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Non aprite quella porta arriva su Netflix: l’inquietante storia vera dietro il film

Remake dell’omonimo film del 1974, diretto da Tobe Hooper, Non aprite quella porta arriva su Netflix. Diretta da Marcus Nispel e interpretata da Jessica Biel, nel ruolo della final girl, la pellicola è uscita in sala nel 2003. Come il suo predecessore, che ha dato origine ha una saga, anche questo capitolo ha riscontrato un notevole successo che ha riconfermato, ancora una volta, il “fascino” inalterato di Leatherface.

Tra le figure più iconiche nell’immaginario horror, il serial killer non è però frutto della fantasia. Il suo personaggio trae infatti ispirazione da eventi che vanno anche ben oltre la finzione scenica. Non aprite quella porta, infatti, si rifà all’inquietante storia vera di Edward “Ed” Theodore Gein, soprannominato dai media come Il Macellaio di Plainfield.

Non aprite quella porta, l’inquietante storia vera dietro il film

«Il film che state per vedere, è un resoconto della tragedia che è capitata a cinque giovani». Con questo incipit si apre la pellicola di Tobe Hooper e, allo stesso modo, il remake del 2003. Il film più recente mostra inoltre un’inquietante clip, girata in stile documentaristico, in cui la polizia rinviene oggetti particolari in uno scantinato. Si tratta ovviamente di un mockumentary (un falso documentario), sulla scia di The Blair Witch Project che, pochi anni prima, aveva terrorizzato il pubblico. Un video che, tuttavia, affonda le sue radici in un’inquietante storia vera, su cui Non aprite quella porta si basa.

Nato nel 1906 nel Winsconsin da AugustaT. Lehrke e George P. Gein, Ed Gein ha vissuto sotto l’egida imperante della madre, fanatica religiosa che ha cresciuto i figli in quasi totale isolamento. Cresciuto con idee estremiste e misogine, l’assassino che ha ispirato Non aprite quella porta ha sviluppato fin dalla prima adolescenza dei tratti preoccupanti. Tuttavia, la presenza dei genitori e del fratello hanno tenuto a freno i suoi impulsi fino a quando, rimasto solo dopo la morte dei propri cari, Gein ha potuto dare libero sfogo alle sue pulsioni.

Sono passati alcuni anni. Le due città di La Crosse e Plainfield sono state scosse, tra il 1947 e il 1957, da alcuni crimini di grave entità, che hanno comportato la scomparsa di sei persone. Tra queste Bernice Worden, commessa di una drogheria, madre del vicesceriffo. Dalle indagini, l’uomo scopre che l’ultimo cliente servito sia stato proprio Ed Gein, l’uomo che ha ispirato Non aprite quella porta. Una prova schiacciante che ha consentito alle forze dell’ordine, di ricevere un mandato di perquisizione nella sua abitazione. Il 17 novembre 1957 la polizia ha dunque varcato la soglia della casa dell’uomo. Ciò che si è trovata dinanzi ha superto di gran lunga quanto rappresentato nel film: Ed Gein ha collezionato dei souvenir che appartenevano, per così dire, alle proprie vittime. La visione della casa degli orrori ha comportato fin da subito l’arresto immediato dell’uomo, in seguito condannato per i propri crimini.

L’eredità di Ed Gein oltre Non aprite quella porta

Per la sua inaudita efferatezza, il nome dell’assassino seriale fece la sua comparsa sulle pagine scandalistiche del globo, divenendo in breve il primo serial killer mass-mediatico in assoluto. La sua vicenda ispirò inoltre molti prodotti, tra cui il romanzo Psycho di Robert Bloch, uscito nel 1959, da cui l’anno seguente Alfred Hitchcock trasse l’omonimo capolavoro. Oltre Non aprite quella porta, la sua figura ispirò anche Thomas Harris nella stesura de Il silenzio degli innocenti, alla base dell’omonima pellicola diretta da Jonathan Demme, con Jodie Foster e Anthony Hopkins, vincitrice di 5 Premi Oscar. Insomma, una vicenda che, nonostante la sua inequivocabile violenza, continua a suscitare risonanza nel pubblico e che sarà fruibile nuovamente grazie a Netflix.

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Lorenzo Cosimi

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