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Maleficent, la Disney cambia le carte in tavola: vince lo stesso?

C’era una volta la Bella addormentata nel bosco. E c’era, nella stessa fiaba, una strega di nome Malefica. Cattiva, molto cattiva. Con un unico obiettivo in testa, che guidava ogni suo passo e comandava ogni suo pensiero: vendicarsi di Re Stefano, padre della principessina Aurora. E proprio quest’ultima diventò strumento della sua vendetta, poiché Malefica la condannò con un sortilegio in base al quale sarebbe caduta in un sonno profondo al compimento del sedicesimo anno di età pungendosi con il fuso di un arcolaio. Creatura spietata, col cuore irrimediabilmente contaminato dall’odio, praticamente incapace di provare qualsiasi sentimento positivo e sempre affamata del male altrui. Portata sul grande schermo dalla Disney per la prima volta nel lontano 1959, Malefica pareva davvero senza alcuna possibilità di redenzione. Pareva. Perché poi è accaduto qualcosa. E proprio la Disney ha deciso di riabilitare – diciamo così – la sua figura. Con un escamotage, ovvero facendo un lungo salto indietro nel tempo per raccontare il suo passato. E cambiando le carte in tavola al punto da spiegare la sua malvagità, smorzarla, trasformarla in una “semplice” difesa. Un velo sotto cui si nasconde un animo ancora puro. Ebbene sì: in Maleficent, pellicola che approda nelle sale italiane il 28 maggio, il villain più amato di sempre diventa buono. Ma ferito, privato delle ali in senso sia letterale che figurato. Operazione coraggiosa, certa. I rischi erano tanti: alcuni sono stati abilmente scavalcati, altri hanno allontanato il sogno del trionfo.

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Diciamo subito che l’occhio gode parecchio: paesaggi mozzafiato, personaggi fiabeschi di ogni forma e misura, vedute aree valorizzate dal 3D. Dopo tutto il regista è Robert Stromberg, che qui debutta dietro la macchina da presa ma ha passato anni a lavorare con ottimi risultati come scenografo e artista di effetti visivi (basti citare i prodigi di Avatar, Shutter Island, Dragon Heart e Alice in Wonderland). Stromberg è al suo debutto, dicevamo. E – ahinoi – si nota. Fin troppo. Anche perché ha dovuto lavorare sulla sceneggiatura di di Linda Woolverton, tutt’altro che solida e perfetta.

Ed ecco che il desiderio di innovare, sperimentare e sfidare perde vigore dinanzi a una Bella addormentata nel bosco (ovvero Elle Fanning) ridotta a superficiale fanciulla dall’aria non troppo intelligente; ecco che il bacio del Principe Azzurro (Brenton Thwaites), per la prima volta in assoluto, non ha alcuna effiacia (ergo, Aurora non si sveglia ma per fortuna poi arriva il “bacio del vero amore”…), ecco che le tre fatine Giuggiola, Florina e Verdelia sono utili come i termosifoni d’estate. Ecco che Re Stefano (Sharlto Copley), anziché potente uomo animato a sua volta dalla vendetta e dall’amore per quella figlia da trarre in salvo, è un poveretto in preda a deliri di sorta. Per fortuna c’è Angelina Jolie.

Angelina Jolie, ovvero Malefica. Che parla poco con la bocca ma versa fiumi di parole con quegli sguardi ipnotici. Bella, bella, bella. Brava. Lei è la protagonista assoluta, la salvezza di questo film. E una nota di merito va anche a Sam Riley, che porta in scena il suo fido servitore Fosco. Ora, mettiamo sui piatti della bilancia i pro e i contro. Maleficent è un film da vedere per chi ama la Jolie, il 3D, le favole e l’effetto sorpresa. Per i piccini e per chi accompagna i piccini. Ma è da evitare per chi conserva assoluta fedeltà nei confronti dei classici Disney e particolare attenzione ai dialoghi…

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