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NAZA in Concorso a Venezia 83: il nuovo film di Abraham e Szor su Gaza

NAZA a Venezia 83: il documentario su Gaza che entra in Concorso e fa già discutere

Mettetevi comodi, perché questa è una di quelle notizie che arrivano con il peso specifico di un pugno allo stomaco. NAZA, il nuovo documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, è entrato in Concorso ufficiale alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, portando il totale dei film in competizione da 20 a 21. La prima proiezione è fissata per il 10 settembre 2026 alle 17:15 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. Un film su Gaza, sulle uccisioni di massa di civili palestinesi, prodotto da The Guardian e firmato da due dei quattro co-registi di No Other Land: è difficile immaginare un titolo più urgente, più scomodo e più necessario tra quelli che calcheranno il Lido quest’anno. Naza Venezia 83 è già, prima ancora della proiezione, uno degli appuntamenti più attesi e discussi della Mostra.

Chi sono Yuval Abraham e Rachel Szor

Per capire il peso specifico di NAZA bisogna partire da chi lo ha fatto. Yuval Abraham e Rachel Szor non sono nomi nuovi per chi segue il cinema documentario internazionale con attenzione: sono due dei quattro co-registi di No Other Land, il documentario che ha raccontato la demolizione sistematica del villaggio palestinese di Masafer Yatta in Cisgiordania, realizzato in collaborazione con i palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal.

No Other Land ha avuto una parabola festivaliera straordinaria, raccogliendo riconoscimenti importanti e accendendo un dibattito internazionale su come il cinema possa — e debba — confrontarsi con conflitti in corso, con la violenza documentata, con la responsabilità etica di chi filma e di chi guarda. Abraham, giornalista e filmmaker israeliano, e Szor, filmmaker e direttrice della fotografia israeliana, hanno scelto di raccontare storie che il mainstream mediatico spesso schiaccia sotto il peso della geopolitica, restituendo volti, nomi, luoghi a vicende che rischiano di diventare numeri in un bollettino.

Con NAZA, Abraham e Szor fanno un passo ulteriore, spostando lo sguardo su Gaza e sulle uccisioni di massa di civili palestinesi. È una scelta che richiede coraggio non solo artistico ma anche personale e politico, in un momento storico in cui ogni immagine proveniente da quel territorio è carica di una tensione che va ben oltre il frame cinematografico.

Cosa racconta NAZA: Gaza al centro del Concorso

Le informazioni sul contenuto di NAZA sono, per ora, quelle che i verificati ci consentono di riportare con certezza: il film affronta le uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza. Si tratta di un documentario — le fonti non usano altre etichette di genere — prodotto da The Guardian, una delle testate giornalistiche più autorevoli al mondo, nota per il suo impegno nel giornalismo investigativo e nella produzione di contenuti audiovisivi di approfondimento.

La presenza di The Guardian come produttore non è un dettaglio marginale. Significa che NAZA nasce all’interno di un ecosistema editoriale che ha fatto della verifica dei fatti e del rigore giornalistico la propria ragione d’essere. Non è un progetto militante nel senso deteriore del termine: è un’opera che si candida a portare sul grande schermo una documentazione su ciò che accade a Gaza con la stessa serietà con cui una grande testata affronterebbe un’inchiesta. Questo non elimina il punto di vista — ogni documentario ha un punto di vista — ma lo inserisce in una cornice di responsabilità editoriale precisa.

Per chi ha visto No Other Land, è facile immaginare l’approccio: la camera vicina alle persone, la testimonianza diretta, la scelta di non lasciare che la retorica sovrasti la realtà concreta delle vite umane. Ma NAZA è un film diverso, con una scala diversa — Gaza è un contesto di proporzioni e complessità che va ben oltre Masafer Yatta — e con una sfida narrativa e etica ancora più impegnativa.

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Il Concorso di Venezia 83 e l’inserimento di NAZA

L’ingresso di NAZA nel Concorso della 83ª Mostra di Venezia è avvenuto come aggiunta che ha portato la selezione da 20 a 21 film in competizione. Non è una cosa che succede spesso: la selezione ufficiale viene di norma chiusa e comunicata con largo anticipo, e le aggiunte dell’ultimo momento segnalano quasi sempre qualcosa di significativo — un film che non era pronto in tempo, oppure un titolo che la direzione artistica ha deciso di inserire con particolare determinazione.

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è la più antica rassegna cinematografica del mondo e uno dei tre festival più prestigiosi insieme a Cannes e Berlino. Il suo Concorso ufficiale è da sempre uno spazio in cui il cinema d’autore più ambizioso si confronta con la giuria e con il pubblico internazionale. Negli ultimi anni, Venezia ha dimostrato una particolare sensibilità verso il cinema documentario di impegno civile e politico, accogliendo in Concorso opere che affrontano conflitti, migrazioni, diritti umani con uno sguardo che non si accontenta della superficie.

Inserire NAZA in questo contesto è una scelta editoriale forte. Significa dire che questo film merita di stare accanto ai lungometraggi di finzione più attesi, che la sua urgenza tematica e la sua qualità cinematografica lo rendono degno di competere per il Leone d’Oro. È anche un segnale che la Mostra non intende guardare dall’altra parte rispetto a ciò che sta accadendo nel mondo.

Potete consultare il programma ufficiale della Mostra sul sito della Biennale di Venezia per tutti i dettagli sulle proiezioni e sugli eventi collaterali.

La Sala Grande il 10 settembre: un appuntamento da non perdere

La proiezione di NAZA è fissata per il 10 settembre 2026 alle 17:15 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, al Lido di Venezia. La Sala Grande è lo spazio più importante della Mostra, quella dove si tengono le premiere più attese e le proiezioni di Concorso che il pubblico e la stampa internazionale seguono con maggiore attenzione. Non è una scelta casuale: collocare NAZA in questo slot, in questo spazio, è un modo per dire che si tratta di un film che merita la massima visibilità.

Per chi si trova al Lido in quei giorni, il 10 settembre sarà una data da segnare in rosso. Non solo per NAZA: la seconda settimana della Mostra è tradizionalmente quella in cui le tensioni del Concorso si fanno più acute, in cui la giuria ha già visto la maggior parte dei film e inizia a formarsi un’idea di come potrebbe andare la premiazione. Un documentario come questo, con la sua materia incandescente, potrebbe catalizzare discussioni e dibattiti che vanno ben oltre la cerimonia di chiusura.

Il cinema documentario come atto politico: la tradizione a cui si iscrive NAZA

NAZA non nasce nel vuoto. Si inserisce in una tradizione lunga e nobile di cinema documentario che ha scelto di guardare in faccia la violenza politica e le sue vittime, rifiutando la neutralità come alibi per l’indifferenza. Pensate a Shoah di Claude Lanzmann, alla filmografia di Errol Morris, ai lavori di Joshua Oppenheimer su The Act of Killing e The Look of Silence, che hanno portato sullo schermo i meccanismi psicologici e sociali del genocidio indonesiano. Pensate a Citizenfour di Laura Poitras, che ha raccontato in tempo reale la storia di Edward Snowden trasformando il documentario in qualcosa di simile a un thriller politico vissuto in diretta.

Questi film hanno in comune la capacità di trasformare la documentazione — i fatti, le testimonianze, le immagini — in esperienza cinematografica, in qualcosa che non si limita a informare ma che colpisce, che rimane, che cambia il modo in cui si guarda il mondo. È l’ambizione più alta del documentario come forma d’arte, e Abraham e Szor l’hanno già dimostrata con No Other Land.

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Gaza, però, è un territorio che il cinema ha affrontato raramente con la profondità che merita. Ci sono stati reportage, video girati con i telefoni, materiali di archivio, ma raramente un’opera cinematografica organica che abbia affrontato le uccisioni di massa di civili con il rigore e la visione di un film pensato per il grande schermo e per i festival internazionali. NAZA si candida a essere quel film, e il fatto che sia in Concorso a Venezia 83 gli dà una piattaforma di visibilità senza precedenti per questo tipo di soggetto.

Per approfondire il contesto del cinema documentario sul conflitto israelo-palestinese e il percorso festivaliero di No Other Land, vale la pena leggere l’analisi pubblicata da The Guardian nella sua sezione dedicata al cinema documentario, che segue da vicino questi temi con continuità editoriale.

Perché NAZA conta, anche al di là del festival

C’è una domanda che vale la pena porsi esplicitamente: perché un film come NAZA, su un argomento così specifico e così doloroso, dovrebbe interessare al grande pubblico del cinema e non solo agli addetti ai lavori o agli attivisti? La risposta è semplice, anche se non banale: perché il cinema, quando funziona davvero, ha il potere di rendere reale ciò che sembrava lontano, di far sentire il peso di una vita umana anche a chi non ha mai messo piede in quel territorio, di creare empatia dove c’era solo astrazione.

Le uccisioni di massa di civili palestinesi a Gaza sono state al centro di un dibattito mediatico e politico intensissimo, spesso più rumoroso che illuminante. Il rischio, in questi contesti, è che la quantità di informazioni produca paradossalmente un effetto di saturazione e distanza: si sa che succede qualcosa di terribile, ma non si riesce a capire davvero cosa significa per le persone coinvolte. Il cinema documentario, quando è fatto bene, rompe questa barriera.

Abraham e Szor lo hanno già dimostrato con No Other Land: il loro cinema non urla, non semplifica, non trasforma la complessità in slogan. Costruisce una relazione tra lo spettatore e le persone filmate che è fatta di tempo, di ascolto, di attenzione ai dettagli che rendono una vita irriducibile a una categoria. È per questo che NAZA, ancora prima di essere visto, è già un film importante.

Cosa aspettarsi dopo Venezia

La proiezione del 10 settembre alla Sala Grande sarà il momento della verità: lì si capirà come il pubblico e la critica internazionale reagiranno a NAZA, e si inizierà a capire se il film ha le carte in regola per ambire ai premi del Concorso. Ma al di là della competizione festivaliera, la vera domanda è quella della distribuzione: un film prodotto da The Guardian su Gaza, in Concorso a Venezia, ha tutte le premesse per trovare una circolazione internazionale significativa, sia nelle sale che sulle piattaforme.

Il percorso di No Other Land ha dimostrato che il cinema documentario di impegno civile può raggiungere un pubblico ampio quando ha la qualità e la visibilità giuste. NAZA parte da una posizione ancora più forte: ha già un festival di primissimo piano alle spalle, un produttore editorialmente riconoscibile e due registi che il mondo del cinema conosce e rispetta. Quello che manca, per ora, è solo la visione del film. Ma il 10 settembre al Lido, la Sala Grande risponderà.

In un’edizione della Mostra che si preannuncia ricca e combattuta, NAZA Venezia 83 è già uno dei titoli che definiscono il carattere di questa selezione: un cinema che non si volta dall’altra parte, che sceglie di guardare dove fa più male, e che per questo merita tutta l’attenzione che sa come guadagnarsi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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