Lo chiamavano Jeeg Robot, primo film italiano di supereroi: coraggio premiato, pioggia di applausi

Sono passati 10 anni da quando è andato in onda il film tv Briciole, in cui Gabriele Mainetti interpreta un ragazzo tossicodipendente innamorato di una fanciulla anoressica (Sandra ovvero Claudia Zanella). Tanto tempo e soprattutto tante cose, da allora. Gabriele, classe 1976, ha continuato a recitare sia per il cinema che per la tv. E ha continuato a coltivare il suo sogno più grande, la regia. Con il cortometraggio Basette del 2008, scritto da Nicola Guaglianone, con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Daniele Liotti e Luisa Ranieri, ha partecipato a un sacco di festival e conquistato consensi da più fronti. Nel 2011 ha fondato la casa di produzione Goon Films e con essa realizzato un altro corto, Tiger Boy (2012), vincitore del Nastro d’argento per la categoria d’appartenenza, finalista ai Globi d’Oro e al David di Donatello e secondo classificato al 42esimo Giffoni Film Festival. Poi Mainetti ha alzato il tiro e girato un lungometraggio, Lo chiamavano Jeeg Robot. Presentato alla Festa del cinema di Roma 2015, ha fatto il pieno di applausi. Una vera e propria pioggia sonora. Touché.

Nonostante il titolo, non è un film che tratta di fumetti. Però è un film che racconta di supereroi. Il primo, nel Bel Paese. La sceneggiatura porta ancora la firma di Nicola Guaglianone ma anche di Menotti, l’ambientazione è una Roma malfamata, la trama di discosta da tutto quello che generalmente si produce in suolo patrio. Il protagonista Claudio Santamaria, ingrassato per esigenze di copione, veste i panni di Enzo Ceccotti, un criminale da strapazzo, appassionato di porno e di yogurt; inseguito dalla polizia, per farla franca si immerge nel Tevere e si trova a contatto con dei fusti contenenti un liquido radioattivo. A primo impatto, l’unica conseguenza pare un’intossicazione. Invece no. Ceccotti scopre di avere “ereditato” dei superpoteri, una forza talmente grande da permettergli di staccare un’intera apparecchiatura bancomat dal muro e portarsela agevolmente a casa.

Abita in uno dei quartieri periferici e più difficili della Capitale, Tor Bella Monaca. Lì risiede anche Alessia, che ha le sembianze di Ilenia Pastorelli (che molti ricorderanno nella Casa del Grande Fratello 12, viso angelico e lingua affilata, modi spicci e humour innato) ed è una “matta scocciata”. Ha perso il senno dopo la morte della madre, è stata vittima di numerose violenze ed è convinta – per spirito di sopravvivenza? – di vivere nel manga Jeeg Robot d’Acciaio. Ci metterà poco, Alessia, a stabilire che Enzo è il suo Hiroshi. Il suo salvatore. Amore, sì. Amore puro sia pur in forma bizzarra. Ma non sarà tutto rose e fiori, perché l’ambiente in cui vivono è quello… che è, Roma è scossa dagli attentati terroristici, si sospetta l’intervento della criminalità organizzata e il novello supereroe dovrà pure fare i conti con la banda dello Zingaro. Parte, quest’ultima, affidata a Luca Marinelli.

Nel cast anche Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei, Francesco Formichetti, Daniele Trombetti, Stefano Ambrogi, Antonia Truppo, Gianluca Di Gennaro e Salvatore Esposito. Lo chiamavano Jeeg Robot è una coproduzione Goon Films e Rai Cinema con il contributo del MiBACT. Il film è stato acquistato da Lucky Red, che lo distribuirà nelle sale il prossimo marzo 2016. Il coraggio, unito all’originalità, all’ironia ma anche a un’innegabile conoscenza delle dinamiche cinematografiche, è stato premiato. Bravo Mainetti, bravi tutti i suoi compagni di viaggio. Un altro segnale assai positivo.

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