47 Ronin con Keanu Reeves: interpretazione deludente per una leggenda stravolta

Keanu Reeves

Arriva in tutte le sale cinematografiche italiane oggi – giovedì 13 marzo – 47 Ronin (guarda il trailer italiano), film diretto da Carl Rinsch che vede protagonisti Keanu Reeves, Cary-Hiroyuki, Hiroyuki Sanada e Rinko Kichchi. La sceneggiatura – scritta da Chris Morgan e Hossein Amini – si basa sulla storia vera dei quarantasette Ronin, un gruppo di samurai che nel diciottesimo secolo si opposero allo shogun (ovvero il generale, più alta carica della forze armate) per vendicare l’uccisione del loro daimyo (il padrone) Oishi (Hiroyuki Sanada). Reeves dà volto e anima a Kai, un uomo emarginato, metà giapponese e metà britannico, che decide di unirsi ai 47 Ronin per condividere il loro obiettivo. Una storia che in Giappone è semplicemente leggenda e viene tramandata da secoli, generazione dopo generazione. Questa trasposizione fantasy però non convince fino in fondo. In America la pellicola è stata bocciata da critica e pubblico.

All’inizio del film si legge: “Raccontare la storia dei 47 Ronin è come raccontare la storia del Giappone…”. In realtà non è proprio così. Anzi. Della storia originale resta solo l’essenza: sono stati inseriti alcuni personaggi mai esistiti e di molti non è stato approfondito il ruolo pienamente. Anche l’innamoramento di Kai verso la figlia del suo nuovo padrone non deve essere piaciuto molto ai tradizionalisti che l’hanno considerato un po’ ingombrante. E proprio l’interpretazione di Reeves è ritenuta una delle peggiori: poco espressivo e per nulla convincente in questo ruolo. Sono ormai lontani i tempi di Neo in Matrix. Keanu non sembra nemmeno più lui. Una prova d’attore che lascia molto a desiderare.

E cosa dire invece della scelta di far recitare tutti gli attori giapponesi in inglese? Senza senso, ma così è stato deciso. La Universal Pictures aveva di base già tutto quello che serviva per dare vita ad un kolossal indimenticabile, ma non è riuscita a sfruttare questa occasione al meglio. Troppi effetti speciali e poco pathos: manca quello giusto per una storia così bella e coinvolgente. Questo incontro tra Oriente e Occidente non sembra aver raggiunto un buon risultato.

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