Categorie: Oscar

Minotaur rappresenterà la Francia agli Oscar: il dramma di Zvyagintsev vince a Cannes

C’è un nome che rimbalza tra Cannes e Hollywood con la forza di chi non ha più niente da perdere — e forse proprio per questo dice tutto: Andrey Zvyagintsev torna al centro della scena internazionale con Minotaur, il film con cui la Francia ha deciso di giocarsi la carta più pesante nella corsa all’Oscar come miglior film internazionale. Una scelta che non è soltanto un atto di fiducia verso un autore, ma un gesto politico e culturale di raro coraggio. Il minotaur oscar france — ovvero la candidatura ufficiale transalpina ai 99° Academy Awards — è già uno degli episodi più carichi di significato della stagione cinematografica in corso.

Il Gran Premio di Cannes 2026 e la genesi di un’opera fuori dal comune

Minotaur ha conquistato il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2026, il secondo riconoscimento più prestigioso della Croisette, quello che storicamente va ai film capaci di dividere, disturbare, restare sotto pelle. Non è un caso: Zvyagintsev è uno di quegli autori che non accarezzano mai lo spettatore, che preferiscono la ferita chirurgica all’abbraccio consolatorio. Già con Leviathan e poi con Loveless aveva dimostrato di saper trasformare la Russia contemporanea in un paesaggio morale spietato, dove lo Stato e la famiglia si somigliano nei loro meccanismi di sopraffazione.

Con Minotaur il regista russo in esilio compie un’operazione ancora più audace: prende La femme infidèle, il film del 1969 firmato da Claude Chabrol, e lo trasporta nella Russia del 2022, quella dell’anno in cui tutto è cambiato. Il risultato è una co-produzione Francia-Lettonia-Germania che porta nel titolo stesso il peso del labirinto: il Minotauro, quella creatura intrappolata in un dedalo non di sua scelta, è metafora perfetta per un protagonista — e forse per un’intera società — che non trova uscita.

La trama: Gleb nel labirinto del potere e del sospetto

Al centro di Minotaur c’è Gleb, dirigente d’azienda che si ritrova assediato su ogni fronte. Da un lato lo tormentano i sospetti di un tradimento coniugale; dall’altro si trova di fronte a una richiesta che lo mette in una posizione impossibile sul piano professionale e morale. È la struttura classica del thriller politico — genere che Zvyagintsev maneggia con la stessa precisione con cui un chirurgo usa il bisturi — innestata su un tessuto narrativo mutuato dal cinema francese della Nouvelle Vague tardiva.

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Chabrol, nel suo originale, raccontava la borghesia francese con l’ironia tagliente di chi la conosce dall’interno. Zvyagintsev fa qualcosa di diverso: spoglia quella storia di ogni ironia e la immerge in un contesto dove le scelte individuali hanno conseguenze collettive, dove il privato è sempre già politico. Ambientare la vicenda nella Russia del 2022 non è un dettaglio di colore: è il cuore pulsante dell’operazione, la scelta che trasforma un adattamento in un atto di testimonianza.

Perché la Francia ha scelto Minotaur per gli Oscar

La decisione del comitato francese di puntare su Minotaur per la corsa al miglior film internazionale ai 99° Academy Awards è arrivata al termine di un processo di selezione rigoroso. Secondo quanto riportato da Variety, il comitato ha condotto audizioni con produttori, agenti di vendita internazionale e distributori statunitensi prima di esprimere la propria preferenza. Non si tratta quindi di una scelta romantica o puramente simbolica: è una valutazione strategica, che tiene conto della ricettività del mercato americano e della capacità del film di dialogare con le sensibilità dell’Academy.

E la Francia ha tutte le ragioni per credere in questo progetto. Zvyagintsev è un nome che Hollywood conosce bene: Leviathan era già arrivato alla nomination agli Oscar nel 2015, e Loveless aveva ripetuto l’impresa nel 2018. Due nomination in tre film — un curriculum che pochi autori europei possono vantare. In più, il fatto che Minotaur sia una co-produzione con radici francesi rende la candidatura non solo legittima ma coerente con la storia del progetto.

C’è poi una dimensione che va oltre il calcolo cinematografico. Scegliere un film di un regista russo in esilio, ambientato nella Russia del 2022, significa anche prendere una posizione. La Francia, attraverso il suo comitato Oscar, dice qualcosa sul tipo di cinema che vuole rappresentare nel mondo: un cinema che non guarda dall’altra parte, che usa la finzione per dire verità che i comunicati ufficiali non possono contenere.

Zvyagintsev, il cinema dell’esilio e la tradizione dell’adattamento

Parlare di Minotaur senza parlare della condizione di Zvyagintsev sarebbe come descrivere un labirinto senza menzionare le sue pareti. Il regista russo lavora in esilio, lontano dal paese che ha sempre raccontato con lucidità impietosa. Questa distanza fisica non ha indebolito il suo sguardo — semmai lo ha reso ancora più nitido, privo delle mediazioni che la prossimità a volte impone.

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La scelta di adattare Chabrol è in questo senso rivelatrice. La femme infidèle è un film che parla di tradimento, di segreti, di ciò che le persone fanno quando credono di non essere osservate — e delle conseguenze quando qualcuno inizia a guardare. Zvyagintsev prende questo schema e lo porta in un contesto dove lo sguardo dello Stato è onnipresente, dove il segreto è una forma di sopravvivenza e il tradimento può avere significati multipli e sovrapposti. L’adattamento non è mai mero omaggio: è riappropriazione, trasformazione, dialogo tra cinematografie e tra epoche.

Vale la pena ricordare che la tradizione del cinema francese nell’adattare e reinterpretare materiali narrativi di altre culture è lunga e gloriosa. Che ora sia un autore russo a fare il percorso inverso — partire da un classico francese per raccontare la Russia — ha qualcosa di circolare e di poeticamente giusto. Per approfondire il progetto e la sua genesi, Villa Albertine ha pubblicato una scheda dettagliata con tutti i dettagli della selezione ufficiale.

Cosa aspettarsi dalla corsa agli Oscar e dal futuro del film

La strada verso la nomination effettiva ai 99° Academy Awards è ancora lunga. Il comitato dell’Academy dovrà prima stilare la shortlist dei quindici titoli ammessi alla fase finale, e poi la lista ristretta dei cinque nominati. La concorrenza internazionale è ogni anno feroce: paesi come Germania, Spagna, Giappone, Corea del Sud e Brasile portano regolarmente titoli di altissimo livello, e il favore dell’Academy non è mai scontato.

Eppure il profilo di Minotaur — il premio di Cannes, la firma di Zvyagintsev, la co-produzione europea, l’ambientazione politicamente carica — lo rende un candidato che difficilmente passerà inosservato. I distributori americani, che il comitato francese ha già consultato nella fase di selezione, sono evidentemente convinti del potenziale del film sul mercato statunitense. E quando Hollywood e la Croisette concordano su un titolo, di solito vale la pena prestare attenzione.

Nel frattempo, Minotaur continuerà il suo percorso nei festival e nelle sale internazionali, portando con sé quella domanda che ogni grande film sa porre senza rispondere: fin dove siamo disposti ad arrivare quando il labirinto che abitiamo comincia a somigliarci troppo? Zvyagintsev non offre vie d’uscita facili — ma è esattamente per questo che vale la pena seguirlo fino in fondo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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