Categorie: Recensioni

Perfect Days di Wim Wenders: il capolavoro sulla bellezza quotidiana

Perfect Days: il film di Wim Wenders che ci ha insegnato a guardare di nuovo il mondo

C’è un momento, nei primissimi minuti del perfect days film di Wim Wenders, in cui Hirayama — un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo — alza gli occhi verso le fronde di un albero, e sorride. Non succede nient’altro. Non c’è musica drammatica, non c’è dialogo, non c’è una svolta narrativa in arrivo. Eppure quella scena vale più di mille colpi di scena, perché in pochi secondi ci dice tutto quello che dobbiamo sapere su quest’uomo e su questo film. Perfect Days, uscito nel 2023, è una di quelle opere che non si dimenticano: un lavoro che il British Film Institute ha definito la migliore fiction di Wenders dai tempi di Il cielo sopra Berlino, e che ha ricevuto una nomination agli Oscar 2024 come Miglior Film Internazionale. Mettetevi comodi: c’è molto da raccontare.

Chi è Wim Wenders, e perché questo film conta così tanto

Wim Wenders è un nome che ogni cinefilo porta scritto nel cuore. Nato nel 1945, regista tedesco di lunghissima carriera, è uno di quegli autori che hanno ridefinito il linguaggio del cinema europeo tra gli anni Settanta e Novanta. Alice nelle città, Paris, Texas, Il cielo sopra Berlino: opere che hanno lasciato un segno profondo nella storia del cinema mondiale, capaci di coniugare la riflessione filosofica con un’estetica visiva di rara potenza.

Eppure, negli ultimi decenni, Wenders aveva faticato a ritrovare quella scintilla nelle sue opere di finzione. I documentari — Buena Vista Social Club, Pina, Papa Francesco: Un uomo di parola — avevano mantenuto alta la sua reputazione, ma i film di finzione non avevano più raggiunto quei picchi. Poi, nel 2023, è arrivato Perfect Days. E tutto è cambiato.

Al momento della realizzazione del film, Wenders aveva 78 anni — un’età in cui molti registi rallentano, si ritirano, si accontentano di gestire il proprio lascito. Lui, invece, ha scelto di partire per il Giappone, immergersi nella cultura di Tokyo e costruire qualcosa di completamente nuovo, scritto insieme a Takuma Takasaki. Il risultato è un film che sembra respirare con la stessa calma del suo protagonista.

La trama: una vita in apparenza semplice, in realtà straordinaria

Il perfect days film segue Hirayama, interpretato da Kōji Yakusho, un uomo che lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. La sua giornata è scandita da una routine precisa e immutabile: si sveglia all’alba, piega il futon con cura, innaffia le pianticelle che coltiva sul davanzale, indossa la tuta da lavoro, compra il caffè da un distributore automatico e parte con il furgone verso il primo bagno da pulire. Nel tragitto ascolta cassette di musica — Lou Reed, Van Morrison, Patti Smith — con un’espressione di puro godimento sul viso.

Non c’è un antagonista. Non c’è una crisi sentimentale che esplode. Non c’è un colpo di scena che ribalta tutto. Quello che c’è è la vita: i colleghi con cui Hirayama interagisce con pazienza e discrezione, la nipote che arriva inaspettatamente e porta con sé il profumo di un passato che il film non svela mai del tutto, i clienti dei bagni che osserva con curiosità silenziosa. E poi ci sono gli alberi, i giochi di luce tra le fronde, le fotografie che scatta con una piccola macchina analogica per catturare quei momenti fuggenti.

Hirayama è un personaggio costruito per sottrazione: sappiamo pochissimo del suo passato, non conosciamo le ragioni che lo hanno portato a scegliere questa vita. Ma non ne abbiamo bisogno. Kōji Yakusho — attore giapponese di grandissimo talento — riesce a trasmettere con il corpo, con gli occhi, con i silenzi, tutto quello che serve. La sua è una performance di quelle rare che non si “recitano” ma si abitano.

Kōji Yakusho: il volto di un uomo che sa guardare

Parlare del perfect days film senza fermarsi a lungo su Kōji Yakusho sarebbe un errore imperdonabile. L’attore giapponese porta sullo schermo una presenza fisica e spirituale di rara intensità. Ogni suo gesto è calibrato, ogni sorriso è guadagnato. Non c’è un momento in cui si ha la sensazione che stia “recitando”: Hirayama esiste, semplicemente, e noi lo seguiamo come si segue qualcuno che si conosce da sempre.

La scelta di Yakusho non è casuale: Wenders ha dichiarato di aver costruito il personaggio proprio attorno alle qualità dell’attore, alla sua capacità di stare nel momento presente senza forzature. E si vede. Ci sono scene in cui la macchina da presa lo riprende mentre guida, mentre pulisce, mentre mangia un panino seduto su una panchina, e quelle scene hanno la stessa forza narrativa di un dialogo serrato. È cinema puro, nel senso più nobile del termine.

Tokyo come non l’avete mai vista: la città dei bagni pubblici

Uno degli elementi più affascinanti del perfect days film è il modo in cui Wenders restituisce Tokyo. Non la Tokyo frenetica e caotica delle serie televisive, non quella neon-pop dei film di fantascienza. Quella di Perfect Days è una città silenziosa, osservata dall’interno, nei suoi angoli meno fotografati.

I bagni pubblici che Hirayama pulisce sono reali: fanno parte del Tokyo Toilet Project, un’iniziativa che ha coinvolto architetti di fama mondiale per ridisegnare i servizi igienici pubblici del quartiere di Shibuya. Sono strutture di design, alcune trasparenti, alcune con forme scultoree, tutte pensate per essere spazi di dignità e bellezza. Il film li trasforma in set naturali di straordinaria eleganza visiva.

Wenders gira con una sensibilità da documentarista — non a caso quella è la sua seconda natura — e riesce a trovare bellezza in ogni angolo: nei riflessi delle pozzanghere, nella luce del mattino che filtra tra i palazzi, nel verde inaspettato dei parchi urbani. Tokyo, vista attraverso gli occhi di Hirayama, diventa un luogo da scoprire lentamente, come si scopre un libro di poesia.

La colonna sonora: cassette e capolavori del rock

Uno degli elementi che più colpisce nel perfect days film è la colonna sonora, costruita interamente attorno alle cassette che Hirayama ascolta nel furgone. Non si tratta di musica di accompagnamento nel senso tradizionale: le canzoni sono parte integrante del racconto, quasi un secondo filo narrativo che corre parallelo alle immagini.

Lou Reed con Perfect Day — da cui il film prende il titolo — è ovviamente il cuore pulsante della selezione. Ma ci sono anche Van Morrison, Patti Smith, Otis Redding, i Kinks. Ogni canzone è scelta con cura maniacale, e ogni volta che Hirayama preme play e chiude gli occhi per un secondo prima di partire, si ha la sensazione di assistere a un piccolo rito privato. La musica, per lui, non è intrattenimento: è un modo di stare al mondo.

Questa scelta dice anche molto di Wenders come autore: da sempre appassionato di rock e di musica americana, il regista tedesco ha sempre usato le canzoni nei suoi film come strumenti narrativi potenti. In Perfect Days quella tecnica raggiunge forse la sua forma più raffinata, perché le canzoni non commentano le scene — le abitano.

La nomination agli Oscar e il riconoscimento della critica internazionale

Quando Perfect Days è stato selezionato come candidato al Premio Oscar 2024 per il Miglior Film Internazionale, non è stata una sorpresa per chi aveva già visto il film ai festival. Era già chiaro che si trattava di un’opera destinata a lasciare il segno. La nomination ha confermato quello che la critica aveva già scritto a chiare lettere: questo è il ritorno in grande stile di Wim Wenders alla fiction di alto livello.

Il sito RogerEbert.com ha dedicato al film una recensione entusiasta, sottolineando come Wenders — a 78 anni — abbia dimostrato una vitalità creativa e una lucidità di sguardo che molti registi molto più giovani possono solo sognare. Il BFI, come già citato, lo ha inserito nella tradizione del miglior Wenders, quello di Il cielo sopra Berlino. La rivista Sight & Sound ne ha parlato come di uno dei film più significativi dell’anno.

Non è frequente che un film così quieto, così deliberatamente privo di plot nel senso convenzionale, riceva questo tipo di attenzione da parte dell’industria cinematografica. Ma Perfect Days è riuscito nell’impresa difficilissima di essere insieme un’opera d’autore rigorosa e un film capace di toccare le persone, di farle uscire dalla sala con qualcosa di diverso rispetto a quando erano entrate.

Perché vedere Perfect Days oggi, nel 2026

Siamo nel luglio del 2026, e Perfect Days continua a circolare, a essere discusso, a essere scoperto da nuovi spettatori. In un panorama cinematografico sempre più dominato da franchise, sequel e contenuti pensati per durare trenta secondi nell’attenzione di chi scorre uno schermo, questo film rappresenta qualcosa di prezioso e raro: un invito a rallentare.

Hirayama non ha uno smartphone. Non è su nessun social network. Non cerca like né validazione esterna. Vive la sua giornata con una concentrazione totale sul presente, trovando soddisfazione nelle cose semplici — una pianta che cresce, una canzone che conosce a memoria, la luce che cambia tra le foglie. Non è una favola buonista, non è una predica sul minimalismo: è semplicemente il ritratto di un uomo che ha trovato il suo modo di stare al mondo, e lo difende con discrezione.

Per chi vive immerso nella velocità e nel rumore — e chi non lo fa, oggi? — il perfect days film funziona come una pausa. Non nel senso di qualcosa di noioso o contemplativo in modo passivo, ma nel senso di qualcosa che ti dà il permesso di fermarti, di guardare, di notare. È un film che insegna a fare attenzione, e questo, nel 2026, è un dono raro.

Un’opera scritta con precisione e vissuta con intensità

La sceneggiatura di Takuma Takasaki e Wim Wenders è un lavoro di grande precisione. Ogni sequenza è costruita con cura, ogni ellissi narrativa è calcolata. Il film non spiega mai troppo, non chiude mai i cerchi in modo definitivo: lascia spazi, lascia domande aperte, lascia che sia lo spettatore a completare il senso. È un approccio che richiede fiducia nel pubblico, e che viene ripagato con una partecipazione emotiva molto più profonda di quella che si ottiene con la narrazione convenzionale.

I dialoghi sono radi, ma ogni parola pesa. Le scene di silenzio — e ce ne sono molte — non sono vuote: sono piene di significato, di tensione trattenuta, di emozioni che Yakusho trasmette con la sola postura del corpo. È il tipo di scrittura che funziona solo quando c’è un interprete all’altezza, e in questo caso l’alchimia tra testo e performance è perfetta.

Conclusione: un film che resta

Il perfect days film di Wim Wenders è uno di quei rari casi in cui tutto — regia, sceneggiatura, interpretazione, fotografia, musica — si allinea in modo armonioso verso un unico obiettivo: raccontare la vita come vale la pena viverla. Non con grandiosità, non con eroismi, ma con attenzione, con cura, con la capacità di trovare bellezza anche nell’ordinario. Kōji Yakusho incarna Hirayama con una grazia che lascia senza parole, e Wenders dimostra che a 78 anni si può ancora avere qualcosa di urgente e necessario da dire al cinema. Se non avete ancora visto questo film, fatelo: è uno di quelli che si portano dentro a lungo, come una canzone che non riesci a smettere di fischiettare.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Condividi
Redazione Velvet

Pubblicato da
Redazione Velvet

Recenti

  • Soundtrack

Sfera Ebbasta e Ciny: la collaborazione musicale del momento

Scopri la storia di Ciny di Sfera Ebbasta, brano del 2015 con Charlie Charles che…

14 Luglio 2026
  • Interviste

Martina Avogadri parla di Lift: l’intervista esclusiva

Martina Avogadri parla del suo ruolo nel lift film Netflix diretto da F. Gary Gray,…

14 Luglio 2026
  • Festival di Venezia

John Terry: la leggenda del Chelsea torna in primo piano

John Terry, leggenda del Chelsea, ospite speciale al Token2049 Singapore 2025. Scopri come il difensore…

14 Luglio 2026
  • Miti

Cristiana Capotondi: la carriera dell’attrice italiana

Scopri la carriera di Cristiana Capotondi, attrice romana nata nel 1980. Dall'esordio a 12 anni…

14 Luglio 2026
  • Film e Serie Tv

Romeo è Giulietta: la nuova lettura di Shakespeare

Scopri come Romeo e Giulietta di Shakespeare continua a reinventarsi attraverso i secoli. Analisi della…

14 Luglio 2026
  • Ultimissime

Margot Robbie si ritira dalla recitazione

Margot Robbie ha dichiarato di poter prendere una pausa dalla recitazione dopo il successo di…

14 Luglio 2026