C’è un appuntamento che, ogni settembre, trasforma il Lido di Venezia in qualcosa di più di un semplice red carpet: la presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo alla Mostra del Cinema porta con sé una tradizione di riflessione, incontro e premiazione che va ben oltre il glamour delle anteprime. Quest’anno, con la Venezia 83 e la Fondazione Ente dello Spettacolo nuovamente protagoniste dal 2 al 12 settembre 2026, il programma si preannuncia particolarmente ricco: talk pubblici alle Procuratie, una serie di riconoscimenti a figure straordinarie del cinema internazionale e una finestra aperta sulle voci emergenti che stanno ridisegnando il linguaggio cinematografico contemporaneo. Mettetevi comodi, perché c’è molto da raccontare.
Una fondazione con quasi ottant’anni di storia nel cuore del cinema italiano
Prima di parlare di premi e incontri, vale la pena capire chi è la Fondazione Ente dello Spettacolo e perché la sua presenza a Venezia conta davvero. L’ente è stato istituito nel 1947, su mandato della Conferenza Episcopale Italiana, con una missione precisa: promuovere la cultura cinematografica in Italia. Quasi ottant’anni di attività , attraverso stagioni di cinema d’autore, rivoluzioni tecnologiche, crisi e rinascite dell’industria, l’hanno resa un punto di riferimento imprescindibile per chi vuole capire il cinema non solo come intrattenimento ma come forma d’arte, strumento di dialogo e specchio della società .
Oggi la fondazione è guidata da Davide Milani, il cui approccio alla presidenza riflette una visione del cinema come luogo di incontro tra culture, generazioni e sensibilità diverse. Essere presenti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia — la più antica del mondo, lo ricordiamo sempre con un pizzico di orgoglio — significa per la fondazione portare questa missione nel contesto più autorevole e visibile del cinema europeo. E con Alberto Barbera alla direzione artistica di Venezia 83, un’edizione che si annuncia densa di cinema d’autore e di scoperte, il terreno è particolarmente fertile.
La scelta delle Procuratie come sede principale delle attività pubbliche non è casuale: quegli spazi storici affacciati su Piazza San Marco diventano, durante la Mostra, un salotto aperto dove il cinema smette di essere uno spettacolo solo da guardare al buio e si trasforma in conversazione, dibattito, comunità . È esattamente lo spirito che la fondazione porta con sé da quasi un secolo.
Il Premio Bresson e gli altri riconoscimenti: chi sale sul palco a Venezia 83
Il cuore pulsante della presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 è, come ogni anno, la cerimonia dei premi. E quest’anno la lista dei premiati è di quelle che fanno venire voglia di prendere un vaporetto per il Lido immediatamente.
Il riconoscimento più prestigioso è il Premio Robert Bresson, assegnato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo a un cineasta che abbia saputo esplorare le domande spirituali e umane più profonde attraverso il linguaggio del cinema. Quest’anno va a Pedro Costa, regista portoghese che da decenni costruisce opere di una densità visiva e morale rara, capaci di guardare negli occhi le persone ai margini della società senza mai ridurle a simboli o a oggetti di pietà . Film come Ossos, No Quarto da Vanda e Cavalo Dinheiro hanno ridefinito i confini del documentario e della finzione, creando un cinema che assomiglia alla preghiera laica: lento, necessario, impossibile da dimenticare. Che Pedro Costa riceva il Premio Bresson è una scelta che ha la coerenza di un teorema: nessun cineasta vivente incarna meglio l’idea di un cinema come atto di presenza autentica davanti all’altro.
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Ma non è l’unico premio in programma. Il Premio Le vie dell’immagine andrà a Mati Diop, regista franco-senegalese che con Atlantique ha conquistato il Grand Prix a Cannes e che continua a esplorare le memorie coloniali, i corpi migranti e le eredità invisibili della storia africana con uno sguardo poetico e politico insieme. Premiare Mati Diop significa riconoscere un cinema che non si accontenta di raccontare il presente ma va a scavare nelle radici profonde di chi siamo e di dove veniamo.
Il Premio Sancassani — dedicato a figure del mondo della produzione e della distribuzione che abbiano contribuito in modo significativo alla crescita del cinema italiano — andrà quest’anno a Domenico Procacci, fondatore di Fandango e produttore di una filmografia che include titoli fondamentali del cinema italiano degli ultimi trent’anni. Da Gomorra di Matteo Garrone a La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Procacci ha avuto il coraggio e la visione di sostenere autori difficili, scomodi, ambiziosi, contribuendo a costruire quella stagione d’oro del cinema italiano che il mondo ci ha invidiato. Un riconoscimento più che meritato.
Infine, il Premio Famiglia Cristiana 2026 andrà a Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, regista e autore siciliano che con film come La mafia uccide solo d’estate ha saputo raccontare la criminalità organizzata e le sue vittime con un tono tragicomico, personale e profondamente civile, raggiungendo un pubblico vastissimo senza mai tradire la complessità del tema. Un cinema che parla a tutti, senza abbassare la guardia: esattamente il tipo di cinema che vale la pena premiare.
«Che Spettacolo!» e «Cinematografo Incontra»: il programma di incontri alle Procuratie
I premi sono il momento più visibile, ma il programma della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 è molto più articolato. Le Procuratie ospiteranno due format principali che scandiscono le giornate della Mostra con un ritmo di incontri, riflessioni e conversazioni aperte al pubblico.
Il primo è «Che Spettacolo!», un format pensato per essere accessibile, vivace e capace di coinvolgere non solo gli addetti ai lavori ma chiunque ami il cinema e voglia capirlo meglio. Il titolo stesso ha un doppio senso felice: è un’esclamazione di meraviglia davanti alla potenza del cinema, ma è anche una dichiarazione di metodo — il cinema come spettacolo nel senso più alto del termine, come esperienza collettiva che trasforma chi la vive. Gli incontri di «Che Spettacolo!» esplorano il cinema da angolature diverse: la scrittura, la regia, la produzione, la distribuzione, il rapporto con il pubblico, il futuro delle sale. Un panorama a tutto tondo che rende giustizia alla complessità di un’industria e di un’arte che non smette mai di reinventarsi.
Il secondo format è «Cinematografo Incontra», che porta alle Procuratie autori, attori e protagonisti della cultura per conversazioni più approfondite, spesso legate ai film in programma alla Mostra. È il tipo di incontro in cui un regista racconta il film che ha appena presentato in concorso, in cui un attore spiega come ha costruito un personaggio, in cui un critico mette in prospettiva un’opera rispetto alla storia del cinema. Il nome non è casuale: Cinematografo è la storica rivista della Fondazione Ente dello Spettacolo, uno dei più longevi strumenti di critica e cultura cinematografica in Italia, e portarla fisicamente sullo schermo di un incontro pubblico è un modo per ricordare che il cinema vive anche di parole, di analisi, di memoria critica.
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Insieme, i due format costruiscono qualcosa di raro nel panorama della Mostra: uno spazio in cui il cinema non è solo da vedere ma da pensare, da discutere, da amare consapevolmente. In un’epoca in cui l’attenzione è frammentata e i contenuti si moltiplicano a velocità vertiginosa, fermarsi a ragionare su cosa stiamo guardando e perché è un atto quasi rivoluzionario.
Venezia 83 come laboratorio: le voci emergenti e il futuro del cinema internazionale
Uno degli aspetti più interessanti della presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 è l’attenzione riservata alle voci emergenti del cinema internazionale. La Mostra di Venezia — con le sue sezioni parallele come Orizzonti, Orizzonti Extra e la Settimana della Critica — è da sempre uno dei luoghi in cui il cinema di domani si mostra per la prima volta al mondo. E la fondazione, con la sua lunga storia di attenzione al cinema d’autore e di ricerca, è particolarmente ben posizionata per intercettare e valorizzare questi talenti.
Il Premio Bresson a Pedro Costa e il Premio Le vie dell’immagine a Mati Diop sono due segnali chiari in questa direzione: non si premia solo chi ha già una carriera consolidata, ma chi ha aperto strade nuove, chi ha dimostrato che il cinema può ancora sorprendere, ancora disturbare, ancora emozionare in modi inattesi. Pedro Costa ha impiegato decenni a costruire la sua reputazione al di fuori dei circuiti commerciali; Mati Diop ha portato uno sguardo generazionale e geopolitico che il cinema europeo aveva bisogno di ascoltare. Premiarli a Venezia significa amplificare queste voci in uno dei contesti più influenti del mondo cinematografico.
C’è poi una dimensione formativa e di scoperta che attraversa tutto il programma della fondazione: gli incontri alle Procuratie non sono solo per i professionisti del settore, ma per chiunque voglia avvicinarsi al cinema con curiosità e profondità . In un momento in cui le scuole di cinema proliferano e le piattaforme digitali hanno democratizzato l’accesso agli strumenti di produzione, la capacità di raccontare storie con senso critico e consapevolezza culturale è più preziosa che mai. La fondazione, con la sua storia e la sua rete di relazioni, può contribuire a costruire quella consapevolezza in modo autentico e duraturo.
Perché seguire la Fondazione Ente dello Spettacolo al Lido
In un festival che attira l’attenzione mediatica soprattutto per le star sul red carpet e per i verdetti della giuria, la presenza della Fondazione Ente dello Spettacolo a Venezia 83 rappresenta qualcosa di diverso e complementare: un presidio culturale che ricorda perché il cinema esiste e cosa può fare quando è al meglio di sé. Non è un’operazione nostalgica — tutt’altro. I premiati di quest’anno, da Pedro Costa a Mati Diop, da Domenico Procacci a Pif, sono figure pienamente contemporanee, impegnate a capire il presente e a immaginare il futuro.
La Fondazione Ente dello Spettacolo, con i suoi talk alle Procuratie e i suoi riconoscimenti, costruisce ogni anno un racconto parallelo della Mostra: meno glamour, più sostanza, ma non per questo meno appassionante. Anzi, spesso è proprio in quegli incontri, in quelle conversazioni, in quelle cerimonie che si capisce davvero cosa sta succedendo nel cinema mondiale, dove stanno andando le idee, quali sono le domande che i cineasti più interessanti si stanno ponendo.
Dal 2 al 12 settembre 2026, con Alberto Barbera alla guida artistica della Mostra e Davide Milani alla presidenza della fondazione, il Lido diventa ancora una volta il posto in cui vale la pena essere — o almeno seguire con attenzione, anche da lontano. Perché il cinema, quello vero, non finisce quando si accendono le luci in sala: comincia lì, e poi continua, nelle conversazioni, nei premi, nelle riflessioni che eventi come questo rendono possibili.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








