È disponibile su Netflix da ieri, 27 ottobre 2026 — esattamente tre anni dopo la scomparsa di Matthew Perry — la docuserie in tre puntate che porta il titolo evocativo The One About Matthew Perry: un progetto che prova a fare i conti con la vita, la morte e il tormento interiore di uno degli attori più amati della televisione americana, scegliendo di farlo attraverso le voci di chi lo ha conosciuto davvero, lontano dai riflettori di un set leggendario come quello di Friends.
Un anniversario che pesa: perché questa docuserie arriva adesso
La coincidenza non è casuale. Scegliere il 27 ottobre 2026 come data di debutto su Netflix significa posizionare the one about matthew perry netflix esattamente nel cuore di un anniversario che il pubblico non ha dimenticato: il 28 ottobre 2023, Matthew Perry moriva a 54 anni per un’overdose accidentale, lasciando un vuoto che chiunque abbia mai riso con Chandler Bing ha sentito come qualcosa di personale.
Tre anni di distanza sono, in un certo senso, il tempo minimo necessario per tentare di trasformare il dolore in racconto. Non abbastanza per smettere di fare male, ma abbastanza per provare a dare una forma a quello che è successo. Ed è esattamente questo l’equilibrio su cui lavora la regista Mary Robertson, che ha diretto e prodotto esecutivamente la serie per Maxine Productions. Robertson non è un nome nuovo nel panorama dei documentari difficili: è la stessa autrice di Quiet On Set: The Dark Side Of Kids TV, la docuserie che ha fatto tremare l’industria televisiva americana portando alla luce gli abusi sistematici dietro le produzioni per ragazzi di Nickelodeon. Un curriculum che dice molto sull’approccio che ci si può aspettare: sguardo diretto, nessuna concessione alla mitizzazione, volontà di andare dove fa male.
Chandler Bing e oltre: chi era davvero Matthew Perry
Per capire il peso specifico di questa docuserie, bisogna ricordare chi era Matthew Perry per una generazione intera. Dal 1994 al 2004, per 236 episodi, ha interpretato Chandler Bing in Friends, la sitcom che ha ridefinito la commedia televisiva americana e che ancora oggi — a oltre vent’anni dalla conclusione — conta milioni di spettatori in tutto il mondo grazie allo streaming. Chandler era il personaggio del sarcasmo difensivo, quello che nascondeva l’insicurezza dietro la battuta perfetta, quello che faceva ridere proprio perché si capiva che sotto c’era qualcosa di fragile.
Non era solo recitazione. Perry ha raccontato più volte — nel suo libro di memorie, in interviste sparse nel corso degli anni — come la dipendenza da alcol e farmaci avesse accompagnato gran parte della sua vita adulta, compresa buona parte degli anni trascorsi sul set di Friends. La sua lotta contro la dipendenza era diventata, col tempo, una parte pubblica e dichiarata della sua identità: un uomo che non si nascondeva, che parlava apertamente di ricadute e riabilitazioni, che usava la sua notorietà anche per togliere lo stigma da una malattia che colpisce senza guardare in faccia né il successo né i soldi.
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Ecco perché The One About Matthew Perry non è, e non poteva essere, semplicemente un tributo nostalgico. È un tentativo di guardare in faccia quella contraddizione: l’uomo che faceva ridere il mondo intero mentre combatteva una guerra silenziosa e devastante dentro di sé.
Cosa racconta la docuserie: voci vicine, assenze pesanti
La struttura in tre puntate permette a the one about matthew perry netflix di articolare il racconto su più livelli temporali e tematici, senza dover comprimere tutto in un unico atto. Le testimonianze al centro della serie provengono da familiari stretti e amici di Perry: persone che lo hanno frequentato nella vita reale, fuori dal set, e che possono offrire una prospettiva diversa da quella che il pubblico ha sempre visto attraverso lo schermo.
C’è però un’assenza che colpisce, e che ha già fatto discutere: nessuno del cast di Friends ha partecipato alle interviste. Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, David Schwimmer — i cinque attori con cui Perry ha condiviso un decennio di set e una delle esperienze professionali più intense della storia della televisione — non compaiono nella docuserie. Non sappiamo le ragioni di questa scelta o di questa assenza: se sia stata una decisione della produzione, una scelta personale dei singoli attori o il risultato di trattative non andate a buon fine. Quello che sappiamo — ed è Variety a confermarlo — è che nessuno di loro ha rilasciato interviste per il progetto.
Questa assenza non è necessariamente un difetto: può essere letta come una scelta precisa di campo. Mary Robertson sembra voler raccontare Matthew Perry l’uomo, non Chandler Bing la leggenda televisiva. Le voci di chi lo conosceva al di fuori di quel contesto professionale — e al di fuori della mitologia collettiva di Friends — possono restituire qualcosa di più autentico e meno filtrato dall’immagine pubblica. È un rischio narrativo, ma anche una scelta di onestà intellettuale.
Il tema della dipendenza: un racconto che non si sottrae
Il cuore tematico di the one about matthew perry netflix è la dipendenza: non come elemento di contorno o come dettaglio biografico da citare per completezza, ma come filo conduttore di tutta la narrazione. La morte di Perry nell’ottobre del 2023 — classificata come overdose accidentale — non può essere separata da una vita segnata da decenni di lotta con l’alcol e i farmaci. Ignorarlo significherebbe raccontare una storia falsa.
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Robertson ha già dimostrato con Quiet On Set di saper affrontare argomenti scomodi senza scivolare nel sensazionalismo. La speranza — e in parte la promessa implicita di un progetto del genere — è che la stessa cura venga applicata a un tema delicato come quello della dipendenza, che troppo spesso nel racconto mediatico viene ridotto a scandalo o a tragedia hollywoodiana. Perry merita meglio di questo, e il pubblico che lo ha amato anche.
La dipendenza non è una debolezza morale, non è il rovescio oscuro del successo, non è la punizione per aver avuto troppo. È una malattia, e Perry lo ha detto con chiarezza più volte nel corso della sua vita. Una docuserie che riesca a raccontarlo con questa consapevolezza farebbe non solo onore alla sua memoria, ma potrebbe avere un impatto reale su chi guarda e magari si riconosce in quella lotta.
Mary Robertson e la firma di un documentario difficile
Vale la pena soffermarsi ancora sulla scelta della regista, perché non è un dettaglio secondario. Mary Robertson è diventata un punto di riferimento per i documentari che scavano dentro le industrie dello spettacolo e ne portano alla luce le zone d’ombra. Con Quiet On Set: The Dark Side Of Kids TV ha dimostrato di saper costruire un racconto rigoroso e coinvolgente anche quando i soggetti sono complessi, le fonti sono molteplici e la materia è emotivamente carica.
Portare quella sensibilità su un progetto come The One About Matthew Perry — prodotto da Maxine Productions e distribuito globalmente da Netflix — significa avere a disposizione risorse importanti e una piattaforma con una portata enorme. Significa anche assumersi una responsabilità significativa: raccontare la vita e la morte di una persona reale, amata da milioni di persone, cercando di restituire verità invece di semplice commozione.
Puoi trovare la serie completa su Netflix, dove tutte e tre le puntate sono già disponibili. Tre anni dopo la sua morte, The One About Matthew Perry prova a fare quello che il racconto pubblico non era ancora riuscito a fare: guardare a quest’uomo nella sua interezza, con la stessa onestà con cui lui, negli anni, aveva guardato se stesso. Non è poco.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
La docuserie The One About Matthew Perry Netflix debutta su Netflix il 27 ottobre 2026, tre anni dopo la morte dell'attore. Tre puntate dirette da Mary Robertson.






