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The Unlikely Murderer: come Stig Engström ingannò la Svezia per 34 anni sull’omicidio di Olof Palme

Un caso che ha ossessionato la Svezia per decenni: benvenuti su The Unlikely Murderer Netflix

C’è un momento, guardando The Unlikely Murderer su Netflix, in cui ti rendi conto che stai assistendo a qualcosa di raro: una storia vera così assurda, così stratificata, così carica di implicazioni politiche e umane, che nessuno sceneggiatore avrebbe mai osato inventarla. La miniserie svedese in cinque episodi racconta l’assassinio del primo ministro Olof Palme, avvenuto a Stoccolma nel 1986, e la straordinaria vicenda di Stig Engström, il grafico pubblicitario — descritto da alcune fonti anche come ex consulente nel settore della pubblicità — che le autorità svedesi hanno infine indicato come il probabile responsabile dell’omicidio, riuscendo però a eludere la giustizia per tutta la sua vita. Se non avete ancora visto la serie, mettetevi comodi: c’è molto da raccontare.

Il delitto che cambiò la Svezia: l’assassinio di Olof Palme

Per capire perché The Unlikely Murderer Netflix abbia fatto tanto rumore, bisogna prima capire chi era Olof Palme e cosa ha rappresentato per la Svezia. Palme era il primo ministro socialdemocratico del paese, una figura polarizzante, amata da una parte dell’opinione pubblica e visceralmente detestata da un’altra. La sua visione politica di sinistra aveva trasformato la Svezia in uno stato sociale avanzato, ma aveva anche generato un’opposizione feroce in certi ambienti conservatori e imprenditoriali.

La notte del 28 febbraio 1986, Palme venne assassinato a Stoccolma mentre camminava per strada con la moglie, senza scorta, dopo aver assistito a una proiezione cinematografica. Un colpo di pistola, un primo ministro a terra, e un paese intero che si svegliò il giorno dopo profondamente cambiato. L’omicidio rimase irrisolto per decenni, diventando una delle cold case più famose d’Europa, un’ossessione nazionale che alimentò teorie cospirazioniste, indagini parallele, accuse e assoluzioni.

Fu solo nel 2020 che il procuratore incaricato del caso annunciò la chiusura dell’inchiesta, indicando Stig Engström come il probabile autore materiale dell’omicidio. Engström era però già morto, il che rendeva impossibile qualsiasi processo. La giustizia formale non poteva più essere fatta, ma almeno — secondo le autorità — era stato trovato un nome.

Chi era Stig Engström: il grafico che viveva nell’ombra

Stig Engström non era un criminale di professione, né un agente segreto, né un personaggio da romanzo noir. Era, stando alle fonti verificate, un grafico pubblicitario — la fonte di Variety lo descrive come graphic designer, mentre il South China Morning Post lo definisce former advertising consultant, sottolineando una sfumatura professionale leggermente diversa ma comunque riconducibile allo stesso ambito creativo e commerciale. Era conosciuto per la sua netta opposizione alle politiche di sinistra di Palme, un tratto caratteriale che, alla luce degli eventi, avrebbe assunto un peso enorme nella ricostruzione investigativa.

Quello che rende la storia di Engström così affascinante e inquietante allo stesso tempo è la sua ordinarietà. Non era un mostro visibile, non aveva un profilo criminale che saltasse agli occhi. Era un uomo comune, inserito nel tessuto della società svedese, che — secondo la ricostruzione degli inquirenti — riuscì a sfuggire a ogni sospetto per tutta la durata della sua vita. La serie lo mostra proprio in questa luce: un individuo che vive, lavora, invecchia, mentre intorno a lui il paese continua a cercare un assassino senza trovarlo.

Questa dimensione della storia — l’assassino che non viene mai scoperto in vita, che non affronta mai un’aula di tribunale, che porta il suo segreto nella tomba — è forse l’elemento più perturbante dell’intera vicenda. E la miniserie Netflix ha il merito di non edulcorarlo, di non trasformarlo in un thriller a lieto fine dove la giustizia trionfa. Qui la giustizia arriva tardi, incompleta, e lascia un sapore amaro.

Il libro di Thomas Pettersson: la fonte di tutto

Prima che Netflix trasformasse la vicenda in una produzione televisiva, fu il giornalista e scrittore Thomas Pettersson a ricostruire il caso in modo sistematico. Il suo libro, uscito nel 2018 e intitolato anch’esso The Unlikely Murderer, vinse premi importanti in Svezia e rimescolò le carte dell’inchiesta pubblica sull’omicidio Palme. Fu Pettersson a indicare Engström come il sospettato principale, supportando la sua tesi con ricerche approfondite e un’analisi dettagliata delle testimonianze e delle prove circostanziali disponibili.

Il libro è fondamentale per capire la serie: non è un’opera di fiction pura, ma una dramatizzazione basata su un lavoro giornalistico premiato e riconosciuto. Questo doppio livello — la non-fiction come base, la fiction come strumento narrativo — è esattamente ciò che rende la miniserie così potente e, al tempo stesso, così controversa. Perché quando si mette il nome e il volto di una persona reale in una serie televisiva distribuita globalmente, le conseguenze legali e etiche non tardano ad arrivare.

La produzione è affidata a FLX, società di produzione svedese, e la serie è stata ordinata da Netflix nel 2020. Potete trovare la serie direttamente sulla pagina ufficiale di Netflix dedicata a The Unlikely Murderer, dove è disponibile in lingua originale svedese con sottotitoli.

La causa per diffamazione: quando la serie diventa un caso legale

Non si può parlare di The Unlikely Murderer Netflix senza affrontare il capitolo della causa per diffamazione. Come riportato dal South China Morning Post, Netflix si è trovata a fronteggiare un’azione legale in Svezia: una denuncia è stata presentata al Cancelliere di Giustizia svedese, sostenendo che la rappresentazione di Engström nella serie costituisce diffamazione.

La questione è delicata e tocca un nervo scoperto della produzione televisiva contemporanea: fino a che punto è lecito dramatizzare la vita di una persona reale, accusata ma mai processata, in una serie distribuita a milioni di spettatori in tutto il mondo? Engström è morto senza essere mai condannato da un tribunale. La sua indicazione come “probabile” assassino da parte della procura svedese non equivale a una sentenza di colpevolezza. Eppure la serie lo ritrae come il responsabile dell’omicidio di Palme, con tutto il peso narrativo e visivo che una produzione televisiva porta con sé.

Questo dibattito non riguarda solo la serie in questione, ma tocca un tema più ampio che il giornalismo e l’industria dell’intrattenimento stanno affrontando sempre più spesso: cosa succede quando il true crime incontra la fiction, e quando i confini tra ricostruzione giornalistica e narrazione drammatica diventano sfumati? La causa contro Netflix è un segnale che la società civile — almeno in alcuni paesi europei — intende porre dei limiti a questo genere di operazioni.

Per approfondire il contesto legale e giornalistico del caso, vale la pena leggere l’articolo originale di Deadline che annunciò la produzione della serie nel 2020, dove vengono riportate le prime reazioni all’annuncio del progetto.

Perché vale la pena guardare la serie: struttura narrativa e scelte registiche

Al di là della vicenda giudiziaria e delle controversie, The Unlikely Murderer è una serie che funziona sul piano puramente televisivo. La struttura in cinque episodi permette una narrazione densa ma non affrettata: c’è spazio per costruire i personaggi, per mostrare il contesto politico della Svezia degli anni Ottanta, per esplorare la psicologia di un uomo che — secondo la ricostruzione proposta — portò con sé un segreto enorme per tutta la vita.

La produzione svedese porta con sé quella qualità visiva e narrativa che il pubblico internazionale ha imparato ad associare alle serie nordiche: ritmo controllato, fotografia fredda e precisa, una recitazione sobria che lascia spazio all’ambiguità. Non ci sono esplosioni o inseguimenti in automobile: il dramma è tutto interiore, tutto politico, tutto sociale. È il ritratto di un paese che si interroga su se stesso, sui propri fallimenti istituzionali, sulla capacità dei sistemi democratici di fare i conti con la verità.

Il fatto che la serie sia in lingua svedese — con sottotitoli disponibili in numerose lingue sulla piattaforma — non è un ostacolo ma una ricchezza: il contesto culturale e linguistico originale aggiunge autenticità a una storia che è profondamente radicata nella specificità svedese. Come molte delle migliori produzioni internazionali di Netflix, The Unlikely Murderer dimostra che le storie locali, quando sono ben raccontate, hanno una risonanza universale.

Il caso Palme come specchio della politica europea degli anni Ottanta

C’è una dimensione storica e politica di questa storia che va oltre il singolo caso criminale. L’assassinio di Olof Palme avvenne in un momento di grande tensione politica internazionale: era il pieno della Guerra Fredda, la Svezia era un paese neutrale ma attivamente impegnato nel dibattito geopolitico globale, e Palme era una voce scomoda per molti interlocutori, sia a est che a ovest. Il fatto che Engström fosse noto per la sua opposizione alle politiche di sinistra di Palme inserisce l’omicidio in un contesto di conflitto ideologico interno che la serie esplora con attenzione.

Guardare The Unlikely Murderer Netflix oggi significa anche riflettere su come il clima politico degli anni Ottanta abbia potuto generare violenze e rancori così profondi da sfociare nell’assassinio di un capo di governo. È un esercizio di memoria storica che ha una sua rilevanza anche nel presente, in un’epoca in cui le polarizzazioni politiche sono tornate a farsi sentire in molti paesi europei.

La serie non si limita a raccontare un omicidio: racconta una frattura sociale, un’epoca, le contraddizioni di un modello politico che sembrava inattaccabile e che invece nascondeva tensioni capaci di esplodere nel modo più tragico. In questo senso, va ben oltre il genere del true crime e si avvicina al dramma politico di alto livello.

Dove e come guardare la serie

La serie è disponibile integralmente su Netflix, nella sua versione originale svedese con sottotitoli in italiano e in molte altre lingue. I cinque episodi possono essere visti in un unico weekend intenso oppure distribuiti nel corso di più serate: la struttura narrativa regge bene in entrambe le modalità di visione.

Per chi vuole approfondire il caso prima o dopo la visione, il libro di Thomas Pettersson — The Unlikely Murderer, pubblicato nel 2018 — è il punto di riferimento imprescindibile. È il lavoro giornalistico che ha rimesso in moto l’inchiesta pubblica e che ha portato, due anni dopo la sua pubblicazione, alla chiusura ufficiale del caso da parte delle autorità svedesi con l’indicazione di Engström come probabile responsabile.

Una storia senza lieto fine, ma necessaria

Quello che rimane, dopo aver visto The Unlikely Murderer, è una sensazione difficile da scrollarsi di dosso: la consapevolezza che la giustizia non sempre arriva in tempo, che i colpevoli a volte muoiono nel loro letto, e che le democrazie — anche quelle più avanzate e apparentemente solide — possono essere attraversate da violenze che restano impunite per decenni. La serie prodotta da FLX e distribuita da Netflix non offre catarsi né consolazione: offre la verità così com’è, con tutta la sua imperfezione e il suo peso specifico. E in questo, forse, sta il suo valore più autentico. Perché le storie che ci disturbano davvero, quelle che non si chiudono con un arco narrativo soddisfacente, sono spesso le più oneste — e le più necessarie da raccontare.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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