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Dio ride di Giovanni Veronesi chiude Venezia 2026

Chiudere la Mostra del Cinema di Venezia non è mai un compito banale: significa portare sullo schermo del Palazzo del Cinema l’ultima parola di un’edizione intera, raccogliere l’energia di dieci giorni di proiezioni, premi e dibattiti e consegnarla al pubblico come sigillo definitivo. Quest’anno, a farlo è Giovanni Veronesi con Dio ride, scelto come film di chiusura della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica — un annuncio che ha fatto discutere, incuriosire e, soprattutto, venire voglia di saperne di più su quello che il regista toscano ha costruito per il grande appuntamento lagunare. Benvenuti nel cuore di dio ride venezia 2026, dove il cinema italiano si prende la ribalta finale.

Un chiusura che sa di scommessa: Veronesi sul palco più grande

Non capita tutti gli anni che un regista italiano si trovi a chiudere la Mostra di Venezia con un’opera tutta sua, scritta e diretta in prima persona. Giovanni Veronesi — autore capace di muoversi con disinvoltura tra commedia popolare e racconto più intimo — porta a Venezia 2026 un progetto che porta la sua firma in modo totale: è lui il regista, è lui lo sceneggiatore. Una scelta autoriale netta, che trasforma Dio ride in una dichiarazione di poetica oltre che in un film.

La Biennale Cinema 2026 ha annunciato la selezione di Dio ride come film di chiusura con un comunicato ufficiale che non lasciava spazio a dubbi: il titolo veronesian avrebbe concluso l’edizione dopo la cerimonia di premiazione, nella serata di sabato 12 settembre. Un posizionamento strategico e simbolico allo stesso tempo. Il film di chiusura non compete per i premi — il Leone d’Oro e i riconoscimenti collaterali vengono assegnati prima — ma occupa uno spazio di visibilità assoluta, davanti a una platea di giornalisti, professionisti del settore e appassionati che hanno vissuto l’intera settimana veneziana.

Scegliere un regista italiano per questo ruolo significa anche mandare un segnale preciso sul cinema nazionale: c’è qualcosa da dire, e qualcuno capace di dirlo. La Mostra non lo fa per campanilismo, ma perché ritiene che quel titolo abbia la forza giusta per chiudere il cerchio.

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Il Palazzo del Cinema come palcoscenico d’eccezione

La prima mondiale di Dio ride avviene al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, nella serata del 12 settembre 2026, subito dopo la cerimonia di premiazione. È uno degli spazi più carichi di storia del cinema europeo: quella sala ha visto passare decenni di capolavori, scandali, ovazioni e fischi memorabili. Portarci un film come atto conclusivo significa confrontarsi con tutto quel peso, con quella tradizione.

Per Veronesi, la proiezione di chiusura rappresenta anche una forma di consacrazione critica: non si tratta di un passaggio in concorso, ma di una presenza che la Biennale riserva a opere ritenute capaci di parlare a un pubblico ampio e variegato. Il film di chiusura deve tenere insieme la platea internazionale che affolla Venezia nell’ultima serata — critica, industria, cinefili — senza perdere il filo della propria identità.

La scelta del Palazzo del Cinema come sede della première mondiale non è un dettaglio secondario: è la sala principale della Mostra, quella dove si svolgono le proiezioni più attese e dove il cinema viene vissuto nella sua dimensione più solenne e collettiva. Vedere Dio ride lì, per la prima volta al mondo, è un’esperienza che appartiene a chi sarà presente quella sera sul Lido.

Giovanni Veronesi: un autore che si racconta attraverso i titoli

Per capire cosa aspettarsi da Dio ride, vale la pena soffermarsi su chi è Giovanni Veronesi come autore. Regista e sceneggiatore di lungo corso, ha costruito una carriera in cui la capacità narrativa si è sempre intrecciata con un gusto preciso per i personaggi — figure spesso in bilico tra il ridicolo e il commovente, tra la leggerezza della commedia e la profondità del dramma.

Il fatto che Dio ride porti la sua doppia firma — regia e scrittura — suggerisce un progetto particolarmente personale, in cui la voce autoriale non è mediata da altri apporti creativi sulla pagina. Veronesi ha costruito il film dall’interno, dalla prima parola del copione fino all’ultima inquadratura. È il tipo di operazione che un regista fa quando ha qualcosa di specifico da dire, qualcosa che non vuole affidare a nessun altro.

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Il titolo stesso — Dio ride — è una scelta che invita alla riflessione: tre parole semplici che aprono uno spazio enorme di interpretazione. Chi è questo Dio che ride? Di cosa ride? Con chi? Contro chi? Un titolo così funziona come una domanda aperta, e le domande aperte sono il terreno su cui il cinema migliore lavora. Non dare risposte preconfezionate, ma creare le condizioni perché lo spettatore le cerchi da solo.

Dio ride venezia 2026: perché questo appuntamento conta per il cinema italiano

Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, la presenza di Dio ride come film di chiusura della 83ª Mostra di Venezia assume un significato che va oltre il singolo titolo. Venezia è il festival più antico del mondo — la Biennale Cinema porta con sé decenni di storia e un’autorevolezza internazionale difficile da eguagliare — e ogni anno la selezione dei film che aprono e chiudono l’edizione viene letta come un termometro dello stato del cinema globale.

Che un film italiano, scritto e diretto da un autore italiano, chiuda l’edizione 2026 è un fatto da non sottovalutare. Significa che la direzione artistica della Mostra ha visto in Dio ride qualcosa di capace di rappresentare non solo il cinema nazionale, ma di dialogare con il pubblico internazionale che affollerà il Palazzo del Cinema quella sera di settembre. È una responsabilità enorme, e al tempo stesso un’opportunità rarissima.

Per i cinefili italiani, l’appuntamento del 12 settembre 2026 è segnato in rosso: la première mondiale di Dio ride è uno di quei momenti in cui il cinema smette di essere intrattenimento e diventa evento culturale nel senso più pieno del termine. Dopo la cerimonia dei premi, dopo che i leoni d’oro e d’argento saranno stati assegnati, sarà il turno di Veronesi — e di chiunque abbia avuto la fortuna di essere lì — a scoprire cosa ha da dire questo film.

Quello che succederà nelle sale italiane dopo la première veneziana, come il pubblico risponderà all’opera, quale sarà la ricezione critica al di là del Lido: sono tutte domande aperte che troveranno risposta nelle settimane successive. Per ora, l’unica certezza è che Dio ride ha già vinto la sua prima sfida — essere scelto per chiudere uno dei festival più importanti al mondo — e che Giovanni Veronesi si presenta a quell’appuntamento con tutto il peso e il privilegio di chi sa di avere qualcosa da dire, e finalmente il palco giusto per dirlo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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