Romeo è Giulietta: la commedia di Veronesi che ribalta Shakespeare con stile
C’è un momento preciso in cui capisci che il romeo è giulietta film di Giovanni Veronesi non è il solito omaggio al Bardo, ma qualcosa di più malizioso, più vivo, più italiano. È quando Pilar Fogliati — nei panni di Vittoria, attrice rifiutata e determinatissima — decide di tornare al provino travestita da uomo, convinta che solo fingendo di essere Fabio riuscirà a conquistare il ruolo di Romeo. In quel momento la commedia degli equivoci si innesta sulla tragedia shakespeariana e il risultato è una macchina narrativa che gira con il ritmo di una farsa classica e la leggerezza di una storia d’amore moderna. Il film è uscito nelle sale il 14 febbraio 2024 — San Valentino, data tutt’altro che casuale — e da allora ha trovato la sua seconda vita anche in televisione, con la prima su Sky.
Giovanni Veronesi e l’arte della commedia all’italiana
Per capire perché questo progetto funziona, bisogna partire dal regista. Giovanni Veronesi è uno di quei filmmaker che in Italia ha costruito una carriera solida proprio sulla commedia romantica e sul cinema di genere popolare, senza mai rinunciare alla cura per i personaggi e per la scrittura. La sua filmografia è un percorso coerente attraverso storie che mescolano ironia e sentimento, e con Romeo è Giulietta compie un passo ulteriore: prende uno dei testi teatrali più iconici della storia della letteratura occidentale e lo trasforma in un pretesto per ragionare sul mondo dello spettacolo, sui pregiudizi di genere, sul coraggio di chi insegue un sogno nonostante le porte chiuse in faccia.
La scelta di ambientare il film nell’universo del teatro — con una compagnia che sta allestendo proprio il Romeo e Giulietta di Shakespeare — è una trovata drammaturgica intelligente. Il meta-livello è sempre presente: i personaggi recitano dentro una storia che a sua volta racconta di recitare, e gli equivoci che ne derivano hanno la struttura delle migliori commedie degli errori, da Plauto in poi. Veronesi conosce bene questa tradizione e la usa senza paura di sembrare troppo colto, anzi, con la consapevolezza che il grande pubblico può apprezzare la citazione quando è al servizio della risata e dell’emozione.
Presentato alla stampa estera nell’aprile 2024, il film ha anche ottenuto la candidatura al Globo d’Oro, il premio assegnato dalla stampa estera in Italia, che da sempre premia il meglio della produzione cinematografica nazionale. Un riconoscimento che conferma come il lavoro di Veronesi sia stato accolto non solo dal grande pubblico ma anche dalla critica più attenta.
Il cuore del film: Vittoria, Fabio e il doppio gioco dell’identitÃ
La trama del romeo è giulietta film è costruita su un meccanismo narrativo che ha radici profondissime nella storia del teatro e del cinema. Vittoria è una giovane attrice di talento che si presenta al provino del regista teatrale Federico Landi Porrini, interpretato da Sergio Castellitto. Il direttore la scarta senza troppi complimenti per il ruolo di Giulietta. Vittoria non si arrende: torna al provino sotto falsa identità maschile, come Fabio, e questa volta conquista il ruolo di Romeo. La commedia degli equivoci è servita.
Quello che rende questo schema narrativo particolarmente fertile è la stratificazione dei significati. Non si tratta solo di un travestimento comico alla maniera di Some Like It Hot o di Tootsie — due riferimenti che inevitabilmente vengono alla mente — ma di una riflessione su come il talento venga spesso giudicato attraverso filtri di genere, aspettativa e pregiudizio. Vittoria non cambia le sue capacità recitative: cambia solo il nome e l’aspetto. Eppure quella differenza è sufficiente a ribaltare il giudizio di chi la valuta. È una provocazione gentile ma precisa, confezionata nella grammatica della commedia ma con un sottotesto che parla al presente.
Pilar Fogliati porta in scena Vittoria/Fabio con una fisicità e un’energia che rendono credibile sia la frustrazione del personaggio femminile sia la bravura del finto Romeo. È un ruolo doppio che richiede una notevole versatilità , e Fogliati — già apprezzata in produzioni televisive italiane — dimostra di avere la gamma necessaria per tenere insieme i due registri senza perdere mai la simpatia dello spettatore.

Sergio Castellitto e un cast di lusso
Sergio Castellitto è la colonna portante del film sul versante della commedia più adulta e sferzante. Il suo Federico Landi Porrini è il tipo di regista teatrale che si prende tremendamente sul serio, convinto di essere l’unico custode della vera arte drammatica. È un personaggio che Castellitto conosce bene — il narcisismo creativo, l’autorevolezza ostentata, la fragilità nascosta sotto l’armatura del maestro — e lo costruisce con quella precisione artigianale che lo ha reso uno degli attori più rispettati del cinema italiano contemporaneo.
Ma il cast di Romeo è Giulietta non si esaurisce certo nel duo protagonista. Geppi Cucciari porta la sua comicità tagliente e intelligente, capace di smontare qualsiasi situazione con una battuta che arriva sempre nel momento giusto. Maurizio Lombardi, che negli ultimi anni ha conquistato il pubblico internazionale grazie a produzioni di grande visibilità , offre una prova che conferma la sua capacità di muoversi con disinvoltura tra registri diversi. Margherita Buy è Margherita Buy: una garanzia assoluta, una presenza che eleva qualsiasi scena in cui appare, con quella sua capacità unica di essere contemporaneamente comica e toccante. Alessandro Haber completa il quadro con la sua personalità inconfondibile, portando nel film quella texture di esperienza e ironia che solo i grandi caratteristi sanno dare.
Serena De Ferrari e Domenico Diele completano un ensemble che funziona come un meccanismo ben oliato: ogni attore ha il suo spazio, ogni personaggio contribuisce alla macchina comica e sentimentale senza sovrapporsi agli altri. È il risultato di una regia che sa gestire i tempi e di una scrittura che ha pensato ogni ruolo con cura.
Shakespeare come specchio: la tradizione della riscrittura comica
Il romeo è giulietta film di Veronesi si inserisce in una tradizione lunghissima di rivisitazioni comiche del capolavoro shakespeariano. Da West Side Story — che trasponeva la tragedia nel contesto delle gang newyorkesi degli anni Cinquanta — fino alle versioni più recenti e sperimentali, Romeo e Giulietta è sempre stato un testo che invita alla rielaborazione, alla trasposizione, alla reinvenzione. La sua struttura archetipica — due amanti divisi da forze più grandi di loro — è così potente e riconoscibile da poter sopportare qualsiasi variazione di tono, epoca o ambientazione.
Quello che Veronesi fa è però diverso da una semplice trasposizione: non racconta la storia di Romeo e Giulietta in chiave comica, ma usa quella storia come sfondo e specchio per raccontare qualcosa di completamente nuovo. La tragedia shakespeariana esiste nel film come testo teatrale che i personaggi stanno cercando di mettere in scena, e questo crea una distanza ironica che è al tempo stesso fonte di comicità e strumento di riflessione. I personaggi del film si confrontano con i personaggi di Shakespeare, e in quel confronto emergono le loro fragilità , le loro ambizioni, i loro desideri.
È un approccio che richiede una certa fiducia nel pubblico: bisogna che gli spettatori conoscano abbastanza bene l’originale per apprezzare gli scostamenti e le citazioni. Veronesi scommette su questa familiarità — e vince, perché Romeo e Giulietta è probabilmente la storia d’amore più conosciuta al mondo, un patrimonio culturale condiviso che non ha bisogno di spiegazioni.
Per chi vuole approfondire la storia delle trasposizioni cinematografiche di Shakespeare, il trailer ufficiale del film offre già un assaggio efficace del tono e dello stile scelti da Veronesi per questa sua personale reinterpretazione.
Il travestimento come motore narrativo: una genealogia illustre
Vale la pena soffermarsi sul meccanismo del travestimento, perché è il cuore pulsante di questo film e ha una genealogia che vale la pena esplorare. Nel teatro elisabettiano — quello di Shakespeare stesso — il travestimento era una convenzione narrativa fondamentale, amplificata dal fatto che le donne non potevano recitare in scena e i ruoli femminili erano interpretati da uomini. C’è quindi una ironia storica deliziosa nel fatto che oggi, in un film che parla di teatro shakespeariano, sia una donna a travestirsi da uomo per conquistare un ruolo.
Nel cinema, il filone del cross-dressing comico ha prodotto alcuni dei capolavori del genere: da Tootsie di Sydney Pollack, in cui Dustin Hoffman si travestiva da donna per ottenere una parte in una soap opera, a Mrs. Doubtfire, fino alle commedie shakespeariane portate direttamente sullo schermo come Shakespeare in Love, che giocava esattamente con gli stessi meccanismi di identità e finzione. Veronesi conosce questa tradizione e ci dialoga con consapevolezza, trovando un angolo originale che è genuinamente italiano nel tono e nell’ambientazione.

La commedia del travestimento funziona perché mette in crisi le categorie fisse — di genere, di ruolo, di aspettativa — e in quella crisi apre uno spazio di libertà in cui i personaggi possono scoprire qualcosa di vero su se stessi e sugli altri. È esattamente quello che accade a Vittoria: fingendo di essere Fabio, scopre qualcosa sulla propria determinazione, sul proprio talento, e forse anche sul regista che l’aveva rifiutata.
L’uscita in sala e il percorso verso il piccolo schermo
Il film ha debuttato nelle sale il 14 febbraio 2024, con una proiezione documentata al Cinema Adriano di Firenze nel periodo tra il 14 e il 21 febbraio. La scelta della data di San Valentino è ovviamente tutt’altro che casuale: una commedia romantica che parla di amore, teatro e identità è il film perfetto per la festa degli innamorati, e il posizionamento commerciale riflette la consapevolezza del tipo di pubblico a cui il film si rivolge.
Dopo il percorso in sala, Romeo è Giulietta ha trovato una seconda vita con la prima televisiva su Sky, allargando ulteriormente la sua platea. Questo percorso — sala, poi televisione — è ormai lo standard per la commedia italiana di qualità , e conferma come il film abbia trovato un pubblico che va ben oltre i cinefili di prima visione.
Perché vale la pena vederlo oggi
Nel panorama della commedia italiana contemporanea, il romeo è giulietta film di Veronesi occupa un posto preciso e meritato. Non è una commedia urlata né una storia strappalacrime: è qualcosa di più raffinato, un film che usa la leggerezza come strumento per dire cose serie, che fa ridere senza rinunciare a far pensare. Il cast è di quelli che bastano da soli a giustificare l’investimento di due ore: Castellitto, Buy, Cucciari, Haber — sono nomi che portano con sé decenni di cinema italiano di qualità , e vederli lavorare insieme sotto la regia di Veronesi è un piacere che va al di là della singola storia raccontata.
C’è poi la questione del tema, che parla al presente con una precisione che non ha bisogno di essere sbandierata. La storia di una donna che deve cambiare identità per essere presa sul serio nel suo campo è una storia che molte persone riconoscono, e il fatto che venga raccontata attraverso la grammatica della commedia la rende più accessibile, non meno vera. Veronesi ha capito che la risata può essere un cavallo di Troia: fai entrare lo spettatore con una battuta e poi, quando si è abbassata la guardia, gli dici qualcosa che rimane.
Con la candidatura al Globo d’Oro come ulteriore attestato di stima da parte della critica, Romeo è Giulietta si conferma uno dei titoli più riusciti della commedia italiana del 2024: un film che prende Shakespeare sul serio abbastanza da potersi permettere di non prenderlo sul serio, e che usa la leggerezza con la precisione di chi sa esattamente dove vuole arrivare. Mettetevi comodi: questa è commedia all’italiana nel senso migliore del termine.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








