una fiction dedicata alla sua vita e alle sue gesta? Oriana, che neppure si faceva intervistare. E cosa penserà, sempre da lassù, quando – lunedì 16 e martedì 17 – questa fiction prodotta da Fandango con Rai Fiction e intitolata semplicemente L’Oriana andrà in onda su Raiuno, con Vittoria Puccini nei suoi panni e Vinicio Marchioni in quelli dell’uomo che ha tanto amato, ovvero il leader della resistenza greca Alekos Panagulis? Tali domande sono destinate – ahinoi – a restare senza risposta. Invece a breve si conoscerà la risposta del grande pubblico, che parla chiaro attraverso l’audience.

Una cosa è già certa: questo lavoro è stato fatto con rispetto e umiltà. Tutti, dal regista Marco Turco alla Puccini stessa, si sono cosparsi il capo di cenere prima di mettersi all’opera. Il che rappresenta un grande punto a loro favore. Turco, se da una parte è convinto che la Fallaci li avrebbe “massacrati”, dall’altra pensa che in fondo avrebbe apprezzato la passione. Altro elemento che, in effetti, non manca. Non crediamo di sbagliare nel dire che siamo davanti a una fra le migliori interpretazioni di Vittoria, la quale in comune con Oriana ha le origini fiorentine. L’aspetto è completamente diverso: il suo è un volto d’angelo, da bambola perfetta in ogni suo tratto; la celebre attrice e giornalista aveva invece un volto duro e severo. Tratti affilati, sguardo spesso freddo. E allora un altro merito di questa fiction sta nella scelta di non imitare – neanche provarci – l’immagine esteriore. Fatta eccezione per il taglio di capelli, l’eyeliner sulla palpebra superiore, le unghie fiammanti e la sigaretta perennemente in mano. E poi gli abiti, ma quello in fondo era doveroso anche per l’ambientazione temporale e geografica. In quelle zone di guerra, con quel tipo di attività era inevitabile indossare pantaloni larghi e comodi e camicette super pratiche.

A proposito dei luoghi: “Sono orgoglioso – dice Marco Turco – di poter dire che siamo stati la prima troupe occidentale a girare un film sulla guerra del Vietnam, proprio in quel Paese“. Ne L’Oriana, dunque, il Vietnam è davvero il Vietnam. L’Egitto è davvero l’Egitto. Tutti i luoghi sono realmente quei luoghi fatta eccezione per l’Iran che è la Tunisia. Notevole lo sforzo per sintetizzare nel modo giusto, restituendo non solo la reporter, le sue missioni, la sua guerra contro il terrorismo, l’estremismo, il fanatismo religioso; ma anche la donna. Una donna scontrosa, (giustamente) superba, assetata d’amore e segnata da un aborto. Una donna contro eppure estremamente generosa. Una donna che aveva un grande cuore ma lo nascondeva per proteggerlo, per proteggersi. Perché, dopo essersi a lungo guardata intorno, era giunta alla conclusione che non valeva la pena condividere sentimenti e parole. E allora ecco la clamorosa decisione di dire addio a riviste e giornali, chiudersi nel silenzio più totale e isolarsi per scrivere il racconto della sua vita e della sua famiglia. Poi arriva l’11 settembre 2001, cadono le Torri gemelle e lei decide di rimettersi davanti alla macchina da scrivere. Di tornare al giornalismo d’assalto. Ma sta già combattendo con l’Alieno, come lo chiamava. Un tumore ai polmoni, causa della sua morte nel settembre 2006.

L’Oriana si attiene ai fatti. L’unico frutto della fantasia degli sceneggiatori – Stefano Rulli e Sandro Petraglia, sempre validi – è il personaggio di Lisa, giovane studentessa che ha la possibilità di conoscere Oriana, entrare nel suo mondo e nella sua casa di famiglia per aiutarla a mettere ordine fra i materiali giornalistici e fotografici accumulatisi negli anni. Lisa è il pretesto per dare il via al racconto e all’alternanza di presente e lunghi flashback. Nella seconda parte entra in scena Panagulis ovvero Vinicio Marchioni, e appare subito chiaro quanto quest’ultimo si sia documentato per rendere nel miglior modo possibile le mille sfumature dell’unico uomo mai amato dalla Fallaci. Protagonista del bestseller Un uomo, appunto. Picchi di entusiasmo e di depressione. Visionario e concreto. Un politico? No, un poeta. E forse nemmeno lui ne era consapevole fino in fondo.

L’Oriana va in onda il 16 e 17 su Raiuno in prima serata. La sfida può essere considerata in gran parte vinta, soprattutto per i fattori di cui sopra. Ma davanti alla tv meglio mettersi con la consapevolezza che una donna così, in fondo, non potrà mai essere raccontata da nessuno.

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