Mettetevi comodi, perché questa è una di quelle notizie che fanno battere il cuore ai cinefili veri: il film Ink di Danny Boyle aprirà la Mostra del Cinema di Venezia 2026 in competizione, con anteprima mondiale fissata al 2 settembre alla Sala Grande del Lido. Un biopic su Rupert Murdoch, scritto da James Graham e interpretato da un cast di primissimo livello — Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy — che arriverà poi nelle sale cinematografiche a dicembre 2026 prima di approdare su Netflix. Insomma, il film Ink di Danny Boyle si candida già adesso a essere uno degli eventi cinematografici più attesi dell’anno.
Prima di parlare di regia, cast e festival, è utile capire di cosa parla davvero questo film, perché la materia è straordinariamente ricca. Ink è un dramma biografico ambientato nel 1969 e racconta l’acquisizione del tabloid britannico The Sun da parte di Rupert Murdoch, all’epoca un editore australiano in rapida ascesa che stava costruendo il suo impero mediatico con una spregiudicatezza e una visione che avrebbero cambiato per sempre il panorama della stampa mondiale.
La storia, però, non è solo quella di Murdoch. Al centro del racconto c’è anche la figura di Larry Lamb, il giornalista a cui il magnate decise di affidare la direzione del giornale. Una scelta che si rivelò decisiva: sotto la guida di Lamb, The Sun si trasformò in uno dei tabloid più letti — e discussi — del Regno Unito, cambiando radicalmente il modo in cui la stampa popolare britannica si rivolgeva ai lettori. È una storia di potere, di ambizione, di scelte editoriali coraggiose e controverse, e di come un giornale possa diventare uno strumento di influenza culturale e politica di enorme portata.
Il soggetto non è nuovo al teatro: Ink è infatti adattato dall’omonima pièce teatrale scritta dallo stesso James Graham, già apprezzata sulle scene britanniche. Portare questo materiale sul grande schermo, con la grammatica visiva e la potenza narrativa che solo il cinema sa offrire, è una sfida ambiziosa — ed è esattamente il tipo di sfida che Danny Boyle sembra fatto apposta per raccogliere.
Parlare di Danny Boyle significa parlare di uno dei registi britannici più eclettici e imprevedibili della sua generazione. La sua filmografia è un viaggio continuo tra generi, toni e registri: dall’energia punk di Trainspotting alla favola globale di Slumdog Millionaire, dall’horror claustrofobico di 28 Days Later alla commedia romantica di Yesterday, passando per il survival estremo di 127 Hours. Ogni film è una scommessa, ogni progetto un salto nel vuoto che quasi sempre si trasforma in un atterraggio spettacolare.
Con il film Ink, Danny Boyle si cimenta per la prima volta con un biopic in senso stretto, e la scelta del soggetto dice molto delle sue ambizioni. Murdoch non è un personaggio qualunque: è una figura che divide, che polarizza, che ha plasmato decenni di dibattito pubblico attraverso i suoi media. Raccontarne le origini britanniche, il momento in cui il suo metodo si è cristallizzato, significa interrogarsi su come funziona davvero il potere quando passa attraverso la stampa. È cinema civile nel senso più alto del termine, ma con tutta la carica drammatica e visiva che ci si aspetta da un filmmaker come Boyle.
James Graham, lo sceneggiatore, è d’altronde una garanzia in questo senso. Graham è uno degli autori teatrali e televisivi britannici più rispettati degli ultimi anni, noto per la sua capacità di trasformare eventi storici e politici in drammaturgia avvincente. La sua penna ha già dimostrato di saper maneggiare materie scivolose con rigore e tensione narrativa. L’adattamento della sua stessa opera teatrale per il cinema, sotto la direzione di Boyle, promette di essere qualcosa di più di un semplice trasferimento di formato: una reinvenzione.
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Se la regia e la sceneggiatura sono già di per sé motivo di eccitazione, il cast di Ink porta l’attesa a un livello superiore. Tre nomi, tre personalità artistiche fortissime, ognuna con una storia cinematografica che parla da sola.
Jack O’Connell interpreta Larry Lamb, il direttore a cui Murdoch affidò le chiavi di The Sun. O’Connell è uno di quegli attori che si portano dietro una fisicità e un’intensità difficili da ignorare: capace di incarnare fragilità e determinazione nello stesso sguardo, ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper reggere il peso di ruoli complessi senza mai scivolare nel manierismo. In Ink, il suo personaggio è in qualche modo il fulcro emotivo della storia: è l’uomo che deve fare i conti con le ambizioni di Murdoch, con le pressioni del mercato e con la propria coscienza professionale. Un ruolo su misura per le sue corde.
Guy Pearce veste i panni di Rupert Murdoch, e già solo questa notizia è sufficiente a generare aspettativa. Pearce è un attore di razza, capace di trasformazioni fisiche e psicologiche radicali, con una carriera che spazia dal noir di L.A. Confidential alla fantascienza di Prometheus, passando per ruoli storici e drammi intimi. Interpretare Murdoch nel momento della sua ascesa britannica significa costruire un personaggio che sia al tempo stesso riconoscibile e sfaccettato, né eroe né villain da operetta, ma uomo complesso mosso da logiche di potere che il film avrà il compito di illuminare.
Claire Foy completa il trio principale nei panni di Jules Davies, moglie del direttore Larry Lamb. Foy è un’attrice che non ha bisogno di presentazioni: il suo lavoro in produzioni di altissimo profilo le ha valso riconoscimenti internazionali e una reputazione di affidabilità e profondità interpretativa che poche sue colleghe possono vantare. Il personaggio di Jules Davies, moglie di un uomo al centro di una tempesta professionale ed editoriale, promette di essere uno di quei ruoli apparentemente secondari che in realtà reggono l’intera architettura emotiva del racconto.
Aprire la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non è una cosa da poco. La Sala Grande del Lido, il 2 settembre, è uno dei palcoscenici più prestigiosi del cinema mondiale: aprire l’83ª edizione in competizione significa che il film è stato giudicato degno non solo di rappresentare il meglio della produzione internazionale, ma di dare il tono all’intera manifestazione.
La Mostra di Venezia, che quest’anno si svolge dal 2 al 12 settembre 2026, è storicamente uno dei festival più attenti alla qualità cinematografica e al cinema d’autore con ambizioni commerciali. Scegliere Ink come film di apertura in competizione è un segnale preciso: si tratta di un’opera che la direzione artistica ritiene capace di aprire un dialogo tra il grande pubblico e le domande più urgenti del nostro tempo, a partire dal rapporto tra media, potere e democrazia. Un tema che, inutile dirlo, non potrebbe essere più attuale.
Per approfondire il programma della Mostra e seguire gli aggiornamenti ufficiali, potete consultare direttamente il sito della Biennale di Venezia, che raccoglie tutte le informazioni sui film in concorso e sulle sezioni collaterali.
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Uno degli aspetti più interessanti della strategia distributiva di Ink riguarda il percorso che il film seguirà dopo Venezia. Netflix ha acquisito i diritti per gli Stati Uniti e l’America Latina, ma il film non arriverà direttamente sulla piattaforma: prima ci sarà un’uscita cinematografica, prevista per dicembre 2026, che garantirà al film la possibilità di essere valutato per i principali premi dell’industria cinematografica, a partire dai Golden Globe e dagli Oscar.
Questa strategia — uscita in sala seguita dall’approdo sulle piattaforme streaming — è diventata sempre più comune per i progetti di qualità che vogliono massimizzare sia la visibilità festivaliera che la distribuzione globale. Nel caso di Ink, la finestra cinematografica di dicembre è particolarmente significativa: è la stagione in cui i film si giocano le loro chance nella corsa ai premi, e un’opera con questo cast, questo regista e questo soggetto ha tutte le carte in regola per essere protagonista del dibattito critico e premiativo.
Per chi volesse seguire gli sviluppi sulla distribuzione e sulle acquisizioni internazionali del film, Variety ha dedicato un approfondimento dettagliato all’acquisizione da parte di Netflix, con tutti i dettagli sulle trattative e sui mercati coinvolti.
C’è qualcosa di profondamente appropriato nel fatto che un film come Ink arrivi proprio in questo momento. Il rapporto tra i media e il potere, la capacità dei grandi gruppi editoriali di plasmare l’opinione pubblica, le responsabilità etiche di chi controlla i mezzi di informazione: sono temi che non hanno mai smesso di essere urgenti, ma che negli ultimi anni hanno assunto una centralità ancora maggiore nel dibattito pubblico globale.
Raccontare le origini dell’impero di Murdoch attraverso il prisma dell’acquisizione di The Sun nel 1969 significa guardare indietro per capire meglio il presente. È un esercizio storico, certo, ma anche un atto di comprensione: come si costruisce un sistema di influenza mediatica? Quali sono le dinamiche tra un editore visionario e spregiudicato e i giornalisti che mette al lavoro? Cosa succede quando un giornale smette di essere semplicemente un prodotto editoriale e diventa uno strumento di potere?
Ink si propone di rispondere a queste domande attraverso la storia concreta di persone reali, con la forza del dramma cinematografico e la precisione di una scrittura che viene dal teatro. Danny Boyle, James Graham, Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy sono le persone giuste per farlo. E Venezia, con la sua storia e il suo peso simbolico, è il posto giusto dove cominciare questo viaggio.
Da qui al 2 settembre, la macchina promozionale di Ink si metterà progressivamente in moto: ci aspettiamo trailer ufficiali, materiali fotografici, interviste al cast e alla troupe, e tutto il corredo di anticipazioni che accompagna ogni grande attesa cinematografica. Dopo la première veneziana, il film entrerà nella corsa ai premi autunnali, con l’uscita in sala di dicembre 2026 che rappresenterà il suo vero debutto davanti al grande pubblico. L’approdo su Netflix, successivo alla finestra teatrale, garantirà poi a Ink una visibilità globale che pochi altri canali distributivi potrebbero offrire.
In sintesi: se siete appassionati di cinema di qualità, di storie vere raccontate con intelligenza e coraggio, e di quei film che fanno parlare non solo per il loro valore artistico ma per le domande che pongono, il film Ink di Danny Boyle è già segnato in agenda. Settembre al Lido, dicembre in sala, e poi su Netflix: tre appuntamenti da non mancare con uno dei progetti più ambiziosi e stimolanti della stagione cinematografica 2026.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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