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Anguane, le voci dell’acqua: dal 8 novembre al cinema il mistero delle creature delle acque

Anguane, le voci dell'acqua: al cinema dall'8 novembreMancano pochissime ore all'uscita nelle sale e l'attesa è già palpabile: Anguane, le voci dell'acqua — il documentario diretto da Giovanni Pellegrini e dis

Mancano pochissime ore all’uscita nelle sale e l’attesa è già palpabile: Anguane, le voci dell’acqua — il documentario diretto da Giovanni Pellegrini e distribuito da Ginko Film — arriva nei cinema italiani a partire dall’8 novembre 2026, portando sullo schermo un viaggio straordinario attraverso il cuore mitico e paesaggistico del Veneto. Settanta minuti di cinema che mescolano leggenda, musica, natura e urgenza ambientale in un’unica, fluente corrente narrativa.

Le Anguane: chi sono le custodi delle acque venete

Per capire davvero cosa rende Anguane, le voci dell’acqua un progetto così singolare, bisogna prima fare un passo indietro e immergersi nel folklore da cui nasce. Le Anguane sono figure leggendarie radicate nella tradizione orale del Veneto e delle aree alpine circostanti: spiriti femminili delle acque, guardiane di fiumi, sorgenti, laghi e paludi, capaci di proteggere o punire chi non rispettava gli equilibri naturali. Non sono semplici fate acquatiche: nella mitologia popolare veneta, le Anguane incarnano un rapporto profondo e ambivalente tra l’essere umano e l’elemento liquido, tra la civiltà rurale e le forze indomabili della natura.

Questa tradizione, tramandata per secoli nelle valli dolomitiche e lungo le rive lagunari, ha resistito all’industrializzazione e alla modernità come un sussurro ostinato. Ed è precisamente quel sussurro che il documentario si propone di raccogliere, amplificare e restituire allo spettatore contemporaneo. La scelta di costruire un film attorno a queste figure non è un esercizio di nostalgia folcloristica: è, al contrario, un atto culturale e politico, un modo per interrogare il presente attraverso le lenti del mito.

Il viaggio di Maria Roveran: dalle Dolomiti alla Laguna di Venezia

Al centro del documentario c’è Maria Roveran, performer che si fa guida e interprete di questo percorso immaginario. Il film la segue mentre traccia le orme delle Anguane lungo un fiume immaginario che parte dalle Dolomiti e scende fino alla Laguna di Venezia: un itinerario che non esiste sulle carte geografiche ma che attraversa luoghi reali, comunità vere, ecosistemi fragili e paesaggi di straordinaria bellezza.

La scelta di Roveran come figura guida è tutt’altro che casuale. La sua presenza scenica — capace di muoversi tra recitazione, danza e performance — permette al film di oscillare liberamente tra il registro documentaristico e quello quasi rituale, tra l’inchiesta ambientale e l’evocazione poetica. Non è una narratrice distaccata: è una partecipante, qualcuno che si lascia attraversare dalla leggenda tanto quanto la leggenda si lascia attraversare da lei.

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Il viaggio si snoda attraverso ambienti diversissimi: le rocce verticali e i boschi d’alta quota delle Dolomiti, i fondovalle con i loro corsi d’acqua, le pianure venete solcate da canali, fino alla distesa salmastra e mutevole della laguna. Ogni tappa è un capitolo a sé, con le sue voci, i suoi protagonisti, le sue sfide ecologiche. Anguane, le voci dell’acqua non è un documentario di viaggio nel senso convenzionale: è una mappa emotiva e culturale di un territorio che rischia di perdere la propria memoria.

Musica, mito e ambiente: la struttura del documentario

Uno degli elementi che distingue Anguane, le voci dell’acqua dalla produzione documentaristica più convenzionale è la centralità della musica. Joe Schievano, produttore e compositore, è tra i protagonisti del film, e il suo contributo non è semplicemente quello di un autore di colonne sonore: la musica qui è parte integrante della narrazione, un linguaggio parallelo che dialoga con il paesaggio e con il mito.

Schievano porta nel progetto una sensibilità capace di tenere insieme tradizione e contemporaneità, folk e sperimentazione, acustico e elettronico. Il risultato è una partitura che non si limita a commentare le immagini, ma le abita, le trasforma, a volte le contraddice. In un film che parla di voci — le voci dell’acqua, appunto — la componente sonora non poteva che essere trattata con questa cura e questa ambizione.

Ma Anguane, le voci dell’acqua non si ferma al piano estetico. Il documentario integra in modo esplicito temi ambientali e contemporanei, affidando la parola a volontari e professionisti che lavorano ogni giorno per la tutela degli ecosistemi acquatici. Tra i protagonisti del film figurano i volontari di SOS Anfibi, impegnati nella protezione degli anfibî minacciati dall’inquinamento e dalla perdita di habitat; il Gruppo Speleologico CAI di Vittorio Veneto, che esplora e documenta le cavità sotterranee dove l’acqua scava la roccia nel silenzio; e i militanti di Legambiente, da decenni in prima linea nella difesa dei corsi d’acqua italiani.

A queste voci si affiancano professionisti istituzionali e accademici, che offrono una prospettiva scientifica e storica sulla crisi idrica, sulla qualità delle acque, sulla biodiversità degli ambienti umidi veneti. Il film costruisce così un dialogo a più livelli: tra mito e scienza, tra passato e presente, tra bellezza e urgenza. Non si tratta di un documentario-denuncia nel senso più militante del termine, ma di un’opera che lascia che la realtà parli da sola, arricchita dalla potenza evocativa della leggenda.

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La prima al Cinema Rossini di Venezia: una serata da non perdere

L’appuntamento inaugurale è fissato per domenica 8 novembre alle ore 20:30 al Cinema Rossini di Venezia. La scelta della città lagunare non è ovviamente casuale: Venezia è il punto d’arrivo del viaggio immaginario del film, il luogo dove il fiume — reale o metaforico — si dissolve nel mare, dove le Anguane lasciano il passo a un’altra mitologia, quella della città sull’acqua per eccellenza.

Alla prima sarà presente Giovanni Pellegrini, il regista, insieme a Maria Roveran: un’occasione preziosa per il pubblico di entrare in contatto diretto con chi ha dato vita a questo progetto, di fare domande, di capire le scelte creative e le motivazioni profonde che stanno dietro a settanta minuti di cinema così particolari. Le proiezioni evento con il team del film sono sempre momenti speciali, e questa prima veneziana promette di essere una serata memorabile per chiunque ami il documentario d’autore e la cultura del territorio.

La distribuzione è affidata a Ginko Film, realtà specializzata nel cinema di qualità e nei documentari che meritano visibilità nelle sale. Per informazioni sulle proiezioni e sulle sale aderenti è possibile consultare il sito ufficiale di Ginko Film, che aggiorna costantemente il programma.

Perché questo documentario arriva nel momento giusto

C’è qualcosa di profondamente necessario nell’uscita di Anguane, le voci dell’acqua proprio in questo momento. Viviamo in un’epoca in cui il rapporto tra le comunità umane e le risorse idriche è diventato uno dei temi centrali del dibattito politico e scientifico: siccità, alluvioni, inquinamento delle falde, perdita di biodiversità acquatica sono emergenze che riguardano anche il Veneto, una regione che storicamente ha costruito la propria identità attorno all’acqua — i canali di Venezia, le risorgive della pianura, i torrenti dolomitici.

Recuperare la memoria delle Anguane non è un atto di nostalgia: è un modo per ricordarci che le culture tradizionali avevano sviluppato, attraverso il mito, una forma di rispetto e di consapevolezza ecologica che la modernità ha spesso cancellato. Il film di Pellegrini suggerisce che quelle voci antiche abbiano ancora qualcosa da dirci, che valga la pena fermarsi ad ascoltarle. In settanta minuti, con la grazia di un racconto e la serietà di un’inchiesta, Anguane, le voci dell’acqua riesce nell’impresa non semplice di rendere urgente ciò che sembra lontano e vicino ciò che sembra perduto.

Dal Dolomiti alla laguna, dalle grotte speleologiche agli archivi accademici, dalle performance di Maria Roveran alle note di Joe Schievano: il documentario di Giovanni Pellegrini è uno di quei film che fanno venire voglia di uscire dalla sala con occhi diversi, di guardare il primo corso d’acqua che si incontra per strada e chiedersi quante storie porta con sé. Vale la pena esserci dall’8 novembre.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.