Ci sono film che nascono da un’urgenza personale così profonda da rendere quasi impossibile separare l’opera dalla vita di chi l’ha creata. I Rarely Wake Up Dreaming è esattamente questo tipo di cinema: una coproduzione tedesco-ucraina diretta dalla regista tedesca Isabelle Stever su sceneggiatura dell’ucraina Anna Melikova, che nella vita è anche la sua compagna. Il film ha debuttato al Locarno Film Festival 2026 e ha conquistato la sua prima nordamericana al New York Film Festival 2026, nella sua 64ª edizione. Se cercate il cinema europeo che affronta l’identità e la guerra senza scorciatoie, il I rarely wake up dreaming film è probabilmente l’opera più necessaria di questo autunno festivaliero.
Al centro del film ci sono due personaggi, Olya e Oleh, una giovane coppia queer ucraina che si trova a navigare simultaneamente due crisi di proporzioni enormi: la transizione di genere di uno dei due partner e l’invasione russa dell’Ucraina. Non è una metafora, non è un espediente narrativo: è la vita di milioni di ucraini raccontata attraverso il prisma di una storia d’amore che deve reinventarsi mentre il mondo attorno crolla.
La transizione di genere è il cuore pulsante della narrazione. Il film esplora con attenzione e rigore come l’identità personale possa trasformarsi, crescere e affermarsi in un contesto in cui la sopravvivenza fisica è già di per sé una sfida quotidiana. Olya e Oleh devono fare i conti non solo con le proprie emozioni e con il mutamento del loro rapporto, ma anche con un paese in guerra, con confini che si chiudono, con la paura che diventa l’aria che si respira. Le scelte che i due personaggi affrontano sono strazianti proprio perché non ammettono risposte semplici: ogni decisione porta con sé un peso specifico, una conseguenza reale.
Quello che rende il film particolarmente potente è il rifiuto di semplificare. Stever e Melikova non costruiscono una storia a tesi, non cercano il lieto fine consolatorio né il dramma lacrimogeno. Rimangono vicine ai personaggi, alle loro contraddizioni, alla loro umanità ordinaria e straordinaria allo stesso tempo. Il risultato è un’opera che sa essere intima anche quando sullo sfondo risuonano le sirene dell’allarme aereo.
Uno degli aspetti più significativi della produzione di I Rarely Wake Up Dreaming è la decisione di girare a Kyiv durante il conflitto. Non si tratta di una ricostruzione in studio, non si tratta di location europee che fanno da sostituto alla capitale ucraina: il film è stato realizzato sul campo, in una città che vive ancora oggi sotto la minaccia dei bombardamenti russi. Questa scelta non è soltanto un fatto logistico o produttivo; è una dichiarazione artistica e politica precisa.
Girare a Kyiv significa portare con sé una troupe in una zona di guerra, significa lavorare con attori e tecnici locali che quella guerra la vivono sulla propria pelle, significa che ogni ripresa porta impressa nella sua texture la realtà del conflitto, quella luce particolare, quella tensione nell’aria che nessun set artificiale potrebbe replicare. Isabelle Stever ha fatto una scelta che molti registi europei non avrebbero avuto il coraggio di fare, e questo si sente nel film. Non c’è niente di posticcio, niente di estetizzato in modo distaccato: la guerra è lì, presente, concreta, anche quando la camera sceglie di stare addosso ai volti dei protagonisti piuttosto che sulle macerie.
Per Anna Melikova, sceneggiatrice ucraina, scrivere questa storia significa anche fare i conti con la propria identità nazionale e con il paese che ha lasciato o che forse non può più raggiungere liberamente. La sua scrittura porta dentro di sé una conoscenza del tessuto sociale e emotivo ucraino che nessuna ricerca esterna avrebbe potuto garantire. È questo tipo di autenticità — quella che viene dall’interno, non dall’osservazione esterna — a dare alla sceneggiatura la sua forza peculiare.
Il fatto che Isabelle Stever e Anna Melikova siano compagne nella vita, oltre che collaboratrici artistiche, aggiunge uno strato di significato ulteriore a questo progetto. Non è insolito nel cinema che le relazioni personali alimentino quelle creative — la storia del cinema è piena di esempi di coppie che hanno lavorato insieme producendo opere di grande intensità — ma in questo caso la sovrapposizione tra vita vissuta e materia narrativa è particolarmente evidente.
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Stever, regista tedesca con una carriera consolidata nel cinema indipendente europeo, porta al progetto uno sguardo esterno all’Ucraina ma interno alla relazione con Melikova. Questo equilibrio tra distanza e vicinanza è spesso quello che permette a un’opera di essere insieme universale e specifica: abbastanza vicina da essere autentica, abbastanza distante da poter essere raccontata con la necessaria forma artistica. Melikova, dal canto suo, porta la voce di chi quella realtà la conosce dall’interno, chi ha vissuto il conflitto non come notizia ma come esperienza biografica.
Il risultato di questa collaborazione è una coproduzione tedesco-ucraina che non assomiglia né al cinema di denuncia occidentale sull’Ucraina — spesso troppo esterno, troppo giornalistico — né al cinema ucraino di guerra nel senso più tradizionale. I Rarely Wake Up Dreaming occupa uno spazio intermedio, ibrido, che è esattamente il tipo di spazio in cui il cinema più interessante tende a nascere.
La scelta di debuttare al Locarno Film Festival non è casuale. Locarno è da sempre uno dei festival europei più attenti alle voci nuove e alle cinematografie meno rappresentate nei circuiti mainstream. La sua vocazione verso il cinema d’autore indipendente, la sua apertura verso opere che sfidano le convenzioni narrative e tematiche, ne fanno il palcoscenico ideale per un film come questo.
La premiere a Locarno nel 2026 ha permesso al film di entrare nel dibattito europeo sul cinema impegnato nel momento in cui la guerra in Ucraina continua a essere una realtà presente e non un capitolo chiuso. Non è un dettaglio secondario: il contesto in cui un film viene presentato per la prima volta ne condiziona la ricezione, il tipo di domande che il pubblico porta in sala, il tipo di conversazione che si apre dopo la proiezione. A Locarno, davanti a un pubblico di cinefili e professionisti del settore, il I rarely wake up dreaming film ha avuto l’opportunità di essere discusso come opera cinematografica complessa, non soltanto come documento politico o come curiosità festivaliera.
Il festival di Locarno è anche un luogo in cui le coproduzioni europee trovano visibilità internazionale, e per una coproduzione tedesco-ucraina come questa, il debutto svizzero ha rappresentato un primo passo importante verso una distribuzione più ampia. Il passaggio successivo, naturalmente, è stato il New York Film Festival.
Il New York Film Festival, alla sua 64ª edizione, ha selezionato I Rarely Wake Up Dreaming per la prima nordamericana. Il NYFF è uno dei festival più selettivi e prestigiosi del panorama internazionale: la selezione non è mai scontata, e ogni film che entra in programma porta con sé una specie di certificazione di qualità artistica riconosciuta a livello globale.
La presenza al NYFF apre al film le porte del mercato nordamericano, ma soprattutto lo inserisce in un contesto critico di altissimo livello. New York è una città con una comunità LGBTQ+ tra le più vivaci e politicamente consapevoli del mondo, e un film che affronta la transizione di genere in un contesto di guerra trova qui un pubblico particolarmente pronto a recepirne la complessità. Non è soltanto una questione di mercato: è una questione di dialogo culturale, di incontro tra l’esperienza ucraina e una sensibilità nordamericana che su questi temi ha una tradizione critica e attivista profonda.
La 64ª edizione del NYFF si conferma così come uno degli appuntamenti più importanti dell’autunno cinematografico internazionale, e la presenza di I Rarely Wake Up Dreaming nella selezione è uno dei segnali più chiari di come il cinema europeo stia guardando con attenzione alle crisi del nostro tempo senza rinunciare alla profondità artistica.
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Per capire appieno il significato di I Rarely Wake Up Dreaming, è utile collocarlo nel panorama più ampio del cinema europeo contemporaneo che affronta identità e conflitto. Negli ultimi anni, il cinema di lingua tedesca e quello dei paesi dell’Europa orientale hanno prodotto alcune delle opere più coraggiose sul tema dell’identità di genere, spesso intrecciandola con contesti storici e politici specifici.
Il cinema ucraino, in particolare, ha vissuto una trasformazione radicale dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel 2022. Registi e sceneggiatori ucraini hanno dovuto trovare nuovi linguaggi per raccontare una realtà che cambiava più velocemente di quanto qualsiasi scrittura potesse seguire. Alcuni hanno scelto il documentario, altri il cinema di finzione come strumento per dare forma emotiva a un’esperienza altrimenti indicibile. I Rarely Wake Up Dreaming si inserisce in questa seconda tradizione, scegliendo la finzione non come evasione dalla realtà ma come modo per penetrarla più in profondità.
La coproduzione tedesco-ucraina è anche un modello di come il cinema europeo possa rispondere alle crisi geopolitiche: non con la logica del reportage, ma con quella dell’arte. La Germania, che ha una delle industrie cinematografiche indipendenti più solide d’Europa, si conferma come partner naturale per le cinematografie dei paesi in difficoltà, fornendo risorse produttive e accesso ai circuiti internazionali senza soffocare le voci locali.
Alla fine, la domanda che ogni cinefilo si pone davanti a un film di questo tipo è semplice: vale la pena vederlo? La risposta, nel caso del I rarely wake up dreaming film, è sì, e per ragioni che vanno al di là del semplice merito artistico.
Vale la pena vederlo perché racconta una storia che non è stata ancora raccontata abbastanza: quella delle persone queer ucraine che affrontano la guerra senza poter mettere in pausa la propria identità, la propria vita affettiva, il proprio percorso di transizione. Vale la pena vederlo perché è stato girato a Kyiv durante il conflitto, il che significa che ogni fotogramma porta con sé una responsabilità e un coraggio che si percepiscono sullo schermo. Vale la pena vederlo perché Isabelle Stever e Anna Melikova hanno costruito un’opera che rifiuta le semplificazioni e i conforti facili, preferendo la complessità dell’umano alla chiarezza della tesi.
E vale la pena vederlo perché il cinema, quando funziona davvero, è esattamente questo: un luogo in cui le storie impossibili trovano forma, in cui le vite ai margini del grande racconto storico diventano il centro di tutto, in cui due persone che si amano e si trasformano in mezzo alla guerra diventano lo specchio in cui riconoscersi, anche da lontano, anche senza aver vissuto niente di simile.
Dopo le premiere di Locarno e New York, il percorso di I Rarely Wake Up Dreaming nei circuiti festivalieri internazionali è presumibilmente destinato a continuare. Le coproduzioni europee di questa qualità e con questo tipo di risonanza critica trovano generalmente spazio in altri festival autunnali e invernali, prima di approdare a una distribuzione nelle sale d’essai e sulle piattaforme di streaming dedicate al cinema d’autore.
Per ora, il film si conferma come uno degli eventi cinematografici più significativi del 2026, un’opera che il cinema europeo può rivendicare con orgoglio come esempio di come si possa fare arte autentica anche — e soprattutto — in tempi difficili. Mettetevi comodi: questo è il tipo di cinema che rimane.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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