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Il profilo dell’altra: Francesco Bruni porta Irene Graziosi sullo schermo con Pilar Fogliati

Il profilo dell'altra: Francesco Bruni adatta Irene Graziosi con Pilar FogliatiC'è un certo tipo di cinema italiano che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire: lavora sull'intimità, sulle crepe dei personaggi, sui silenzi

C’è un certo tipo di cinema italiano che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire: lavora sull’intimità, sulle crepe dei personaggi, sui silenzi carichi di significato. Il profilo dell’altra film di Francesco Bruni sembra appartenere esattamente a quella famiglia, e la sua presentazione alla XXI Festa del Cinema di Roma il 22 ottobre 2026 ha confermato che questo adattamento del romanzo di Irene Graziosi è uno dei titoli più attesi e discussi della stagione cinematografica italiana.

Da pagina a schermo: il romanzo di Irene Graziosi prende vita

Tutto nasce da un libro. Irene Graziosi ha scritto Il profilo dell’altra, pubblicato da Edizioni E/O, un romanzo che ha saputo intercettare qualcosa di preciso nel modo in cui viviamo le identità digitali, il confronto con l’altra, la distanza abissale che può esistere tra due donne della stessa generazione — o di generazioni diverse — che abitano mondi apparentemente paralleli ma in realtà lontanissimi. È il tipo di narrativa che si presta naturalmente al cinema: psicologica, visiva, costruita su contrasti netti.

Francesco Bruni ha raccolto questa sfida firmando sia la regia che la sceneggiatura. Non è la prima volta che Bruni si confronta con materiale letterario e con storie di formazione e trasformazione — è uno dei registi italiani più attenti alle dinamiche relazionali, capace di trovare il ritmo giusto per racconti che vivono di sfumature piuttosto che di colpi di scena. Adattare Il profilo dell’altra significava però misurarsi con un testo che parla esplicitamente di identità costruite online, di ossessione, di invidia e ammirazione mescolate insieme in modo quasi inestricabile. Una materia non semplice da tradurre in immagini senza cadere nella didascalia.

Pilar Fogliati e Ginevra Francesconi: due facce di uno stesso specchio

Il cuore pulsante del film è il duo protagonista, e la scelta del cast dice già molto sull’ambizione del progetto. Pilar Fogliati interpreta Antonia, trent’anni, una donna riservata e colta che ha alle spalle un successo letterario e che oggi lavora come cameriera in un bar. È un personaggio che porta su di sé il peso di qualcosa di incompiuto, di una promessa che il mondo — o lei stessa — non ha mantenuto. Fogliati, che ha costruito la sua carriera su ruoli brillanti e spesso ironici, qui cambia pelle in modo deciso: è un’Antonia grigia, trattenuta, che osserva più di quanto parli.

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Di fronte a lei, o meglio: sullo schermo di un telefono, nella vita social che Antonia spia con crescente ossessione, c’è Cecilia, diciotto anni, content creator, interpretata da Ginevra Francesconi. Il contrasto visivo ed emotivo tra le due è già tutto nel casting: la Fogliati che porta con sé un’aura di stanchezza adulta e di talento represso, la Francesconi che incarna la luminosità — forse artificiale, forse no — di chi vive di visibilità e di presente. Il profilo dell’altra film si costruisce esattamente su questa tensione, su questo specchio deformante in cui Antonia si guarda attraverso Cecilia.

Vale la pena sottolineare che, stando a quanto emerso intorno alla presentazione romana, Pilar Fogliati ha voluto fortemente questo ruolo. Non è un dettaglio marginale: un’attrice che sceglie attivamente di allontanarsi dalla zona di comfort, che cerca un personaggio opaco e difficile da amare, sta facendo una dichiarazione precisa sulla propria traiettoria artistica. E Bruni, evidentemente, ha visto in lei qualcosa che il pubblico abituato alla sua verve comica non si aspettava.

Milano e Roma come scenari di un’identità spezzata

Un elemento che caratterizza Il profilo dell’altra film sul piano visivo è la geografia urbana che fa da sfondo alla storia. La narrazione si muove tra Milano e Roma, due città che nel cinema italiano contemporaneo non sono mai semplici sfondi: portano con sé codici culturali, ritmi di vita, aspettative sociali profondamente diverse. Milano come città della performance e dell’efficienza, Roma come spazio più caotico e umano — o viceversa, a seconda di come la si guarda. Bruni usa questa doppia ambientazione per amplificare il senso di spaesamento di Antonia, che non appartiene pienamente a nessuno dei due mondi che il film mette in scena.

È una scelta registica che riflette fedelmente lo spirito del romanzo di Graziosi: la storia non è mai solo quella di due donne, ma di due modi di stare al mondo, di due rapporti con il corpo, con il tempo, con il successo e il fallimento. La content creator Cecilia esiste in uno spazio quasi immateriale, fatto di luce artificiale e di metriche di engagement; Antonia invece è radicata in un presente opaco, fisico, fatto di turni di lavoro e di pagine scritte e forse dimenticate.

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La Festa del Cinema di Roma come palcoscenico ideale

La scelta di presentare Il profilo dell’altra alla Festa del Cinema di Roma — alla sua ventunesima edizione — non è casuale. La Festa ha sempre avuto una vocazione diversa rispetto ai grandi festival competitivi: è uno spazio di incontro tra il cinema d’autore e il pubblico generalista, un luogo dove un film come questo può trovare la sua platea naturale senza essere schiacciato dalla logica dei premi e delle classifiche. Il 22 ottobre 2026 ha segnato il momento in cui il progetto ha smesso di essere un’attesa e ha cominciato a essere una conversazione.

Le prime reazioni dopo la proiezione hanno confermato che il film sa come usare le sue interpreti, e che Bruni ha trovato un equilibrio tra fedeltà al testo di Graziosi e necessità cinematografiche proprie. Cinematografo.it è tra le testate che hanno già affrontato il film in modo approfondito, a testimonianza di quanto l’attenzione critica intorno a questo titolo sia già significativa.

Francesco Bruni e il cinema delle relazioni difficili

Francesco Bruni è un autore che ha sempre dimostrato una particolare sensibilità per i personaggi in bilico — tra generazioni, tra aspettative e realtà, tra chi si vuole essere e chi si è diventati. Adattare Il profilo dell’altra si inserisce coerentemente in questa traiettoria: è un film che parla di ossessione digitale, certo, ma soprattutto di identità, di come ci costruiamo guardando gli altri, di quanto il confronto possa diventare una forma di autodistruzione silenziosa.

Il fatto che Bruni abbia scelto di lavorare su un romanzo contemporaneo, scritto da una voce giovane come quella di Irene Graziosi, dice anche qualcosa sulla sua capacità di restare in ascolto del presente. Non c’è nostalgia in questo progetto, né la tentazione di addomesticare una storia scomoda per renderla più rassicurante. E questo, nel panorama del cinema italiano di oggi, è già di per sé una notizia.

Quello che rimane, dopo la Festa di Roma, è la sensazione che Il profilo dell’altra abbia tutte le carte in regola per essere uno di quei film di cui si continua a parlare ben oltre la stagione festivaliera — non per clamore, ma per quella qualità rara di toccare qualcosa di vero nel modo in cui viviamo, ci confrontiamo e ci perdiamo nell’immagine degli altri.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.