C’è un appuntamento che i cinefili di tutte le età farebbero bene a segnare sul calendario con l’inchiostro rosso: 8 ottobre 2026, giorno in cui L’albero di molto lontano arriva nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures. Un film che porta sul grande schermo, per la primissima volta in versione live-action, uno dei cicli narrativi più amati della letteratura fantastica per ragazzi, e lo fa con un cast che farebbe invidia a qualsiasi produzione di punta della stagione. Mettetevi comodi, perché questa storia merita di essere raccontata per bene.
Per capire il peso specifico di questo film bisogna tornare alla fonte: Enid Blyton, la scrittrice britannica che con la sua serie del Faraway Tree ha conquistato generazioni di bambini a partire dagli anni Quaranta del Novecento. I romanzi raccontano di un albero magico altissimo, nascosto in un bosco, che ospita creature fantastiche e il cui cime si affaccia su terre impossibili e sempre cangianti. Silky la fata, Moonface il gigante, l’Uomo delle Pentole: personaggi entrati nell’immaginario collettivo di milioni di lettori in tutto il mondo, tradotti in decine di lingue e ristampati continuamente fino ai giorni nostri.
Eppure, nonostante la popolarità enorme dei libri, nessuno aveva mai osato portare quella magia sul grande schermo in forma live-action. Ci sono stati adattamenti animati, audiolibri, spettacoli teatrali — ma il cinema vero, quello con attori in carne e ossa immersi in scenografie fisiche e digitali, era rimasto un sogno nel cassetto. Ben Gregor, regista scelto per questo progetto, si trova quindi di fronte a una responsabilità non da poco: definire visivamente un universo che milioni di persone hanno già costruito nella propria testa, con i propri colori e le proprie atmosfere. Una sfida che, a giudicare dal trailer ufficiale già disponibile su YouTube, sembra essere stata raccolta con ambizione e rispetto per il materiale originale.
Al centro della storia c’è la famiglia Thompson, che lascia la vita moderna per trasferirsi in campagna, in una casa senza Wi-Fi né elettricità. Un cambio radicale, quasi una fuga dal presente, che i figli vivono inevitabilmente come una piccola catastrofe. Ma è proprio questa disconnessione forzata dal mondo digitale a spalancare una porta su qualcosa di infinitamente più grande: nel bosco vicino alla nuova casa, i bambini scoprono l’albero di molto lontano, una creatura vegetale maestosa e viva, abitata da esseri straordinari.
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Silky la fata, Moonface e l’Uomo delle Pentole non sono semplici comprimari: sono i custodi di un portale che si apre in cima all’albero e conduce a terre fluttuanti, impossibili, sempre diverse. Ogni terra ha le sue regole, la sua logica surreale, il suo fascino e i suoi pericoli. È un’architettura narrativa che ricorda, per struttura episodica e inventiva, quella dei grandi classici del fantasy britannico — da Le cronache di Narnia a Alice nel Paese delle Meraviglie — pur mantenendo una voce del tutto originale. Il film, classificato come fantasy per tutta la famiglia, punta chiaramente a quella zona magica in cui i bambini si emozionano e gli adulti ritrovano qualcosa che credevano perduto.
Se la storia è il cuore del progetto, il cast è il segnale più chiaro delle ambizioni produttive. Parliamo di un ensemble che raramente si vede riunito in un film destinato al pubblico familiare, e che da solo giustifica l’attesa.
Andrew Garfield — già Spider-Man, già vincitore di premi per il suo lavoro in Tick, Tick… Boom! e protagonista di Silence di Scorsese — porta sullo schermo una presenza che mescola calore umano e profondità. Al suo fianco c’è Claire Foy, che il grande pubblico ha imparato ad amare come la giovane regina Elisabetta II in The Crown e che ha dimostrato in più occasioni di saper abitare mondi straordinari con una naturalezza disarmante. Rebecca Ferguson, svedese di nascita e star internazionale di primissimo piano grazie alla saga di Mission: Impossible e ai film di Dune, aggiunge ulteriore peso a un cast già stellare.
Ma le sorprese non finiscono qui. Nicola Coughlan, esplosa globalmente con Bridgerton e Derry Girls, porta la sua energia vivace e la sua capacità comica in un ruolo che si preannuncia delizioso. Jessica Gunning, fresca del successo travolgente di Baby Reindeer su Netflix, conferma di essere uno dei talenti più richiesti del momento. Nonso Anozie, veterano di produzioni come Game of Thrones, garantisce solidità e carisma. E poi c’è Jennifer Saunders, leggenda della commedia britannica, la cui sola presenza in locandina è una garanzia di classe e ironia.
Riunire questi nomi in un unico film non è un dettaglio trascurabile: è la dichiarazione di intenti di una produzione che vuole parlare davvero a tutti, non accontentarsi di essere “un film per bambini” nel senso riduttivo del termine, ma aspirare a quella qualità senza età che contraddistingue i grandi classici del cinema fantastico.
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Il nome di Ben Gregor potrebbe non essere immediatamente familiare al grande pubblico italiano, ma nel panorama della produzione anglosassone è una figura rispettata. Portare alla regia di un adattamento così atteso un autore capace di gestire la complessità visiva e narrativa di un universo come quello di Blyton richiede una sensibilità particolare: bisogna saper bilanciare lo spettacolo e l’emozione, la meraviglia visiva e la sostanza dei personaggi, il ritmo adatto ai più piccoli e la profondità che tiene incollati gli adulti.
La sfida tecnica è considerevole. Tradurre in immagini reali le terre fluttuanti in cima all’albero, dare corpo fisico a creature come Moonface e Silky senza scivolare nel kitsch o nell’effetto plasticoso che spesso affligge certi fantasy familiari — queste sono le prove del fuoco per qualsiasi regista. Il trailer ufficiale, disponibile sul canale YouTube ufficiale del film, offre già qualche assaggio di come Gregor abbia affrontato queste questioni, con una palette visiva ricca e un senso dello spazio che sembra rispettare la grandiosità dell’albero immaginato da Blyton.
Viviamo in un momento in cui il cinema familiare di qualità — non il blockbuster fracassone, non l’animazione in serie — è una merce rara e preziosa. L’albero di molto lontano si inserisce in questo spazio con una proposta che unisce nostalgia letteraria, cast di altissimo livello e una storia che parla di disconnessione digitale e riscoperta della meraviglia: temi più attuali che mai in un’epoca in cui anche i bambini più piccoli sono perennemente connessi a schermi di ogni dimensione.
Il fatto che sia il primo adattamento live-action della serie di Blyton aggiunge un ulteriore strato di aspettativa: non c’è un film precedente con cui confrontarsi, non c’è un’interpretazione canonica da rispettare o da tradire. Gregor e il suo cast partono da una pagina bianca, con la libertà e il peso che questo comporta. Per i fan di lunga data dei libri, sarà il momento di vedere finalmente materializzate le immagini che hanno abitato la loro immaginazione per anni. Per chi non ha mai letto Blyton, sarà l’occasione di scoprire un universo che ha resistito al tempo con una vitalità sorprendente.
Notorious Pictures porta L’albero di molto lontano nelle sale italiane a partire dall’8 ottobre 2026: un inizio d’autunno che si preannuncia magico, nel senso più letterale del termine. L’albero aspetta, le terre fluttuanti sono pronte ad accogliervi — non resta che salire.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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