Trieste Film Festival: il cuore pulsante del cinema dell’Est in Italia
C’è un appuntamento che ogni gennaio trasforma una città di frontiera in un crocevia di storie, lingue e sguardi cinematografici che altrimenti faticherebbero a raggiungere il grande pubblico italiano. Il Trieste Film Festival non è soltanto una rassegna: è un atto culturale preciso, una dichiarazione d’intenti che dura da oltre trent’anni e che continua, edizione dopo edizione, a essere la finestra più importante che l’Italia spalanca sul cinema dell’Europa centrale e orientale. Se non lo conoscete ancora, è il momento giusto per rimediare. Se lo seguite già, sapete benissimo di cosa stiamo parlando.
Trentacinque anni di cinema senza confini: la storia del festival
Fondato nel 1989, il Trieste Film Festival nasce in un momento storico di svolta epocale: i muri — quello di Berlino in testa — stavano per cadere, e l’Europa stava per ridisegnare la propria mappa politica, culturale e identitaria. Trieste, città di confine per antonomasia, crocevia tra il mondo latino e quello slavo, tra l’Occidente e ciò che allora si chiamava ancora Blocco Orientale, era il luogo ideale per ospitare un festival dedicato proprio a quei cinema che l’Occidente conosceva poco o nulla.
L’associazione Alpe Adria Cinema, che organizza il festival fin dalla sua nascita, ha costruito nel tempo una rete di relazioni con cineasti, distributori, istituzioni culturali e festival di tutta la regione. Non si tratta di un’operazione nostalgica o folkloristica: è un lavoro serio, continuativo, che ha permesso a decine di film di trovare distribuzione, visibilità e pubblico anche al di fuori dei loro Paesi d’origine. Il festival è oggi riconosciuto come il più importante festival italiano dedicato espressamente al cinema dell’Europa centrale e orientale, un primato che non è solo numerico ma qualitativo, costruito su una competenza curatoriale che pochi possono vantare.
Nel 2024, il festival ha tagliato il traguardo della sua 35ª edizione, un anniversario che non è un numero qualsiasi: è la conferma che un progetto nato in un momento di transizione storica ha saputo reinventarsi e restare rilevante attraverso decenni di cambiamenti profondi nel panorama cinematografico mondiale. Per avere un riferimento temporale concreto: la 38ª edizione è già in calendario, fissata dal 15 al 23 gennaio 2027.
La missione: dare voce a un cinema spesso invisibile
Cosa significa, in pratica, essere un festival dedicato al cinema dell’Europa centrale e orientale? Significa occuparsi di cinematografie che, nonostante una tradizione ricchissima — pensate alla Nouvelle Vague cecoslovacca, al cinema polacco della scuola di Łódź, ai grandi maestri ungheresi, romeni, bulgari — faticano ancora oggi a trovare spazio nelle sale italiane e nella programmazione dei grandi circuiti distributivi. Significa portare a Trieste film che altrimenti un cinefilo italiano potrebbe vedere soltanto su piattaforme di nicchia, in qualche retrospettiva occasionale o nei sottotitoli improbabili di una copia pirata.
Il territorio di riferimento è vasto e articolato: si va dai Paesi baltici alla ex Jugoslavia, dalla Polonia alla Romania, dall’Austria alla Repubblica Ceca, passando per Ucraina, Georgia, Moldova, Serbia, Croazia, Slovenia. Ogni Paese porta con sé una tradizione cinematografica specifica, spesso legata a stagioni politiche particolari, a scuole di regia con caratteristiche riconoscibili, a temi che riflettono le trasformazioni sociali di ciascuna realtà nazionale. Il festival non appiattisce queste differenze: le valorizza, le mette in dialogo, le offre a uno spettatore che ha la fortuna di poter fare, in pochi giorni, un viaggio cinematografico attraverso un continente intero.
Per approfondire la missione e i valori del festival, il sito ufficiale offre una sezione dedicata: triestefilmfestival.it — Values. Vale la pena leggerla per capire con quale spirito Alpe Adria Cinema costruisce ogni edizione.
La sezione dedicata alle registe: uno sguardo al femminile sull’Europa dell’Est

Una delle caratteristiche più originali e identitarie del Trieste Film Festival è la sua sezione tradizionale dedicata alle cineaste donne di un Paese specifico dell’Europa centrale e orientale. Non si tratta di una concessione alla moda del momento o di una quota rosa applicata meccanicamente: è una scelta curatoriale precisa, che nasce dalla consapevolezza che le registe di questa area geografica hanno spesso prodotto opere di straordinaria qualità e profondità, rimanendo però quasi del tutto invisibili al pubblico internazionale.
Le edizioni precedenti avevano già esplorato cinematografie nazionali di grande interesse: la Polonia, la Georgia, l’Ucraina. Ogni volta, questa sezione ha rivelato al pubblico nomi e sguardi nuovi, confermando che il cinema al femminile dell’Europa orientale non è un fenomeno marginale ma una corrente vitale e creativa, capace di raccontare trasformazioni sociali, conflitti identitari e storie personali con una potenza espressiva che non ha nulla da invidiare alle cinematografie più celebrate.
Nell’edizione 2024, la sezione ha fatto una scelta particolarmente interessante: il focus si è spostato sulla Germania contemporanea, ampliando idealmente i confini geografici del festival per includere una cinematografia che con l’Europa centrale condivide storia, geografie e, in molti casi, le radici stesse della propria identità culturale. La selezione è stata curata da Mariëtte Rissenbeek, direttrice esecutiva della Berlinale, una scelta che parla da sola: portare a Trieste una delle voci più autorevoli del cinema europeo contemporaneo per guidare la scoperta del cinema tedesco al femminile è un segnale preciso di come il festival sappia costruire ponti tra le grandi istituzioni cinematografiche internazionali e il proprio pubblico.
La collaborazione con la Berlinale non è casuale: Berlino è da decenni uno dei nodi più importanti del cinema europeo, un festival che guarda con attenzione proprio all’Est del continente e che condivide con Trieste una vocazione geografica e culturale che va oltre i confini nazionali. Avere Rissenbeek come curatrice della sezione femminile del 2024 ha significato portare a Trieste non solo una selezione di film ma anche uno sguardo critico e una competenza che hanno arricchito il dibattito intorno alle opere presentate.
Trieste come luogo: perché questa città e non un’altra
Non si può parlare del Trieste Film Festival senza parlare di Trieste. La scelta della città non è mai stata casuale o puramente logistica: Trieste è, nella sua stessa geografia e nella sua storia, il luogo più adatto del mondo per ospitare un festival dedicato al cinema dell’Europa centrale e orientale.
Città di confine, porto di mare, crocevia di culture e lingue, Trieste ha nella propria identità quella tensione tra mondi diversi che è anche il tema fondamentale del cinema che il festival porta in programma. È una città che ha vissuto il Novecento europeo in modo più diretto e doloroso di molte altre: le due guerre mondiali, l’occupazione, la divisione, la ricostruzione, l’apertura. È una città che conosce il peso dei confini e sa anche quanto sia prezioso attraversarli.
Per un cinefilo che arriva a Trieste in gennaio per il festival, la città stessa diventa parte dell’esperienza: i cinema storici, i caffè letterari, le strade che portano i segni di una storia plurale e stratificata. Guardare un film polacco o georgiano o ucraino in una sala triestina ha un sapore diverso da guardarlo altrove: la città fa da cassa di risonanza, amplifica il senso di quei racconti, li radica in una geografia che li comprende.
Come funziona il festival: struttura, sezioni e selezione
Il Trieste Film Festival si articola tradizionalmente in diverse sezioni competitive e non competitive. Il concorso principale è riservato ai lungometraggi di finzione provenienti dall’area geografica di riferimento, ma il programma include anche documentari, cortometraggi, retrospettive e sezioni speciali come quella dedicata alle registe di cui abbiamo parlato.
La selezione dei film è affidata a un comitato di esperti che lavora durante tutto l’anno, visionando centinaia di opere e selezionando quelle che meglio rappresentano lo stato del cinema contemporaneo nell’area. Non si tratta di una selezione orientata esclusivamente verso il cinema d’autore più ermetico: il festival ha sempre cercato un equilibrio tra opere di ricerca e film capaci di parlare a un pubblico più ampio, convinto che il cinema dell’Est abbia molto da dire anche agli spettatori meno specializzati.
Le giurie internazionali, composte da critici, cineasti e professionisti del settore, assegnano premi nelle diverse categorie. Ma al di là dei premi, quello che conta di più è la visibilità che il festival garantisce ai film selezionati: molte opere presentate a Trieste hanno trovato successivamente distribuzione in Italia e in altri Paesi europei, grazie anche ai contatti che il festival favorisce tra produttori, distributori e operatori culturali.
Per chi volesse presentare un film alle prossime edizioni, le informazioni sulla submission sono disponibili direttamente sul sito ufficiale: triestefilmfestival.it — Film Submission.

Il pubblico: chi va al Trieste Film Festival e perché
Il pubblico del festival è uno degli elementi più interessanti dell’intera operazione. Trieste è una città di dimensioni contenute, e il festival riesce ogni anno a creare un’atmosfera di comunità cinematografica che nei grandi festival internazionali si perde spesso nel frastuono mediatico e nel glamour delle star. A Trieste si viene per i film, prima di tutto. Il pubblico è misto: ci sono i cinefili di lungo corso, quelli che seguono il festival da anni e che hanno costruito nel tempo una conoscenza profonda delle cinematografie dell’Est; ci sono gli studenti di cinema e di lingue slave delle università del Nordest italiano; ci sono i curiosi, quelli che abitano in città o nelle regioni vicine e che approfittano del festival per scoprire qualcosa di nuovo.
C’è anche una componente professionale significativa: il festival attira operatori del settore, critici, giornalisti, rappresentanti di istituzioni culturali di tutta Europa. È un luogo di incontro e di scambio che va ben oltre la semplice proiezione di film: è un nodo della rete europea del cinema indipendente, un punto di riferimento per chi lavora con le cinematografie dell’Est e vuole capire dove stanno andando.
Perché seguire il festival nel 2027 e oltre
Con la 38ª edizione già fissata per il 15-23 gennaio 2027, il Trieste Film Festival si proietta verso il futuro con la stessa chiarezza di missione che lo ha caratterizzato fin dal 1989. Il cinema dell’Europa centrale e orientale attraversa oggi una stagione particolarmente ricca e complessa: le cinematografie di Paesi come la Romania, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Lituania hanno conquistato negli ultimi anni una visibilità internazionale crescente, con opere che circolano nei grandi festival mondiali e che trovano sempre più spazio anche nel circuito delle sale d’essai. Ma accanto a questi nomi già affermati, c’è un cinema sommerso, fatto di opere prime e seconde, di cineasti giovani che lavorano con budget ridottissimi e idee potenti, che senza festival come Trieste rimarrebbe invisibile.
Il Trieste Film Festival è, in questo senso, un servizio culturale di primaria importanza: non si limita a celebrare ciò che è già noto, ma ha il coraggio di scommettere su ciò che ancora non lo è. È per questo che, edizione dopo edizione, riesce a sorprendere anche il pubblico più esperto, a portare in sala qualcosa che non ci si aspettava e che lascia il segno. Mettetevi comodi, segnatevi le date e preparatevi: il cinema dell’Est ha ancora moltissimo da raccontarvi.
Un festival che è anche un atto politico
Non è retorica dire che il Trieste Film Festival ha sempre avuto una dimensione politica, nel senso più alto del termine. Portare in Italia il cinema ucraino mentre l’Ucraina è in guerra, o il cinema georgiano mentre la Georgia affronta tensioni interne e pressioni esterne, o il cinema bielorusso mentre i cineasti bielorussi lavorano in esilio, significa prendere posizione: significa dire che queste storie contano, che questi sguardi meritano di essere visti, che l’Europa non finisce dove finisce la nostra abitudine geografica.
Alpe Adria Cinema ha costruito in trentacinque anni e più una credibilità che si fonda proprio su questa coerenza: non è un festival che insegue le mode o che si piega alle logiche del mercato cinematografico globale. È un festival che sa cosa vuole fare e perché, e che ogni anno rinnova questa promessa con il pubblico. In un panorama festivaliero sempre più affollato e spesso omologato, questa chiarezza di identità è un valore raro e prezioso. Il Trieste Film Festival rimane, oggi più che mai, un appuntamento imprescindibile per chiunque voglia capire davvero cosa sta succedendo nel cinema europeo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








