Categorie: Festival di Venezia

Bucking Fastards, Werner Herzog a Venezia 83: le sorelle Mara e l’esclusione dell’originalità

C’è qualcosa di profondamente herzogiano nel titolo stesso: Bucking Fastard, una storpiatura volutamente scomposta, un’eco di rabbia e ironia che rimanda all’universo di un cineasta che ha sempre fatto della resistenza alla norma il proprio marchio di fabbrica. Quando si sente dire che il film Bucking Fastard di Werner Herzog è in concorso a Venezia 83, con Kate e Rooney Mara protagoniste, la reazione naturale è quella di raddrizzarsi sulla sedia e smettere di fare altro: perché questo è esattamente il tipo di cinema che non capita spesso, che non si lascia spiegare in una riga, e che merita di essere raccontato con la cura che si riserva agli eventi rari.

Un ritorno atteso da sette anni

Bisogna partire da un dato che da solo vale la notizia: Bucking Fastard segna il ritorno di Werner Herzog alla fiction dopo sette anni. L’ultimo film narrativo del regista tedesco era stato Family Romance, LLC, quella storia giapponese di un’agenzia che affitta familiari sostitutivi, un’opera che già allora mescolava documentario e finzione con la disinvoltura di chi non ha mai creduto nella distinzione rigida tra i due generi. Da allora, il silenzio — o meglio, la distanza dalla sala cinematografica tradizionale — aveva alimentato la curiosità su cosa avrebbe fatto Herzog la prossima volta.

La risposta è arrivata nel settembre 2026, sul palcoscenico più prestigioso d’Europa: la Mostra del Cinema di Venezia, alla sua ottantatreesima edizione. Il film è stato selezionato in concorso, il che significa che si trova a competere per il Leone d’Oro con i titoli più ambiziosi della stagione. Non è una scelta casuale, né una concessione alla nostalgia: Herzog è qui perché ha qualcosa da dire, e lo dice con la forza di chi ha costruito una carriera intera sull’impossibilità di stare fermo.

Distribuito in Italia da I Wonder Pictures — la stessa società che ha portato nel nostro paese alcune delle opere più coraggiose degli ultimi anni — il film si presenta con tutto il peso di un’attesa e tutta la leggerezza di chi non si preoccupa di soddisfarla nel modo convenzionale.

Jean e Joan Holbrooke: due corpi, una sola volontà

Al centro di Bucking Fastard ci sono Jean e Joan Holbrooke, le due sorelle interpretate rispettivamente da Kate Mara e Rooney Mara. Il dato biografico è già di per sé affascinante: le due attrici sono sorelle nella vita reale, e il fatto che Herzog le abbia scelte per interpretare una coppia di gemelle simbiotiche non è un semplice casting intelligente — è una scelta che porta con sé una risonanza autentica, quasi viscerale.

Jean e Joan parlano all’unisono. Si muovono in modo sincrono. Non sono semplicemente vicine: sono una dualità che funziona come un organismo unico, un sistema chiuso che il mondo esterno fatica a penetrare e a comprendere. È una scelta stilistica che Herzog trasforma in strumento narrativo e visivo: il sincronismo dei corpi diventa metafora di un’identità che rifiuta di frammentarsi secondo le aspettative sociali, che non accetta di essere scomposta e distribuita in ruoli separati.

La storia prende le mosse da una svolta: dopo una relazione con un vicino di casa di nome Gareth — e qui entrano in gioco Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, entrambi nel cast — le due sorelle decidono di cercare una nuova vita. Ma la loro idea di “nuova vita” non ha nulla di ordinario. Jean e Joan concepiscono un progetto impossibile: scavare attraverso una catena montuosa per raggiungere le mitiche Isole Orcadi. Non è una metafora velata, o almeno non solo: è letteralmente quello che le protagoniste si propongono di fare, con la serietà assoluta di chi non ha mai imparato a distinguere tra sogno e piano d’azione.

👉 Leggi anche: Venezia 83: i film sulla colpa e la redenzione di Schrader e Tsukamoto

È qui che il cinema di Herzog si riconosce immediatamente. Pensiamo a Fitzcarraldo, dove un uomo trascina una nave sopra una montagna amazzonica. Pensiamo a Aguirre, furore di Dio, dove la follia diventa l’unica risposta coerente a un mondo che non offre alternative ragionevoli. Le Orcadi come destinazione mitica, il tunnel come gesto titanico e assurdo: Herzog è tornato al suo tema fondamentale, quello dell’essere umano che si scontra con l’impossibile e sceglie di non cedere.

Le radici vere: la storia delle gemelle Chaplin

Il film non nasce dal nulla. Bucking Fastard è ispirato alla storia vera delle gemelle Chaplin, una vicenda reale che Herzog ha trasformato in materia cinematografica con il suo consueto approccio: prendere il fatto, guardarlo fino in fondo, e poi lasciare che la realtà suggerisca qualcosa di più grande di sé stessa.

Non è la prima volta che Herzog lavora su storie vere portandole verso un territorio che trascende il documentario. La sua carriera è costellata di figure reali diventate leggende attraverso il suo sguardo: Timothy Treadwell in Grizzly Man, Dieter Dengler in Rescue Dawn, le comunità isolate di Encounters at the End of the World. In ogni caso, la verità dei fatti diventa il punto di partenza per un’esplorazione più profonda della natura umana, delle sue ossessioni, dei suoi limiti e della sua straordinaria capacità di superarli.

Le gemelle Chaplin — la cui storia specifica Herzog ha scelto come ispirazione per Bucking Fastard — rappresentano esattamente quel tipo di esistenza ai margini della comprensione comune che il regista ha sempre cercato. Una vita vissuta in parallelo perfetto, una simbiosi che il mondo esterno percepisce come anomalia ma che dall’interno si vive come unica forma possibile di essere al mondo. Herzog non giudica, non patologizza: osserva, e nel suo osservare trasforma.

Il cast: Kate e Rooney Mara, più Bloom e Gleeson

Parlare del cast di Bucking Fastard significa parlare prima di tutto di un atto di fiducia reciproca. Kate Mara, che ha descritto il film come “quite beautiful and very unusual” — letteralmente “piuttosto bello e molto insolito” — ha accettato una sfida che pochi attori avrebbero abbracciato con la stessa disponibilità: interpretare una figura che esiste solo in relazione a un’altra, che non ha autonomia narrativa separata dalla sorella, che parla e si muove come parte di un tutto.

Lo stesso vale per Rooney Mara, già nota per la sua capacità di abitare personaggi ai margini con una presenza silenziosa e magnetica — basti pensare al suo lavoro in Carol o in The Girl with the Dragon Tattoo. Qui la sfida è diversa: non si tratta di costruire un’individualità complessa, ma di dissolverla consapevolmente in una dualità, di trovare la propria unicità nell’essere identica all’altra.

Il fatto che Kate e Rooney Mara siano sorelle nella vita reale aggiunge uno strato di autenticità impossibile da simulare. C’è una storia corporea condivisa, un modo di stare nello spazio che si è formato nel tempo reale di una vita vissuta insieme, che nessuna recitazione tecnica può riprodurre completamente. Herzog lo sa, e lo ha scelto con precisione.

👉 Leggi anche: Wild Horse Nine, McDonagh a Venezia 83: il nuovo capolavoro tra CIA, cileni e amicizia

Nel cast figurano anche Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, i cui ruoli si intrecciano con la storia delle sorelle attraverso la figura del vicino Gareth. Bloom, che negli ultimi anni ha alternato franchise commerciali a scelte più personali, e Gleeson, uno degli attori britannici più versatili della sua generazione, portano al film una dimensione maschile che funziona quasi come elemento perturbatore: il mondo esterno che bussa alla porta della simbiosi e ne rivela la fragilità e la forza insieme.

Venezia 83 e il senso del concorso

La selezione di Bucking Fastard in concorso a Venezia 83 dice qualcosa di preciso sullo stato del cinema d’autore nel 2026. In un panorama dove le piattaforme streaming dettano sempre più le logiche produttive e dove la sala fatica a ritrovare il suo ruolo centrale, la Mostra del Cinema di Venezia continua a essere il luogo dove il cinema come arte — non come prodotto, non come intrattenimento di consumo — trova il suo spazio naturale.

Herzog in concorso non è una concessione alla nostalgia o un omaggio a un grande vecchio: è la scelta di un film che ha qualcosa da dire al presente, che parla di resistenza, di identità, di progetti impossibili con la stessa urgenza con cui lo farebbe qualsiasi opera contemporanea. Il regista tedesco, con la sua storia lunghissima e il suo sguardo inconfondibile, porta a Venezia un film che è al tempo stesso profondamente suo e profondamente nuovo.

Il titolo stesso — Bucking Fastard, con quella sua storpiatura irriverente — è già un manifesto. Non si conforma. Non si lascia catalogare facilmente. Come le sue protagoniste, come il suo autore, rifiuta di essere quello che ci si aspetta, e lo fa con una certa allegria anarchica che è forse la cosa più herzogiana di tutte. Per chi ha amato il cinema di questo regista fin dai tempi di Aguirre e Nosferatu, ritrovarlo in concorso a Venezia con un progetto così radicale è un’occasione che non si può ignorare.

Il legame tra il focus keyword bucking fastard Werner Herzog e la tradizione del cinema d’autore europeo si manifesta qui in modo concreto: non è solo un titolo bizzarro, è la sintesi di un approccio al mondo che il regista ha praticato per decenni e che in questo film trova una delle sue espressioni più concentrate. Per approfondire la storia del film e del suo approccio produttivo, The Hollywood Reporter ha pubblicato un’analisi dettagliata della gestazione del progetto.

Cosa aspettarsi: l’uscita italiana con I Wonder Pictures

Con I Wonder Pictures alla distribuzione italiana, Bucking Fastard ha tutte le premesse per trovare il suo pubblico nella penisola. La società ha dimostrato negli anni un fiuto preciso per il cinema d’autore internazionale, portando in sala opere che altrimenti rischierebbero di restare confinate al circuito festivaliero. La presenza del film a Venezia in concorso è già di per sé un amplificatore di attenzione: i titoli che passano dalla Mostra con una selezione ufficiale arrivano nelle sale con un’aureola critica che aiuta a costruire il pubblico giusto.

Per chi segue il cinema con passione e non si accontenta del mainstream, Bucking Fastard è già uno dei titoli più attesi della stagione. Non perché prometta di essere facile — non lo sarà — ma perché promette di essere necessario, nel senso in cui solo certi film riescono a essere necessari: quelli che dopo la visione lasciano qualcosa che non si riesce a scrollarsi di dosso, un’immagine, un suono, una domanda senza risposta che continua a lavorare sottotraccia.

Due sorelle che parlano all’unisono, una montagna da attraversare, le Orcadi come promessa o miraggio: Werner Herzog è tornato alla fiction con la stessa irriducibile ambizione di sempre, e il cinema — quello vero, quello che fa male e fa sognare — è più ricco per questo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Condividi
Redazione Velvet

Recenti

  • Eventi

Alice nella città 2026: Wildwood di Travis Knight apre il festival il 14 ottobre

La 24a edizione del festival romano si inaugura con l'animazione LAIKA di Travis Knight. Wildwood…

17 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

‘Balcanica’ di Nicola Sorcinelli: l’opera prima italiana in concorso alle Giornate degli Autori di Venezia 83

Unico film italiano in gara, l'esordio di Sorcinelli incrocia i destini di una dottoressa italiana…

11 Settembre 2026
  • Coming Soon

Wim Wenders torna alla 3D con From Inside Out: il documentario su Peter Zumthor

Wim Wenders realizza un documentario architettura 3D su Peter Zumthor, vincitore del Pritzker Prize. Un…

10 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai: il mondo sacro e spietato del sumo a Venezia 83

Sumo: Spirit Weighs Nothing è il sumo documentario di Erik Shirai presentato a Venezia 83.…

10 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Lee Chang-dong torna a Venezia dopo 24 anni: il cinema che riflette il cambiamento

Lee Chang-dong torna a Venezia dopo 24 anni con Possible Love in concorso alla 83ª…

10 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Wild Horse Nine, McDonagh a Venezia 83: il nuovo capolavoro tra CIA, cileni e amicizia

Martin McDonagh torna in concorso con un film che parte come dark comedy sul golpe…

8 Settembre 2026