Personaggi

Bernardo Bertolucci: la carriera dell’ultimo maestro del grande cinema italiano

Muore a 77 anni Bernardo Bertolucci, considerato da tutti l’ultimo grande maestro del Novecento. Personaggio poliedrico, ha raccontato il cinema innanzitutto facendolo. Da “Ultimo tango a Parigi” a “Novecento“, ha firmato capolavori per oltre cinquant’anni.

Se ne va dopo una lunga malattia, nella sua casa di Trastevere, a Roma. Probabilmente l’ultimo saluto si svolgerà in forma privata ma si sta pensando anche ad un omaggio in Campidoglio. Nato a Parma nel 1941, Bertolucci inizia la sua carriera proprio lì negli Appennini per poi fare il giro del mondo. Suo padre era il grande poeta Attilio Bertolucci, amico di Pier Paolo Pasolini, amato da Alberto Moravia, vicino a Elsa Morante e tanti contemporarei. Bernardo ha solo venti’anni quando vince il Premio Viareggio per la poesia con “Il cerca del mistero”. Non è un caso, dunque, che da questo crogiolo di cultura, musica e letteratura esca ben formato un artista come quello che abbiamo avuto l’onore di conoscere attraverso le sue opere. Su una filmografia di sedici film, realizzò ben cinque film di origine schiettamente letteraria pur restando un autore straordinariamente visivo.

Da Pasolini allo scandalo di “Ultimo tango a Parigi”

Abbandonati gli studi accademici in Letteratura per inseguire la macchina da presa, muove i primi passi nel mondo del cinema facendo da assistente a Pier Paolo Pasolini. Le prime sperimentazioni con i cortometraggi risalgono alla fine degli anni ’50 ma è “La commare secca”, il lungometraggio del 1962 a segnare l’inizio di una carriera impareggiabile. Non passerà molto tempo da quando Bertolucci si emanciperà dalla poetica pasoliniani per inseguire un’idea personale di cinema. Divennero per lui terreni di ricerca l’individualità delle persone, le loro reazioni di fronte a bruschi cambiamenti del loro mondo privato. Anche del clima politico e la difficoltà di ognuno di porre rimedio agli inconvenienti della vita erano mondi da esplorare. Questi sono i temi affrontati in “Prima della rivoluzione“, del 1964, poi aprofonditi nell’opera successiva, “Partner“, che nel 1968 introduceva anche il discorso sull’ambiguità esistenziale e della società politica.

Passeranno alcuni anni e qualche altra pellicola, apprezzata dalla critica ma un po’ meno dal pubblico, prima del boom su scala mondiale di “Ultimo tango a Parigi”. Era il 1972 quando Marlon Brando e Maria Schneider interpretavano una delle più memorabili tragedie dello schermo. Grande successo di pubblico per un, ai tempi, scandaloso dramma erotico fra una giovane di vent’anni e un uomo di quaranta. A causa della presenza di nudi frontali spudorati, dopo la sua prima proiezione a New York, il film subì notevoli traversie censorie in Italia, nonostante avesse portato al cinema milioni di spettatori. Nel 1976 la pellicola venne ritirata dalla Cassazione per essere dissequestrata più di dieci anni dopo. Bertolucci, invece, venne condannato per offesa al comune senso del pudore, circostanza che non gli impedì comunque di ricevere un Nastro d’Argento e una candidatura all’Oscar come miglior regista.

Il Bertolucci di “Novecento” e l’epoca dei kolossal alla “L’ultimo Imperatore”

Scrollato di dosso lo scandalo, per la sua opera successiva, “Novecento”, Bertolucci mise insieme un cast d’eccezione. A raccontare le lotte contadine emiliane della prima metà del secolo furono attori internazionali come Robert De Niro a Gérard Depardieu, Donald Sutherland, Sterling Hayden insieme a volti noti del cinema italiano come Stefania Sandrelli, Alida Valli, Laura Betti e Romolo Valli. Dopo “La Luna” sul tema della droga e dell’incesto e “La tragedia di un uomo ridicolo” con Ugo Tognazzi, arrivano gli anni Ottanta.

Era l’epoca dei grandi kolossal girati all’estero. Emblematica fu la pellicola de “L’ultimo Imperatore“, un grande successo internazionale che fruttò ben nove premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la migliore regia. Bertolucci diventa così l’unico regista italiano insieme a Frank Capra a vincere il premio di categoria. Nel 1990 gira in Marocco il film “Il tè nel deserto“, tratto da un romanzo di Paul Bowles. Nel 1993 è la volta del “Piccolo Buddha” con Keanu Reeves, ambientato in Nepal e negli Stati Uniti.

I riconoscimenti

Bernardo Bertolucci è uno dei maggiori e riconosciuti cineasti del mondo. Il suo cinema costituisce un punto di riferimento per intere generazioni di registi. La sua capacità di suscitare emozioni incantato milioni di spettatori in tutto il mondo, suscitando anche ampi dibattiti culturali che sono andati ben al di là dell’ambito cinematografico. Un Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia e una Palma d’oro onoraria a Cannes nel 2011 riconoscono ufficialmente il valore della sua intensa carriera.

Oltre alla statuetta d’oro portata a casa nel 1987, molte altre sue opere hanno ricevuto nomination agli Oscar e ai festival di cinema più importanti. Per il suo grande impegno e valore nell’ambito del cinema e della cultura, Bertolucci è stato insignito del titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e ha ricevuto una Medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte. Inoltre, nel 2014, l’Università degli Studi di Parma gli ha conferito la Laurea Magistrale Honoris Causa in Storia e critica delle arti e dello spettacolo.

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Carlotta Giuliano

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