C’è un momento, guardando certi film di rapina ad alto budget, in cui ci si chiede quante storie si nascondano dietro ogni singolo volto sullo schermo. Con il lift film Netflix diretto da F. Gary Gray — uscito sulla piattaforma il 12 gennaio 2024 — quella curiosità prende una forma precisa: Martina Avogadri, attrice bergamasca, è lì nel mezzo di un cast stellare che comprende Kevin Hart, Jean Reno, Sam Worthington, Vincent D’Onofrio e Gugu Mbatha-Raw. Non un’apparizione marginale, ma un ruolo da antagonista di peso, la Rappresentante di Leviathan, affiancata nientemeno che da Jean Reno. Mettetevi comodi, perché questa è una storia che vale la pena raccontare per bene.
Prima di tutto, un po’ di contesto per chi ancora non avesse visto il film. Lift è un heist movie — un film di rapina, per dirla senza fronzoli — diretto da F. Gary Gray, regista che conosce il genere come le sue tasche. Gray è l’uomo dietro The Italian Job (2003) e Straight Outta Compton (2015), per non parlare di The Fate of the Furious (2017): insomma, uno che sa esattamente come costruire tensione, ritmo e spettacolo visivo in egual misura. Affidare un heist movie a lui non è una scelta casuale, è una garanzia di mestiere.
Il film è approdato su Netflix il 12 gennaio 2024, e fin dalle prime ore ha dimostrato di saper fare il suo lavoro: intrattenere con stile, tenere incollati allo schermo e regalare quella sensazione di adrenalina controllata che i migliori film del genere sanno offrire. La premessa è ambiziosa — una rapina su un aereo in volo, con una squadra di ladri d’élite — e Gray la gestisce con la sicurezza di chi ha già dimostrato di saper bilanciare action, commedia e tensione senza far crollare nulla.
Kevin Hart guida il cast nei panni del protagonista, portando la sua energia comica inconfondibile in un contesto che richiede anche credibilità action. Al suo fianco, Sam Worthington e Gugu Mbatha-Raw completano il quadro degli interpreti principali, mentre Vincent D’Onofrio — attore di una versatilità rara, capace di passare da Wilson Fisk in Daredevil a ruoli di tutt’altro spessore — aggiunge quella dose di ambiguità che ogni buon heist movie richiede. E poi c’è Jean Reno, il veterano francese che nel cinema d’azione internazionale ha scritto pagine memorabili, qui nel ruolo di antagonista principale.
È proprio accanto a Jean Reno che troviamo Martina Avogadri, attrice bergamasca che con questo film ha fatto un salto di qualità notevole nella sua carriera internazionale. Il suo personaggio è la Rappresentante di Leviathan, una figura antagonista che si muove nell’orbita del villain principale interpretato da Reno. Non si tratta di un ruolo decorativo: la Rappresentante di Leviathan è un ingranaggio fondamentale nella macchina narrativa del film, e il fatto che Gray l’abbia affidata a un’attrice italiana — e bergamasca, per giunta — dice qualcosa di interessante sul tipo di ricerca che il regista ha condotto per costruire il suo cast.
Pensate a cosa significa, concretamente, trovarsi sul set di una produzione Netflix di questo calibro, recitare in inglese (o in qualsiasi altra lingua richiesta dalla scena) accanto a un monumento come Jean Reno, sotto la direzione di uno dei registi più esperti del cinema d’azione americano. Non è un percorso che si improvvisa, e la presenza di Avogadri in questo contesto è il risultato di un lavoro serio e di una preparazione che vale la pena esplorare.
Bergamo, la città da cui proviene Martina Avogadri, ha una lunga tradizione culturale e artistica che spesso rimane in ombra rispetto ai grandi centri come Milano o Roma. Eppure è proprio da questi territori che emergono talenti capaci di farsi strada nei contesti più competitivi. La storia di Avogadri ne è un esempio concreto e tangibile.
Martina Avogadri non è l’unica presenza italiana nel cast di Lift. Anche Stefano Skalkotos ha trovato spazio nel film, e la sua partecipazione — insieme a quella di Avogadri — ha attirato l’attenzione della stampa di settore italiana, a partire da Ciak Magazine, che ha dedicato un approfondimento proprio agli italiani di F. Gary Gray. È un segnale interessante: la presenza di attori italiani in produzioni internazionali di questo livello non è più una rarità assoluta, ma ogni volta che accade merita di essere raccontata con la giusta attenzione.
Il cinema italiano ha sempre avuto un rapporto complesso con Hollywood e con le grandi produzioni internazionali. Da un lato, c’è una tradizione gloriosissima che va da Sergio Leone a Bernardo Bertolucci, passando per i grandi divi che hanno attraversato l’Atlantico — da Sophia Loren a Monica Bellucci. Dall’altro, per gli attori italiani di generazioni più recenti, inserirsi nei circuiti produttivi internazionali richiede una combinazione di talento, lingue, networking e un pizzico di fortuna che non è mai scontata.
Avogadri e Skalkotos rappresentano una generazione di attori italiani che si muove con disinvoltura in questo spazio ibrido, capace di portare sul set internazionale qualcosa di specifico e riconoscibile — un’identità, un modo di stare davanti alla macchina da presa — senza perdere la propria voce nel processo.
Per capire meglio il contesto in cui Avogadri si è trovata a lavorare, vale la pena soffermarsi un momento sulla figura di F. Gary Gray. Regista afroamericano cresciuto a Los Angeles, Gray ha costruito la sua carriera su una capacità rara: quella di mantenere la tensione narrativa anche quando il materiale rischia di diventare troppo leggero o troppo pesante. Con The Italian Job aveva già dimostrato di saper gestire un ensemble cast in un heist movie che funzionasse sia come action che come commedia. Con Straight Outta Compton aveva mostrato di poter fare cinema biografico di peso, capace di parlare a un pubblico vastissimo senza sacrificare la verità del racconto.
Lift si inserisce in questo percorso come un progetto volutamente pop, pensato per la fruizione immediata della piattaforma Netflix, ma costruito con la cura artigianale di chi non si accontenta di fare il minimo indispensabile. La scelta di un cast internazionale — con attori americani, francesi, britannici e italiani — riflette questa ambizione: fare un film che parli a un pubblico globale attraverso volti e accenti diversi, creando quella sensazione di mondo allargato che i migliori heist movie sanno evocare.
A distanza di oltre un anno dalla sua uscita, il lift film Netflix continua a essere un punto di riferimento interessante per chi vuole capire come funziona il mercato dello streaming nel segmento dell’action entertainment. Non è un capolavoro assoluto — e non pretende di esserlo — ma è un film che fa esattamente quello che promette: intrattenere con generosità, offrire sequenze d’azione ben costruite, e regalare qualche momento di genuino divertimento.
Ma c’è un altro motivo per cui vale la pena tornare su questo film, e riguarda proprio la prospettiva italiana. La presenza di Martina Avogadri e Stefano Skalkotos in una produzione di questo calibro è un segnale che il cinema italiano — inteso come insieme di talenti, non come istituzione — sa ancora farsi strada nei contesti più competitivi. E questo, per chi segue il cinema con passione, è una notizia che fa piacere.
Il fatto che una bergamasca si trovi a recitare accanto a Jean Reno in un film diretto da F. Gary Gray, distribuito globalmente da Netflix, è il tipo di storia che il cinema — nella sua dimensione più umana e concreta — sa raccontare meglio di qualsiasi altra forma narrativa. Non è la storia di una star, ma è la storia di un percorso, di una preparazione, di una presenza conquistata sul campo.
Uno degli aspetti più interessanti di Lift dal punto di vista della costruzione narrativa è proprio il modo in cui Gray ha costruito il fronte degli antagonisti. Jean Reno, veterano di film come Léon e Mission: Impossible, porta sul set una presenza scenica che non ha bisogno di essere spiegata: basta inquadrarlo per capire che il suo personaggio è pericoloso, intelligente, e non va sottovalutato. Affiancarlo con la Rappresentante di Leviathan interpretata da Avogadri crea una dinamica interessante: da un lato il peso dell’esperienza e della storia cinematografica, dall’altro l’energia di un’attrice che porta qualcosa di nuovo e specifico.
Kevin Hart, nel ruolo del protagonista, deve confrontarsi con questo fronte antagonista cercando di mantenere il tono leggero che caratterizza la sua presenza scenica senza perdere credibilità nel contesto action. È un equilibrio delicato, e il fatto che il film riesca a mantenerlo per tutta la sua durata è un merito che va condiviso tra il regista e l’intero cast.
Sam Worthington e Gugu Mbatha-Raw completano il quadro con ruoli che richiedono sfumature diverse: Worthington porta la sua solidità da action hero consolidata in anni di blockbuster, mentre Mbatha-Raw — attrice di grande talento che ha dimostrato la sua versatilità in produzioni molto diverse tra loro — aggiunge profondità emotiva a un film che altrimenti rischierebbe di restare in superficie.
Vincent D’Onofrio, infine, è il tipo di attore che riesce a fare di qualsiasi personaggio qualcosa di memorabile. La sua presenza nel cast di Lift è una di quelle scelte che sembrano ovvie a posteriori ma che richiedono una visione precisa: D’Onofrio non è un nome che si mette in un film per riempire spazio, è un attore che trasforma ogni scena in cui appare.
Il lift film Netflix è disponibile sulla piattaforma di streaming fin dal giorno della sua uscita, il 12 gennaio 2024, e continua a essere accessibile a tutti gli abbonati. Se non lo avete ancora visto, è il tipo di film perfetto per una serata in cui si vuole staccare il cervello senza però rinunciare a un prodotto fatto con mestiere e con un cast di tutto rispetto.
Per chi vuole approfondire la prospettiva italiana sul film, l’intervista con Martina Avogadri realizzata da VelvetCinema resta uno dei documenti più interessanti disponibili: un racconto in prima persona di cosa significa entrare in una produzione internazionale di questo livello portando con sé la propria identità e la propria storia. Un racconto che, a ben guardare, dice qualcosa di importante non solo su un singolo film, ma su dove sta andando il cinema italiano nel suo rapporto con il mondo.
In un panorama in cui lo streaming ha abbattuto molte delle barriere geografiche e linguistiche che un tempo rendevano difficile per gli attori italiani farsi strada nelle grandi produzioni internazionali, storie come quella di Avogadri diventano esempi concreti di quello che è possibile. E Lift, con tutti i suoi pregi e i suoi limiti di film pensato per intrattenere su larga scala, è il palcoscenico su cui questa storia si è svolta. Motivo più che sufficiente per dargli un’occhiata — o per rivederlo con occhi diversi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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