È uno di quei momenti in cui il cinema italiano ha voglia di alzare la voce e farsi sentire: l’8 ottobre 2026 arriva nelle sale italiane Sotto a chi tocca, il nuovo film diretto da Giorgio Pasotti, distribuito da Adler Entertainment e prodotto da una filiera produttiva di tutto rispetto. Un titolo che incuriosisce già dal titolo stesso — quella cadenza da gioco di società, da turno che si passa di mano in mano — e che porta sullo schermo un cast capace di far battere il cuore a qualsiasi cinefilo con un minimo di sensibilità per la recitazione italiana contemporanea.
Parlare di Giorgio Pasotti regista richiede un momento di attenzione, perché il pubblico italiano lo conosce soprattutto come attore — volto riconoscibilissimo di decenni di cinema e televisione. Eppure Pasotti ha dimostrato nel corso degli anni di saper guardare il set anche dall’altra parte dell’obiettivo, con uno sguardo che unisce il rigore di chi il cinema lo vive dall’interno alla sensibilità di chi sa cosa vuol dire stare davanti a una cinepresa. Con Sotto a chi tocca, il suo nome campeggia sia nella lista del cast sia nella casella della regia: una doppia presenza che racconta già qualcosa dello spirito con cui questo progetto è stato concepito, come un lavoro corale in cui le distanze tra chi dirige e chi recita si assottigliano fino quasi a scomparire.
Le riprese si sono concluse a Torino il 15 novembre 2025, e già questo dato geografico vale una riflessione. Torino non è Roma, non è Cinecittà: è una città con una sua identità cinematografica forte, fatta di luci particolari, di architetture che sanno essere personaggi quanto gli attori, di una tradizione produttiva che affonda le radici nelle origini stesse del cinema italiano. Girare lì significa fare una scelta, non subire un caso.
Se c’è una cosa che colpisce immediatamente di questo progetto è la qualità del cast assemblato da Pasotti. Cinque nomi, cinque percorsi artistici distinti, cinque modi diversi di abitare lo schermo: Stefano Fresi, Giacomo Giorgio, Giovanna Mezzogiorno, Rocco Papaleo e lo stesso Giorgio Pasotti.
Stefano Fresi è uno di quegli attori che il cinema italiano non si merita abbastanza, nel senso migliore dell’espressione: ogni volta che appare sullo schermo porta con sé una generosità recitativa rara, una capacità di essere contemporaneamente comico e malinconico che pochissimi riescono a padroneggiare con quella naturalezza. Da Smetto quando voglio in poi, Fresi ha costruito una carriera fatta di scelte spesso controcorrente, sempre interessanti.
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Giacomo Giorgio rappresenta invece la voce più giovane del gruppo, quella che porta sul set l’energia di una generazione cresciuta con il cinema e le serie TV come linguaggi paralleli e intercambiabili. Il suo profilo è quello di un attore in ascesa rapida, capace di reggere il confronto con interpreti di lungo corso senza sparire nell’ombra.
Giovanna Mezzogiorno è, semplicemente, una delle attrici più complete che il cinema italiano abbia prodotto negli ultimi trent’anni. Il suo curriculum parla da solo: film di autori come Marco Bellocchio, premi, riconoscimenti internazionali, la capacità di attraversare generi e registri senza mai perdere la propria riconoscibilità. La sua presenza in Sotto a chi tocca è già di per sé una garanzia di profondità.
Rocco Papaleo, infine, è un caso a sé: attore, regista, musicista, cantautore. Un uomo di spettacolo nel senso più pieno del termine, capace di portare in ogni progetto una vitalità contagiosa e una ironia gentile che raramente stanca. Papaleo è di quelli che alzano il livello di qualsiasi scena in cui compaiono, non per sovrastare gli altri ma per creare uno spazio in cui tutti possono brillare meglio.
Un film non è mai solo il suo cast o il suo regista: è anche la rete di chi lo ha reso possibile, e in questo caso la rete è robusta. Sotto a chi tocca è prodotto da Wonder Film, Wonder Project e Cinefonie, con Rai Cinema in associazione con Officina della Comunicazione, Stefano Francioni Produzioni e Lime Film. La presenza di Rai Cinema non è un dettaglio trascurabile: significa che il film ha ottenuto il sostegno di una delle strutture produttive più importanti del panorama audiovisivo italiano, quella che negli anni ha contribuito a portare in sala titoli capaci di parlare sia al grande pubblico sia alla critica più esigente.
La distribuzione affidata ad Adler Entertainment completa il quadro. Adler è un nome che nel settore distributivo italiano ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso, puntando su titoli che hanno qualcosa da dire e accompagnandoli nelle sale con strategie pensate per valorizzarne il potenziale. Per un film come Sotto a chi tocca, che punta evidentemente su un pubblico adulto e attento, si tratta di una scelta coerente.
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La scelta di concludere le riprese a Torino a novembre 2025 e di portare il film in sala l’8 ottobre 2026 disegna una traiettoria produttiva precisa. Quasi un anno di post-produzione — montaggio, colonna sonora, missaggio, effetti — è un tempo che racconta la cura con cui il film è stato costruito. Non si tratta di un’operazione affrettata, di un prodotto pensato per riempire un buco nel calendario: è un progetto che ha avuto il tempo di maturare, di essere rifinito con attenzione.
L’8 ottobre cade in un momento dell’anno cinematograficamente vivace: l’autunno è tradizionalmente la stagione in cui il cinema italiano si riprende la scena dopo l’estate dominata dai blockbuster internazionali. È il periodo delle Giornate degli Autori, dei film che escono forti di premi festivalieri, delle distribuzioni che puntano a costruire un percorso lungo nelle sale piuttosto che un’esplosione di un solo weekend. Portare Sotto a chi tocca in questo contesto significa credere nel film e nel suo pubblico.
Vale la pena spendere qualche parola su un possibile equivoco che il titolo potrebbe generare. Esiste, nella storia del teatro e della televisione italiana, una commedia teatrale intitolata proprio Sotto a chi tocca, scritta da Luigi Orengo e registrata per la televisione il 27 gennaio 1959 per la regia di Vittorio Brignole. Si tratta di un’opera distinta, appartenente a un’altra epoca e a un altro contesto produttivo, che con il film di Pasotti condivide soltanto il titolo. Il cinema italiano ha una lunga tradizione di omonimie che attraversano i decenni, e questo è uno di quei casi: due opere autonome, due visioni separate, unite solo da una formula linguistica che evidentemente ha qualcosa di irresistibile nella sua semplicità.
Per chi volesse approfondire la storia della commedia teatrale originale, la pagina Wikipedia dedicata offre un punto di partenza affidabile. Ma l’appuntamento che conta, quello che richiede di segnarsi in agenda, è quello dell’8 ottobre 2026 nelle sale cinematografiche italiane.
Con un cast del genere, una produzione solida alle spalle e un regista che conosce il cinema dall’interno come pochi altri, Sotto a chi tocca si presenta come uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno cinematografico italiano: mettetevi comodi, il turno sta per arrivare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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