Categorie: Recensioni

X Men – Giorni di un futuro passato: Wolverine viaggia nel tempo

Gli appassionati di cinecomic stanno facendo il conto alla rovescia: il 22 maggio arriva anche in Italia X-Men – Giorni di un futuro passato, settimo capitolo della saga dedicata agli ormai celebri mutanti Marvel. Settimo capitolo, appunto: il fantasma della noia incombeva e rappresentava una minaccia concreta. Fortunatamente la regia è tornata nelle mani di Bryan Singer, che ancora una volta ha dimostrato di saperci fare ed essere un vulcano di idee. Ed ecco che stavolta si punta sui viaggi nel tempo: Wolverine, come sempre interpretato da Hugh Jackman, tenta di salvare la razza dei mutanti e tutto il genere umano da pericolosi robot che fanno piombare la Terra in un futuro post apocalittico da incubo; per riuscire nell’impresa, tuttavia, l’unico modo è tornare negli anni Settanta (con l’aiuto del professor Charles Xavier) per parlare con il se stesso e con gli X-Men del passato.

X MEN – GIORNI DI UN FUTURO PASSATO: PRIMO TRAILER ITALIANO

Questa pellicola agisce dunque su due fronti: da una parte ricostruisce il filo con i capitoli precedenti, dall’altra apre nuove porte e dà il via a dinamiche diverse da quelle tirate in ballo finora. Non solo: pur di evitare una guerra che si rivelerebbe sicuramente e totalmente distruttiva, i Mutanti mettono da parte qualsiasi rivalità. Manco a dirlo, di problemi e ostacoli ce ne saranno a gogò; fra questi la necessità di conciliare due personalità del tutto opposte come quella di Xavier e di Magneto, che nella versione giovanili hanno rispettivamente le sembianze degli ottimi James Mcavoy e Michael Fassbendner. L’incontro fra queste due figure è sicuramente elemento di grande interesse e punto di partenza verso un drastico cambiamento del futuro degli X Men e delle loro evoluzioni.

I fan della saga non resteranno delusi: Singer ha fatto un buon lavoro e di conseguenza anche il cast merita consenso e approvazione. Il ritmo è sempre serrato, le scene e i combattimenti spettacolari abbondano ma non mancano momenti più profondi e di riflessione, che spingono a soffermarsi sulla psicologia di alcuni personaggi cercando – e trovando – il perché dei loro atteggiamenti. I costumi sono accurati e stuzzicano la curiosità (anche tramite un tocco di paradosso) e la musica è azzeccata. Risultato? I Mutanti ci guadagnano in fascino. Certo, forse il regista avrebbe potuto fare a meno di innesti fin troppo sdolcinati e momenti che esercitano l’effetto del già visto, ma nel complesso la sfida può considerarsi vinta. La parola, adesso, va al pubblico italiano.

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