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Marco D’Amore confessa: «Ho odiato Ciro» e al cinema indossa un caschetto biondo

Marco D’Amore torna a parlare di Gomorra e del suo futuro. In un’intervista al Corriere della Sera racconta le esperienze passate e rivela qualcosa dei suoi progetti futuri. Per la prima volta si confessa e parla apertamente della parentesi di vita nei panni di Ciro l’Immortale.

A Gomorra la sua carriera deve tanto ma interpretare Ciro Di Marzio è stato uno sforzo professionale e personale che Marco D’Amore esclude per il momento di voler tornare a fare. Il perchè di questa scelta è da rinvenire nell’essenza stessa del cattivo per eccellenza, di cui D’Amore parla con un certo disprezzo: «Ciro Di Marzio è quanto di più lontano da me. Ho praticato una violenza su me stesso per interpretarlo, anche se sono consapevole che la mia vicenda professionale ha avuto una svolta da quella storia criminale».

Diverso è quello che accade per quanto riguarda il suo coinvolgimento nel complesso della serie tv. Nonostante la volontà di lasciare l’Immortale sul fondo del Golfo di Napoli, sembrerebbe confermato che l’attore sarà il regista di alcuni nuovi episodi attualmente in fase di realizzazione. Inoltre, si vocifera che verrà coinvolto anche nello spin-off dedicato alle origini di Ciro l’Immortale.

Marco D’Amore volta pagina

Il futuro professionale dell’attore e regista casertano in un certo senso è già qui. Infatti, è stato presentato al Torino Film Festival la pellicola che lo vede nei panni di un camionista gay al fianco di Vinicio Marchioni. “Drive me home” è il titolo dell’opera prima di Simone Catania e racconta la storia di due vecchi amici. Si ritrovano dopo tanti anni e decidono di partire per un viaggio insieme in Europa alla ricerca di nuove avventure.

Le tematiche sociali affrontate dal film stavolta non si concentrano sul mondo della criminalità ma su quello altrettanto dolente della discriminazione e della precarietà. A proposito di questo ruolo completamente diverso l’attore racconta: «Il mio personaggio è scappato perché l’omosessualità è un disonore per suo padre. In apparenza è machissimo, non sbandiera la sua scelta sessuale. Oggi le famiglie accettano di più la diversità, ma al Sud permangono realtà arcaiche». Oltre alla questione dell’orientamento sessuale, un altro tema scottante che purtroppo non ha ancora perso d’attualità è quello de “gli italiani all’estero”. «Nel film guido un Tir in Belgio, terra straniera che all’inizio non mi accetta. Recito in dialetto siciliano e in fiammingo», anticipa Marco a proposito del nuovo lavoro. Poi accenna alla sua storia personale: «Ho parenti, mio padre e i suoi fratelli, che fecero gli operai specializzati proprio in Belgio. Papà a 16 anni lasciò Napoli per Torino, la scritta sui muri “non si affittano case agli stranieri” l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle».

Infine Marco D’Amore parla di come è stato condividere questa nuova esperienza con il nuovo collega «Con Vinicio Marchioni ci siamo professionalmente innamorati. Chiuso il set eravamo distrutti, l’amicizia del film l’abbiamo vissuta veramente».

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Carlotta Giuliano

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