Categorie: Festival di Venezia

Venezia 83: George Clooney e Ellen Burstyn ricevono i Leoni d’oro alla carriera

Venezia 83, Leone d’Oro alla carriera: George Clooney ed Ellen Burstyn protagonisti del Lido

Mettetevi comodi, perché la Mostra del Cinema di Venezia si appresta a regalare uno di quei momenti che si raccontano per anni. La 83ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica — in programma dal 2 al 12 settembre 2026 — ha già bruciato le polveri con un annuncio che vale da solo il biglietto del vaporetto: George Clooney ed Ellen Burstyn riceveranno entrambi il venezia 83 leone d’oro alla carriera, il riconoscimento più alto che la Biennale di Venezia possa tributare a un artista. Due premi, due generazioni, due storie di cinema che meritano di essere raccontate con la cura che si deve ai grandi classici.

Una cerimonia d’apertura da manuale: il 2 settembre sul Lido

La cerimonia inaugurale è fissata per mercoledì 2 settembre 2026, e già si percepisce nell’aria quella tensione elettrica che solo Venezia sa creare. Il Lido, con il suo mix di glamour internazionale e atmosfera lagunare, è il palcoscenico ideale per consegnare due Leoni d’Oro alla carriera a due leggende assolute del grande schermo. Non è un caso che la Biennale abbia scelto di abbinare questo doppio tributo all’apertura ufficiale del festival: è un messaggio preciso al mondo del cinema, un modo per dire che Venezia non si limita a premiare il nuovo, ma sa onorare la memoria viva di chi ha costruito la storia del cinema contemporaneo.

Ad aprire la Mostra sarà Ink, il nuovo film firmato da Danny Boyle — il regista di Trainspotting e Slumdog Millionaire — che torna al grande cinema con un progetto molto atteso. Una scelta che da sola dice molto sulle ambizioni curatoriali di questa edizione: un autore capace di muoversi tra il cinema di genere e quello d’autore, scelto per alzare il sipario su una manifestazione che vuole essere al tempo stesso popolare e raffinata.

George Clooney: il Leone d’Oro che consacra un’icona senza tempo

Parlare di George Clooney al cinema significa aprire un capitolo che va ben oltre il fascino cinematografico — e già quello basterebbe. Clooney è uno di quei rari casi in cui la stella televisiva si è trasformata in un autore completo: attore, regista, produttore, sceneggiatore. La sua carriera è un manuale di come si fa a reinventarsi senza mai perdere il filo di sé stessi.

La consacrazione arrivò con ER – Medici in prima linea sul piccolo schermo, ma fu il grande schermo a rivelarne la statura vera. Con Out of Sight di Steven Soderbergh nel 1998 capimmo che Clooney non era solo un volto bello: aveva carisma, ironia, e una capacità di stare in scena che ricordava le star classiche di Hollywood. Da lì in poi, la lista dei film si è fatta sempre più impressionante: O Brother, Where Art Thou? dei fratelli Coen, Michael Clayton — che gli valse una nomination all’Oscar come migliore attore —, Up in the Air di Jason Reitman, The Descendants di Alexander Payne. E poi, dietro la macchina da presa: Good Night, and Good Luck, The Ides of March, The Monuments Men.

Ma Venezia e Clooney hanno una storia personale. La Mostra del Cinema è da anni uno dei suoi festival preferiti, e lui è una presenza ricorrente sul red carpet del Lido — spesso con la sua barca, arrivando dal Canal Grande come solo a Venezia è possibile fare. Ricevere il venezia 83 leone d’oro alla carriera in questa città ha quindi un sapore speciale, quasi di cerchio che si chiude. Non è un premio alla vecchiaia: Clooney, a 65 anni, è ancora pienamente attivo, e il riconoscimento veneziano ha tutto il sapore di una consacrazione nel pieno del percorso, non di un commiato.

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Quello che rende Clooney un caso unico nel panorama hollywoodiano contemporaneo è la sua capacità di coniugare il successo commerciale con scelte artistiche coraggiose. Ha scelto di lavorare con i Coen quando non era scontato farlo, ha prodotto film scomodi politicamente, ha usato la sua fama come leva per dare visibilità a storie che altrimenti non avrebbero trovato spazio. Il Leone d’Oro alla carriera a Venezia 83 è anche il riconoscimento di questa intelligenza cinematografica, oltre che del talento puro.

Ellen Burstyn a 93 anni: oltre 150 film e una carriera che sfida il tempo

Se George Clooney rappresenta il cinema contemporaneo nella sua accezione più luminosa, Ellen Burstyn è qualcosa di più: è la storia del cinema americano fatta persona. Nata nel 1932, Burstyn ha attraversato decenni di Hollywood con una grazia e una determinazione che pochi attori — uomini o donne — possono vantare. A 93 anni, con oltre 150 film all’attivo, riceve il Leone d’Oro alla carriera a Venezia 83 in un momento in cui molti attori della sua generazione si sono ritirati da tempo. Lei no. Ellen Burstyn è ancora lì, presente, viva, capace di sorprendere.

La sua filmografia è un viaggio attraverso le stagioni più fertili del cinema americano. Negli anni Settanta fu protagonista di alcune delle opere più importanti del New Hollywood: The Last Picture Show di Peter Bogdanovich nel 1971, poi The Exorcist di William Friedkin nel 1973 — uno dei film più iconici della storia del cinema horror —, e infine Alice Doesn’t Live Here Anymore di Martin Scorsese nel 1974, che le valse l’Oscar come migliore attrice protagonista. In un solo triennio, Burstyn aveva lavorato con tre dei registi più importanti della sua epoca e aveva conquistato il premio più ambito di Hollywood.

Ma la sua carriera non si fermò lì. Negli anni successivi continuò a scegliere ruoli impegnativi, spesso in film che non cercavano il compromesso commerciale. Nel 2000 tornò sotto i riflettori con una performance straordinaria in Requiem for a Dream di Darren Aronofsky, nel ruolo di Sara Goldfarb: una prova d’attrice totale, devastante, che le valse la quinta nomination all’Oscar e che rimane una delle interpretazioni più potenti del cinema americano degli ultimi trent’anni. Riuscire a fare una cosa del genere a quasi settant’anni è semplicemente straordinario.

Negli anni più recenti, Burstyn ha continuato a lavorare con una costanza che smentisce qualsiasi logica anagrafica. Ha partecipato a serie televisive di successo, ha recitato in film indipendenti, ha mantenuto una presenza scenica che molti attori trent’anni più giovani le invidiano. Ricevere il venezia 83 leone d’oro alla carriera è il coronamento di una vita dedicata al cinema con un’intensità e una coerenza artistica rare. La Biennale di Venezia non poteva scegliere meglio.

Il Leone d’Oro alla carriera: cosa significa davvero questo riconoscimento

Vale la pena fermarsi un momento a riflettere su cosa rappresenti il Leone d’Oro alla carriera, perché non è semplicemente un premio onorifico. Non è la statuetta che si dà a qualcuno per toglierlo di mezzo o per celebrare un’anzianità di servizio. Il Leone d’Oro alla carriera di Venezia è il riconoscimento che la Biennale — una delle istituzioni culturali più antiche e prestigiose del mondo — tributa agli artisti che hanno cambiato il modo in cui guardiamo il cinema. È un atto critico, non solo celebrativo.

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Negli anni passati, il premio è andato a figure come Pedro Almodóvar, Meryl Streep, Robert Redford, Agnès Varda, Bernardo Bertolucci. Una lista che dice tutto sulla qualità del riconoscimento. Inserire George Clooney ed Ellen Burstyn in questo pantheon significa affermare che il loro contributo al cinema non è solo quantitativo — le carriere lunghe, i film numerosi — ma qualitativo: hanno spostato qualcosa, hanno cambiato il modo in cui certi personaggi vengono raccontati, hanno aperto strade che altri hanno poi percorso.

Per la Mostra del Cinema di Venezia, scegliere due premi alla carriera invece di uno è anche un segnale di vitalità: il festival non si limita a guardare al futuro attraverso i film in concorso, ma costruisce un dialogo tra generazioni, tra il cinema che è stato e quello che verrà. È una scelta curatoriale precisa, e in questo caso particolarmente riuscita.

Danny Boyle apre la Mostra con Ink: un film di apertura da non perdere

Non si può parlare di Venezia 83 senza dedicare lo spazio che merita al film di apertura. Ink di Danny Boyle è la scelta con cui la Mostra alza il sipario sulla sua 83ª edizione, e si tratta di una scelta che promette bene. Boyle è un regista che non si ripete mai: ogni suo film è un esperimento di stile e di narrazione, capace di sorprendere anche quando si muove su territori apparentemente familiari. Dopo Yesterday e la lunga pausa dalla regia di lungometraggi per il grande schermo, il suo ritorno a Venezia con un film inedito è uno degli eventi più attesi della stagione cinematografica autunnale.

I dettagli sulla trama di Ink sono ancora avvolti nel riserbo tipico dei film di apertura dei grandi festival, ma la sola presenza di Boyle in questa posizione di rilievo è garanzia di qualità e di ambizione. Venezia ha sempre avuto il coraggio di scegliere film di apertura che non fossero solo spettacolo, ma anche sostanza: Ink sembra candidarsi a proseguire questa tradizione.

Venezia 83: un festival che guarda lontano

La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si presenta come un’edizione di quelle che lasciano il segno. I Leoni d’Oro alla carriera a George Clooney ed Ellen Burstyn sono il cuore simbolico di una manifestazione che, con il suo programma dal 2 al 12 settembre 2026, si candida a essere uno dei festival più ricchi e significativi degli ultimi anni. Per approfondire il programma completo e seguire gli aggiornamenti in tempo reale, potete consultare il sito di Vimooz dedicato alla lineup di Venezia 83 e la scheda di TGcom24 su Ellen Burstyn e il suo Leone d’Oro.

Quello che emerge con chiarezza, guardando al complesso dell’edizione, è che la Biennale di Venezia ha costruito una manifestazione che non teme il confronto con i grandi festival internazionali. Cannes ha la sua storia, Berlino la sua identità politica, ma Venezia ha qualcosa di irripetibile: la capacità di fondere il cinema con uno dei luoghi più straordinari del mondo, di trasformare ogni proiezione in un’esperienza che va oltre il semplice atto del guardare un film. E quando a questo si aggiunge la consegna del venezia 83 leone d’oro alla carriera a due artisti come Clooney e Burstyn, il risultato è un evento che il cinema mondiale non può permettersi di ignorare.

Che siate cinefili di lungo corso o spettatori curiosi che si avvicinano per la prima volta alla Mostra del Cinema, questa edizione ha tutto quello che serve per entusiasmare: grandi nomi, un film di apertura firmato da un autore visionario, e il calore di due riconoscimenti alla carriera che raccontano, attraverso le biografie di Clooney e Burstyn, la storia stessa del cinema americano degli ultimi cinquant’anni. Il Lido vi aspetta, e questa volta il motivo per esserci è più forte che mai.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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