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Locarno 79: You Don’t Belong Here vince il Pardo d’Oro, Monica Bellucci premiata come attrice

Locarno 79: You Don't Belong Here vince il Pardo d'Oro, Monica Bellucci premiata come attrice

Locarno 79: il Pardo d’Oro va alla Romania, Monica Bellucci trionfa come attrice

Mettetevi comodi, perché la 79ª edizione del Festival di Locarno ha regalato una serata di premiazione da ricordare. Il 15 agosto 2026, sulla celebre Piazza Grande, i Locarno Film Festival 2026 winners hanno scritto una pagina importante per il cinema europeo e mondiale: il Pardo d’Oro è andato a You Don’t Belong Here (Nu E Locul Tau Aici) del regista romeno Florin Șerban, mentre Monica Bellucci ha conquistato il premio come miglior attrice per il suo lavoro in Kettice, diretto da Giovanni Tortorici. Due vittorie italiane nell’anima, due storie completamente diverse, un unico messaggio: il cinema d’autore è vivo, vegeto e non ha nessuna intenzione di farsi mettere da parte.

You Don’t Belong Here: il Pardo d’Oro che nessuno si aspettava (e che tutti meritavano di vedere)

Partiamo dal film più premiato della serata. You Don’t Belong Here — titolo originale romeno Nu E Locul Tau Aici — è un dramma padre-figlio che affronta con sguardo lucido e senza sconti il tema del razzismo anti-Rom in Romania. Florin Șerban, che con questo film torna alla regia di un lungometraggio dopo otto anni di assenza dalle scene, ha costruito un’opera che non cerca la compiacenza del pubblico: cerca la verità, quella scomoda, quella che fa sedere dritti sulla sedia e costringe a fare i conti con qualcosa di sgradevole ma reale.

Il razzismo anti-Rom è uno dei temi più difficili da trattare nel cinema europeo contemporaneo, non tanto perché manchino le storie, ma perché è facile scivolare nella retorica o nel pietismo. Șerban evita entrambe le trappole con una precisione chirurgica. Il racconto si sviluppa attraverso la relazione tra un padre e un figlio, un legame che diventa il prisma attraverso cui osservare le tensioni sociali, le umiliazioni quotidiane, le piccole e grandi violenze di una società che esclude chi non rientra nei suoi parametri di accettabilità.

A rendere ancora più straordinaria la vittoria è il contesto biografico del regista: otto anni lontano dal lungometraggio sono tanti, tantissimi, in un’industria che spesso dimentica chi non produce con continuità. Șerban è tornato con un film che non fa concessioni, e Locarno lo ha premiato esattamente per questo. È il tipo di riconoscimento che dà senso ai festival: non premiare il più commerciale, non premiare il più atteso, ma premiare chi ha qualcosa da dire e trova il modo giusto per dirlo.

Una menzione speciale, giustamente attribuita dalla giuria, è andata a Teodor Butănescu, il giovane protagonista del film. Quando un attore non professionista o alla prima esperienza significativa riesce a reggere il peso di un’opera del genere, il merito va condiviso tra lui e il regista che lo ha saputo guidare. Butănescu ha ricevuto questo riconoscimento come conferma che la performance al centro del film non è solo funzionale alla storia: è la storia stessa.

Per approfondire la copertura internazionale del film e della cerimonia di premiazione, potete leggere l’analisi di Deadline, che ha seguito da vicino tutta l’edizione del festival.

Monica Bellucci in Kettice: un’attrice che non smette di sorprendere

Se il Pardo d’Oro ha riservato la sua sorpresa più grande con la vittoria romena, il premio per la migliore interpretazione femminile ha regalato un momento di quelli che restano. Monica Bellucci ha vinto per il suo ruolo in Kettice, film diretto da Giovanni Tortorici. Un riconoscimento che arriva in un momento della carriera in cui Bellucci dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di essere molto più di un’icona visiva: è un’attrice capace di abitare personaggi con una densità e una presenza che pochi sanno eguagliare.

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Kettice è il tipo di progetto che si sceglie quando si vuole rischiare, quando si vuole andare oltre la zona di comfort. Giovanni Tortorici è un nome che il grande pubblico potrebbe non conoscere ancora bene, ma che all’interno del circuito dei festival ha già dimostrato una voce autoriale riconoscibile. Scegliere Bellucci per un ruolo centrale in un film di questo tipo non è una mossa di marketing: è una scelta artistica precisa, e i risultati parlano da soli.

Il premio a Locarno arriva come ulteriore conferma di una fase creativa particolarmente fertile per Bellucci, che negli ultimi anni ha saputo selezionare i progetti con una cura crescente, privilegiando il cinema d’autore e le collaborazioni con registi che le offrono spazio per costruire personaggi complessi. Vincere a Locarno, uno dei festival più rispettati al mondo per la qualità della selezione, non è un riconoscimento di facciata: è un sigillo di credibilità artistica che pesa.

Hong Sangsoo e Kim Minhee: una coppia che Locarno non dimentica

Tra i locarno film festival 2026 winners che hanno fatto più discutere c’è sicuramente la coppia Hong Sangsoo–Kim Minhee. Il loro film Nowhere to Lay My Eyes ha conquistato il Premio della Giuria Ecumenica, e Kim Minhee ha ricevuto un riconoscimento individuale per la sua interpretazione. Non è la prima volta che il duo coreano lascia il segno a Locarno, e ogni volta che Hong porta un nuovo film in un festival europeo c’è sempre quella sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che funziona secondo regole proprie.

Hong Sangsoo è uno di quei registi che divide: c’è chi lo ama incondizionatamente per la sua capacità di trovare il cinema nell’ordinario, nelle conversazioni apparentemente banali, nelle ripetizioni che diventano variazioni sul tema dell’esistenza; e c’è chi fatica a entrare nel suo universo minimalista. Ma il Premio della Giuria Ecumenica per Nowhere to Lay My Eyes dice qualcosa di preciso: questo film non è solo formalmente interessante, ha qualcosa da dire sul piano etico e spirituale che va oltre l’esercizio stilistico.

Kim Minhee, dal canto suo, è una delle attrici più straordinarie del cinema contemporaneo. La sua capacità di lavorare con Hong — una collaborazione che ha prodotto alcuni dei film più belli degli ultimi anni — si basa su una sintonia rara, quella tra attrice e regista che smettono di essere due entità separate e diventano un unico strumento espressivo. Il riconoscimento a Locarno è anche il riconoscimento di questa partnership, di un modo di fare cinema che è insieme personale e universale.

Per una panoramica completa di tutti i premi assegnati durante la 79ª edizione, il resoconto di Variety offre un quadro dettagliato e autorevole della cerimonia e delle reazioni della giuria.

Locarno 79: il festival come specchio del cinema che conta

Guardare i locarno film festival 2026 winners nel loro insieme significa leggere qualcosa di più di una semplice lista di premi. Significa capire dove sta andando il cinema d’autore internazionale, quali temi stanno emergendo con forza, quali cinematografie stanno trovando la loro voce con maggiore urgenza.

La vittoria di You Don’t Belong Here parla di un cinema dell’Est Europa che non ha smesso di fare i conti con la propria storia e con le proprie contraddizioni sociali. La Romania, che ha già dato al mondo registi come Cristian Mungiu e Corneliu Porumboiu, continua a produrre sguardi cinematografici di rara lucidità. Florin Șerban si inserisce in questa tradizione non come epigono ma come voce autonoma, con un film che affronta il razzismo anti-Rom senza cercare l’approvazione facile, senza costruire eroi o vittime di cartapesta, ma cercando la complessità dove sarebbe stato più comodo trovare la semplificazione.

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Il riconoscimento a Monica Bellucci per Kettice dice invece qualcosa sul cinema italiano — o almeno su quel cinema italiano che lavora ai margini del sistema industriale, che cerca collaborazioni internazionali e che punta sulla qualità della scrittura e della regia piuttosto che sulla forza del brand. Giovanni Tortorici è un regista giovane che ha scelto di lavorare con una delle attrici più riconoscibili al mondo, e il risultato ha convinto una giuria internazionale. Non è poco.

E poi c’è Hong Sangsoo, che è quasi una categoria a sé. Ogni suo film a un festival europeo è un evento, non perché faccia rumore, ma perché fa pensare. Il Premio della Giuria Ecumenica per Nowhere to Lay My Eyes e il riconoscimento a Kim Minhee confermano che il cinema coreano — almeno nella sua componente d’autore — continua a godere di una considerazione altissima da parte delle giurie internazionali più attente.

Perché Locarno continua a contare (e a sorprendere)

Locarno non è Cannes. Non è Venezia. Non è Berlino. Ed è esattamente per questo che continua ad avere un ruolo insostituibile nel panorama dei festival internazionali. La sua vocazione è scoprire, rischiare, premiare film che spesso non hanno la potenza di fuoco distributiva dei titoli che arrivano sulla Croisette o al Lido. Locarno premia il cinema che non si vede ancora ovunque, quello che ha bisogno di un riconoscimento per trovare la sua strada verso il pubblico.

La 79ª edizione ha confermato questa vocazione con coerenza. I locarno film festival 2026 winners rappresentano un campionario di cinema internazionale che copre la Romania, la Corea del Sud e l’Italia, che mescola dramma sociale e minimalismo autoriale, che premia sia un’icona consolidata come Bellucci sia un giovane attore alla sua prima esperienza significativa come Butănescu. È una selezione che riflette la complessità del cinema contemporaneo senza cercare di semplificarla.

Il ritorno di Florin Șerban dopo otto anni con un film così potente è forse il segnale più bello di questa edizione: il cinema d’autore non ha scadenze, non ha fretta, e quando un regista trova la storia giusta e il modo giusto per raccontarla, il risultato può arrivare a sorprendere anche le giurie più esigenti. You Don’t Belong Here non appartiene a nessuna moda, non segue nessuna tendenza, e forse è proprio per questo che appartiene, a pieno diritto, alla storia del festival di Locarno.

Cosa aspettarsi dopo Locarno: i prossimi passi per i film premiati

Un Pardo d’Oro è quasi sempre un biglietto da visita potente per il mercato internazionale. You Don’t Belong Here avrà ora l’attenzione dei distributori europei e non solo, e la menzione speciale a Teodor Butănescu contribuirà ad alimentare l’interesse critico attorno al film. Per un’opera che affronta il razzismo anti-Rom con questa profondità, trovare una distribuzione ampia è anche una questione culturale, non solo commerciale.

Kettice di Giovanni Tortorici e il premio a Monica Bellucci aprono scenari interessanti anche per il cinema italiano d’autore: un film che convince a Locarno ha spesso la strada spianata verso altri festival autunnali e verso una distribuzione che va oltre i confini nazionali. E Nowhere to Lay My Eyes di Hong Sangsoo, con il suo doppio riconoscimento, si candida a diventare uno dei titoli coreani più discussi della stagione cinematografica 2026-2027.

Locarno 79 ha fatto il suo lavoro: ha preso il cinema sul serio, ha premiato chi meritava di essere premiato, e ha lasciato al pubblico e alla critica materiale su cui riflettere per i prossimi mesi. Non si può chiedere di più a un festival.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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