Se amate il cinema italiano — quello vero, quello che ha fatto storia — il nome di Giuliana Calandra merita di essere ricordato con tutto il rispetto che si deve a una grande caratterista. Attrice di razza, volto inconfondibile di pellicole che hanno segnato generazioni di spettatori, Giuliana Calandra ci ha lasciati all’età di 82 anni, domenica 25 novembre, ad Aprilia, in provincia di Latina. Ad annunciare la scomparsa sono stati i fratelli, Giovanni e Carlo, insieme al figlio Tomaso Radaelli. Mettetevi comodi: questa è una storia che vale la pena raccontare per bene.
Nata a Torino, Giuliana Calandra ha iniziato sin da giovanissima a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, costruendo nel tempo una carriera solida e poliedrica che ha abbracciato teatro, televisione e cinema. Non una protagonista da locandina, ma qualcosa di più raro e prezioso: un’attrice capace di illuminare ogni scena in cui compariva, anche con pochi minuti a disposizione. Il tipo di interprete senza cui certi film non sarebbero gli stessi.
Nel corso della sua lunga carriera, Giuliana Calandra ha lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema italiano e mondiale: da Federico Fellini a Michelangelo Antonioni, passando per Bernardo Bertolucci e Sergio Leone. Un curriculum che parla da solo e che racconta quanto fosse stimata negli ambienti che contano.
Se c’è un’immagine che ha consegnato Giuliana Calandra all’immortalità cinematografica, è quella di Profondo Rosso (1975) di Dario Argento. La sua è una presenza secondaria nel film, eppure la scena in cui appare — con bambole impiccate al soffitto e uccelli trafitti da spilli — è rimasta impressa nella memoria collettiva come una delle sequenze più inquietanti e disturbanti di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei migliori film horror di sempre. Argento sapeva esattamente cosa stava facendo quando l’ha scelta, e lei ha saputo restituire ogni grammo di quella tensione perturbante.
La parabola artistica di Giuliana Calandra non si esaurisce certo con Argento. Attrice di formazione teatrale, ha attraversato decenni di cinema italiano portando la sua presenza discreta ma efficace in produzioni di generi e registri diversissimi tra loro. La sua versatilità le ha permesso di passare dal dramma al commedia senza mai perdere credibilità, lavorando con registi che rappresentano l’intero spettro del grande cinema nostrano.
Il suo ultimo lavoro cinematografico risale al 2008: al fianco di Lino Banfi, ha partecipato a L’allenatore nel pallone 2, diretto da Sergio Martino. Un commiato in commedia, con uno dei volti più amati della risata italiana — quasi un cerchio che si chiude con il sorriso.
Quando se ne vanno le grandi caratteriste, il cinema perde qualcosa che non si vede subito ma si sente. Giuliana Calandra era di quella pasta: attrice che non cercava i riflettori ma li meritava ogni volta che li trovava. Riscoprire la sua filmografia — da Argento a Fellini, da Antonioni a Leone — è un viaggio nel meglio di ciò che il cinema italiano ha saputo produrre. Un omaggio doveroso, e anche un piacere autentico per chi ama davvero il grande schermo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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