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Addio a Glen Hansard, l’Oscar di Once che cantava il cinema

Addio a Glen Hansard, l'Oscar di Once che cantava il cinema

Il mondo della musica e del cinema perde una delle sue voci più autentiche e commoventi: Glen Hansard è morto il 29 luglio 2026, a soli 56 anni, in seguito a un incidente in moto avvenuto a Dublino. Cantautore irlandese di rara intensità, leader di The Frames e The Swell Season, vincitore di un Academy Award per la colonna sonora del film Once, Hansard era molto più di un musicista: era la prova vivente che il cinema può essere salvato — e trasformato — da una chitarra e da una voce capace di spezzare il cuore.

La notizia della scomparsa: un incidente che ha lasciato il mondo senza parole

La notizia è arrivata come un colpo improvviso, nelle prime ore del pomeriggio di quel martedì di luglio. Glen Hansard è morto a Dublino, la sua città, quella stessa città che aveva percorso a piedi, in bici, in moto, e che aveva cantato con un amore viscerale e mai retorico. L’incidente in moto — avvenuto nelle strade della capitale irlandese — ha portato via in poche ore un artista che sembrava destinato a durare per sempre, o almeno molto più a lungo. Aveva 56 anni. Una vita piena, certo, ma anche una vita che aveva ancora molto da dire.

La notizia ha fatto il giro del mondo in pochi minuti. Sui social, i tributi si sono moltiplicati: colleghi musicisti, registi, attori, semplici fan che ricordavano il momento preciso in cui avevano sentito per la prima volta la sua voce, o visto il suo volto sullo schermo. Perché Glen Hansard era uno di quegli artisti rari che ti entrano dentro senza chiedere permesso, e poi non se ne vanno più. La perdita è reale, concreta, e il dolore che si legge nei messaggi di chi lo ha conosciuto — o semplicemente amato da lontano — dice tutto.

Chi era Glen Hansard: un’anima irlandese tra palchi e pellicole

Dire che Glen Hansard era un cantautore irlandese è corretto, ma riduttivo. Era un artista totale, capace di muoversi tra dimensioni diverse con una naturalezza disarmante. Come leader di The Frames, la band che ha guidato per decenni, ha costruito un’identità musicale profondamente radicata nella tradizione folk e rock irlandese, con testi capaci di toccare le corde più profonde dell’esperienza umana — l’amore, la perdita, il senso di appartenenza, la solitudine nelle grandi città. The Frames non sono mai stati una band di facile consumo: erano un progetto serio, coraggioso, fedele a una visione artistica che non scendeva a compromessi con le mode del momento.

Con The Swell Season, il progetto nato dalla collaborazione con la musicista ceca Markéta Irglová, Hansard ha invece trovato una dimensione più intima e cinematografica. Ed è proprio da questa collaborazione che è nato tutto ciò che ha reso il suo nome noto al grande pubblico internazionale: il film Once, diretto da John Carney, una piccola storia d’amore raccontata attraverso la musica, girata con budget minuscolo ma con un’intensità emotiva che pochi film ad alto budget riescono a eguagliare.

Hansard non era un attore nel senso convenzionale del termine. In Once interpretava semplicemente se stesso — o qualcosa di molto vicino a sé stesso — un musicista di strada dublinese che incontra una ragazza e trova nella musica il linguaggio per dire quello che le parole ordinarie non riescono a esprimere. La sua presenza sullo schermo era magnetica proprio perché non recitava: viveva. E quella vita, quella verità, si trasmetteva allo spettatore con una forza rara.

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Glen Hansard e Once: quando il cinema diventa canzone

Parlare di Glen Hansard morto senza parlare di Once è impossibile. Il film di John Carney è uno di quei lavori che ridefiniscono le possibilità del cinema musicale. Non un musical nel senso classico del termine — niente coreografie, niente scenografie elaborate, niente star hollywoodiane — ma qualcosa di molto più vicino alla realtà: due persone, due chitarre, una città e una storia d’amore che non promette lieti fini ma regala qualcosa di più prezioso, ovvero la verità.

La canzone Falling Slowly, scritta da Hansard e Irglová, è diventata uno dei brani più amati della storia recente del cinema. Una melodia semplice, quasi fragile, che però porta con sé un peso emotivo straordinario. È il tipo di canzone che senti una volta e non dimentichi più. È il tipo di canzone che ti fa venire voglia di chiamare qualcuno che ami, o di perdonare qualcuno che hai smesso di amare. È il tipo di canzone che solo i grandi artisti sanno scrivere.

Ed è proprio Falling Slowly ad aver portato Glen Hansard e Markéta Irglová sul palco degli Academy Awards, dove hanno ritirato l’Oscar per la Miglior Canzone Originale. Un momento che è rimasto nella storia della cerimonia: due artisti indipendenti, lontani dal sistema hollywoodiano, che si trovavano improvvisamente al centro del mondo dello spettacolo mondiale. Hansard era visibilmente emozionato, genuinamente sorpreso, e il suo discorso di ringraziamento — breve, sentito, privo di qualsiasi retorica — era perfettamente coerente con la persona che era.

Quello che rendeva Once così speciale, e che rendeva Hansard così speciale al suo interno, era proprio questa coerenza. Non c’era distanza tra l’artista e l’uomo, tra la musica e la vita. Tutto era autentico, tutto era reale. Il film ha dimostrato che il cinema può essere fatto con pochissimo, purché ci sia qualcosa di vero al centro. E Glen Hansard era quella verità.

The Frames e The Swell Season: due capitoli di una stessa storia

The Frames sono stati il progetto della vita di Hansard. Fondati a Dublino, la band ha attraversato decenni di musica irlandese lasciando un segno profondo. Non sempre facili da ascoltare — nel senso che non cercavano la radio, non inseguivano i singoli di successo — ma sempre capaci di offrire qualcosa di sostanziale a chi aveva la pazienza e la curiosità di fermarsi ad ascoltare. La loro musica era costruita su strati di emozione, con testi che non avevano paura di essere vulnerabili, di mostrare la fragilità come una forma di forza.

Con The Swell Season, la dimensione si è fatta ancora più intima. Il progetto nasceva dall’incontro tra Hansard e Irglová, e portava con sé tutta la delicatezza di un dialogo tra due sensibilità diverse — quella irlandese di lui, quella ceca di lei — che si incontravano sulla musica come su un territorio neutro e condiviso. Gli album di The Swell Season sono piccoli gioielli di songwriting, lavori che si ascoltano in silenzio, possibilmente da soli, con la sensazione che ogni parola sia stata scelta con cura chirurgica.

Hansard ha sempre saputo muoversi tra questi due mondi — la band e il duo — senza mai tradire nessuno dei due. Era un artista capace di contenere moltitudini, di essere contemporaneamente il leader carismatico di un gruppo rock e il musicista fragile e introspettivo di un progetto folk. Questa dualità era uno dei suoi punti di forza più grandi, e uno dei motivi per cui la sua perdita lascia un vuoto così difficile da colmare.

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Il lascito di un artista che ha fatto della semplicità una scelta radicale

In un’epoca in cui la musica è sempre più produzione, sempre più immagine, sempre più algoritmo, Glen Hansard rappresentava qualcosa di quasi rivoluzionario: la semplicità come scelta consapevole, come atto artistico deliberato. La sua musica non aveva bisogno di effetti speciali, di produzioni elaborate, di campagne marketing milionarie. Aveva bisogno di una voce, di una chitarra, e di qualcosa di vero da dire. E lui aveva sempre qualcosa di vero da dire.

Questa filosofia si rifletteva anche nel suo rapporto con il cinema. Once è stato girato con un budget minimo, in location reali di Dublino, con attori non professionisti o comunque lontani dal sistema hollywoodiano. Eppure il film ha vinto un Oscar e ha toccato il cuore di milioni di spettatori in tutto il mondo. Il messaggio era chiaro: l’autenticità vale più di qualsiasi budget. La verità vale più di qualsiasi effetto speciale.

Hansard aveva capito questa lezione meglio di chiunque altro, e l’aveva applicata con coerenza per tutta la sua carriera. Non ha mai cercato la fama per la fama, non ha mai inseguito il successo commerciale a discapito dell’integrità artistica. Ha fatto la musica che voleva fare, ha raccontato le storie che sentiva di dover raccontare, e ha lasciato che il pubblico lo trovasse — non il contrario.

Dublino piange il suo musicista: i tributi dal mondo della musica e del cinema

La morte di Glen Hansard ha scosso profondamente il mondo della musica e del cinema. I tributi arrivati nelle ore e nei giorni successivi al 29 luglio 2026 hanno dipinto il ritratto di un uomo amato non solo per la sua arte, ma per la sua umanità. Colleghi musicisti, registi, produttori, attori — tutti hanno voluto dire la loro, ricordare un incontro, un concerto, una conversazione. Il filo comune di tutti questi messaggi era lo stesso: Glen Hansard era una persona buona, generosa, presente. Un artista che non si nascondeva dietro la sua arte, ma la usava per connettersi con gli altri.

Dublino, la città che lo aveva formato e che lui aveva cantato con così tanto amore, ha vissuto quei giorni con un dolore palpabile. Perché Hansard non era solo un musicista irlandese famoso nel mondo: era uno di loro, uno che era rimasto fedele alle sue radici anche quando il successo avrebbe potuto portarlo altrove. La sua morte in quella stessa città, sulle strade che aveva percorso tutta la vita, ha qualcosa di tragicamente coerente con chi era.

Chi volesse riscoprire o approfondire la sua musica e il suo lascito può trovare materiale prezioso su NPR, che ha dedicato all’artista un’obituary approfondita, raccogliendo voci e testimonianze di chi lo ha conosciuto e amato.

Quello che rimane, dopo la notizia, dopo i tributi, dopo il dolore, è la musica. Falling Slowly continuerà a girare, Once continuerà a essere scoperto da nuovi spettatori che non sapranno niente di Glen Hansard e poi vorranno sapere tutto. The Frames continueranno a suonare negli stereo di chi li ha amati, e forse anche in quelli di chi li scoprirà adesso, spinto dalla curiosità che nasce dal lutto. Glen Hansard è morto a 56 anni, in una mattina di luglio dublinese, ma la sua voce — quella voce capace di spezzare il cuore e ricomporlo nello stesso istante — non smette di risuonare. E non smetterà per molto, molto tempo ancora.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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