Categorie: Festival di Venezia

Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83: premi, talenti e il Premio Bresson a Pedro Costa

Settembre al Lido di Venezia non è soltanto una questione di red carpet e Leoni d’Oro: per chi segue il cinema con passione autentica, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è anche il momento in cui istituzioni culturali di lungo corso ridisegnano il confine tra critica, riflessione e celebrazione. Dal 2 al 12 settembre 2026, la presenza di Venezia 83 Fondazione Ente dello Spettacolo al Lido si conferma come uno degli appuntamenti più densi e stimolanti dell’intera kermesse: premi con una storia alle spalle, incontri pubblici in luoghi simbolici, una partnership rinnovata con il Corriere della Sera e, al centro di tutto, il riconoscimento più antico e singolare che il cinema italiano possa offrire a un autore internazionale.

Una presenza storica che si rinnova ogni anno

La Fondazione Ente dello Spettacolo non è un ospite occasionale del festival veneziano: è una presenza strutturale, capace di costruire anno dopo anno un palinsesto parallelo che non compete con la selezione ufficiale ma la arricchisce, la interroga, la colloca in un contesto culturale più ampio. La fondazione porta al Lido una vocazione precisa: fare del cinema non solo un oggetto di consumo o di giudizio estetico, ma un fenomeno culturale da analizzare, raccontare e valorizzare in tutte le sue dimensioni.

Per l’edizione 2026, questa vocazione si traduce in un programma articolato che spazia dai riconoscimenti formali agli incontri aperti al pubblico, passando per collaborazioni editoriali di peso. Il filo conduttore è la convinzione che il cinema meriti spazi di parola e di confronto tanto quanto spazi di visione: non basta vedere un film, bisogna anche avere gli strumenti per capirlo, per situarlo, per discuterne con chi lo ha fatto o chi lo studia da decenni.

«Che Spettacolo!»: il programma off-festival con il Corriere della Sera

Il cuore pulsante dell’offerta pubblica della Fondazione a Venezia 83 è il programma Che Spettacolo!, realizzato in collaborazione con il Corriere della Sera. La partnership tra le due realtà — una fondazione culturale legata al mondo cattolico e uno dei quotidiani più letti d’Italia — non è nuova, ma per questa edizione viene rinnovata e potenziata, con l’obiettivo di portare al Lido un’offerta di talk e incontri che sia accessibile non solo agli addetti ai lavori ma anche al pubblico cinefilo più curioso e meno accreditato.

Gli appuntamenti di Che Spettacolo! si terranno alle Procuratie, location che da sola vale già un ragionamento: scegliere uno spazio così carico di storia architettonica e simbolica per parlare di cinema contemporaneo è un gesto preciso, quasi un manifesto sulla dignità culturale del settore. Le Procuratie non sono una sala stampa o un tendone da festival: sono un luogo di rappresentanza, e collocarci dei talk pubblici significa affermare che il cinema merita quella stessa attenzione che si riserva alle arti considerate “alte”.

Il formato degli incontri previsti nell’ambito di Che Spettacolo! punta sulla qualità della conversazione più che sulla quantità degli ospiti: non una sfilata di nomi, ma dialoghi capaci di andare in profondità, di toccare i nodi veri del cinema contemporaneo — produzione, distribuzione, linguaggio, pubblico, identità culturale. È esattamente il tipo di programmazione che distingue la Fondazione da altri soggetti presenti al festival: meno glamour, più sostanza.

I premi: quando il riconoscimento racconta una storia

Uno degli aspetti più caratteristici della presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 è la consegna di premi che hanno ciascuno una propria identità e una propria storia. Non si tratta di targhe onorarie generiche, ma di riconoscimenti che portano nomi precisi, nascono da tradizioni specifiche e parlano di un’idea ben definita di cinema e cultura.

👉 Leggi anche: Venezia 83: il Lido tra nuovi talenti, il Premio Bresson a Pedro Costa e la partnership rinnovata col Corriere

Il Premio Le vie dell’immagine va quest’anno a Mati Diop, regista e artista visiva franco-senegalese che negli ultimi anni ha ridisegnato i confini tra documentario, finzione e installazione artistica. Il suo percorso rappresenta esattamente il tipo di cinema che la Fondazione intende celebrare: radicato in una tradizione, ma capace di spingersi verso territori inesplorati.

Il Premio Sancassani è assegnato a Domenico Procacci, produttore italiano tra i più influenti degli ultimi tre decenni, fondatore di Fandango e artefice di una filmografia che ha saputo coniugare ambizione artistica e capacità di raggiungere il grande pubblico. Procacci è uno di quei produttori che in Italia si contano sulle dita di una mano: quelli che hanno avuto il coraggio di scommettere su autori difficili senza perdere di vista la sostenibilità industriale del progetto.

Il Premio Famiglia Cristiana 2026 va a Pif, nome d’arte di Pierfrancesco Diliberto, regista e autore palermitano che ha costruito una carriera originale tra televisione, cinema e impegno civile. La sua capacità di trattare temi scomodi — dalla mafia alla memoria collettiva — con uno sguardo ironico e mai banale lo rende un caso interessante nel panorama del cinema italiano contemporaneo.

Il Premio Robert Bresson a Pedro Costa: la storia di un riconoscimento unico

Ma il momento più atteso, quello che catalizza l’attenzione degli appassionati di cinema d’autore, è la cerimonia del Premio Robert Bresson, in programma per sabato 5 settembre alle ore 16:00 al Lido di Venezia. Quest’anno il premio — alla sua 27ª edizione — viene assegnato al regista portoghese Pedro Costa, nato a Lisbona nel 1959, una delle voci più radicali e rigorose del cinema europeo contemporaneo.

Prima di parlare di Costa, vale la pena soffermarsi sul premio in sé, perché è davvero un oggetto culturale raro. Il Premio Robert Bresson è stato istituito nel 1999 e assegnato per la prima volta nel 2000: ha quindi una storia di oltre venticinque anni, nel corso dei quali ha attraversato stagioni diverse del cinema mondiale, sempre mantenendo una bussola precisa. Il riconoscimento è promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, con il contributo del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e del Dicastero per la Comunicazione.

Ma la caratteristica che rende questo premio davvero unico al mondo è un’altra: è il solo premio cinematografico assegnato dalla Santa Sede. Non esiste, nell’intero panorama dei festival e delle istituzioni culturali globali, un altro riconoscimento cinematografico con questa specifica autorevolezza e questa specifica provenienza. Il nome scelto per il premio non è casuale: Robert Bresson, il grande regista francese autore di capolavori come Pickpocket, Au hasard Balthazar e Journal d’un curé de campagne, è stato uno degli artisti che più profondamente ha esplorato il rapporto tra cinema e spiritualità, tra immagine e trascendenza. Intitolare un premio cinematografico vaticano al suo nome è un atto di coerenza culturale e di visione.

Pedro Costa è un destinatario che si inserisce perfettamente in questa tradizione. Il suo cinema è lento, esigente, costruito su inquadrature che sembrano sculture di luce e di silenzio. Ha dedicato gran parte della sua carriera a esplorare le periferie di Lisbona, in particolare il quartiere di Fontainhas, con uno sguardo che non è mai pietistico né sociologico, ma profondamente umano e quasi mistico. I suoi film — da Ossos a Colossal Youth, da Horse Money a Vitalina Varela — hanno costruito un universo visivo che non assomiglia a nient’altro nel cinema contemporaneo. Costa lavora spesso con persone che non sono attori professionisti, costruisce le sue storie nel tempo, torna negli stessi luoghi per anni, stabilisce con i suoi soggetti una relazione di fiducia e di rispetto che si sente in ogni fotogramma.

👉 Leggi anche: Venezia 83, Orizzonti Corti: la line-up dei cortometraggi in anteprima mondiale (2-12 settembre 2026)

Ricevere il Premio Robert Bresson significa essere riconosciuti non solo come autori di valore estetico, ma come artisti che hanno saputo dare al cinema una dimensione spirituale nel senso più ampio del termine: non necessariamente religioso, ma capace di interrogarsi sul senso profondo dell’esistenza umana. Costa, con la sua ossessione per i volti ai margini, per le storie dimenticate, per la dignità di chi non ha voce, incarna perfettamente questo profilo.

Nuovi talenti e la dimensione formativa della Fondazione

La presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 non si esaurisce nei premi e nei talk: c’è anche una dimensione formativa e di scoperta che è parte integrante della missione della Fondazione. Il festival è, tra le altre cose, un luogo in cui i nuovi talenti del cinema italiano e internazionale si affacciano per la prima volta su una platea globale, e la Fondazione ha sempre prestato attenzione a questa dimensione generazionale.

Incontrare giovani registi, produttori emergenti, autori alla prima o seconda opera significa fare un investimento sul futuro del cinema: non solo celebrare chi ha già costruito una carriera consolidata, ma anche creare le condizioni perché le voci nuove vengano ascoltate, sostenute, messe in relazione con chi ha già percorso quella strada. È una funzione che nessun premio può svolgere da solo, ma che un programma articolato come quello della Fondazione può portare avanti con continuità.

In questo senso, il calendario di incontri previsto durante i dieci giorni del festival — dal 2 al 12 settembre — funziona come un ecosistema: premi, talk, dialoghi tra generazioni diverse, momenti di riflessione critica che si intrecciano con la programmazione ufficiale della Mostra senza sovrapporsi ad essa, ma anzi amplificandone la risonanza culturale.

Perché tutto questo conta, anche fuori dal Lido

È lecito chiedersi: perché dovrebbe interessarci, a noi cinefili che magari non saremo mai al Lido in quei dieci giorni di settembre? La risposta è che eventi come quelli organizzati dalla Fondazione Ente dello Spettacolo hanno un effetto che va ben oltre il perimetro fisico del festival. I premi assegnati al Lido diventano biglietti da visita per la distribuzione internazionale; i talk registrati e diffusi online raggiungono pubblici molto più ampi di quelli presenti in sala; i dialoghi tra autori e critici alimentano un dibattito che poi si ramifica in articoli, saggi, retrospettive, rassegne locali.

Quando un regista come Pedro Costa riceve il Premio Robert Bresson davanti a una platea internazionale, il suo cinema torna sotto i riflettori: le sale d’essai riprogrammano i suoi film, le piattaforme culturali aggiornano le loro retrospettive, i cinefili che non lo conoscevano ancora cercano i suoi titoli. È un effetto moltiplicatore che dimostra quanto i festival, quando funzionano bene, siano molto più che vetrine: sono acceleratori di cultura cinematografica, capaci di rimettere in circolazione opere che rischiavano di restare confinate a circuiti troppo ristretti.

La Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 porta avanti questa missione con una coerenza che merita rispetto: non insegue le mode, non si disperde in mille direzioni, ma costruisce anno dopo anno un’identità precisa, riconoscibile, capace di dialogare con il cinema più esigente senza mai perdere il contatto con il pubblico più largo. E questo, nel panorama culturale italiano, non è affatto scontato.

Settembre al Lido, dunque, non sarà solo Leoni e tappeti rossi. Sarà anche Pedro Costa che sale sul palco alle sedici di un sabato pomeriggio, un premio unico al mondo tra le mani, e un cinema — il suo, quello di Fontainhas, quello dei volti dimenticati — che torna a vivere sotto gli occhi di chi sa guardare.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Condividi
Redazione Velvet

Recenti

  • Eventi

Giovanni Tortorici a Locarno con Ketticè: il cinema giovanile negli anni Dieci

Giovanni Tortorici porta Kettice in concorso al Festival di Locarno 2026 con Monica Bellucci. Il…

4 Settembre 2026
  • Serie Tv e Fiction

The Bear stagione 4: 50 piatti creati per la serie FX che continua la sua corsa agli Emmy

La quarta stagione di The Bear su Hulu ha richiesto la creazione di 50 piatti…

4 Settembre 2026
  • Recensioni

Good Fortune: Keanu Reeves e lo spirito di Capra nell’opera prima di Aziz Ansari

Il comico e regista Aziz Ansari debutta dietro la macchina da presa con una commedia…

4 Settembre 2026
  • Eventi

Ambra Angiolini condurrà l’apertura del 44° Torino Film Festival con Giulio Base

Il Torino Film Festival 2026 apre il 24 novembre con Ambra Angiolini e Giulio Base…

4 Settembre 2026
  • Anteprime

The Shards su FX: Ryan Murphy e Bret Easton Ellis adattano il romanzo semi-autobiografico per la serialità

La collaborazione tra il creatore di American Horror Story e lo scrittore di American Psycho…

4 Settembre 2026
  • Anteprime

The Whisper Man: De Niro, Monaghan e Adam Scott in un thriller seriale su Netflix

James Ashcroft adatta il romanzo di Alex North in un procedural che mescola il genere…

4 Settembre 2026