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Tony – Diario di un giovane cuoco: il biopic di Anthony Bourdain con Dominic Sessa

Prima di diventare il leggendario chef, scrittore e narratore televisivo che il mondo intero avrebbe amato e poi pianto, Anthony Bourdain era semplicemente Tony: un ragazzo irrequieto, curioso, con la testa piena di libri e le mani ancora inesperte. È da questo punto di partenza — grezzo, autentico, carico di potenziale inespresso — che nasce Tony – Diario di un giovane cuoco, il biopic distribuito da A24 e diretto da Matt Johnson, che racconta l’estate formativa di un diciannovenne destinato a riscrivere il modo in cui il mondo pensa al cibo, ai viaggi e alla narrazione.

Un film che nasce da un’estate che ha cambiato tutto

Ogni grande storia ha un momento di svolta, un’estate o un anno in cui qualcosa si rompe e si ricompone in una forma nuova. Per Anthony Bourdain, quel momento arrivò durante la giovinezza, quando da studente universitario al Vassar College si ritrovò a lavorare come line cook a Provincetown, la vivace cittadina del Massachusetts affacciata sull’oceano. È questa estate — caotica, sudata, piena di scoperte — il cuore pulsante di Tony – Diario di un giovane cuoco.

Il film non cerca di raccontare l’intera parabola di Bourdain, dalla cucina di New York alla fama mondiale con Kitchen Confidential e poi con i programmi televisivi che lo avrebbero reso un’icona globale. Sceglie invece di mettere a fuoco un frammento preciso, uno di quei momenti in cui un ragazzo smette di essere chi era e comincia a intuire chi potrà diventare. È una scelta narrativa coraggiosa, soprattutto per un biopic su una figura così complessa e stratificata come Bourdain: rinunciare alla grandiosità per abbracciare l’intimità.

Il risultato, almeno a giudicare da quanto emerge dalla distribuzione firmata A24 — casa di produzione e distribuzione che negli ultimi anni ha costruito un catalogo di film capaci di coniugare ambizione artistica e successo di pubblico — è un ritratto sobrio e irrequieto, fedele allo spirito del personaggio reale molto più di quanto potrebbe fare qualsiasi ricostruzione fedele dei grandi momenti della sua carriera.

Dominic Sessa: il peso di interpretare un’icona da giovane

Portare sullo schermo un personaggio amato e compianto come Anthony Bourdain — morto il 8 giugno 2018, lasciando un vuoto enorme nei suoi fan e nel mondo della cultura gastronomica — è un compito che avrebbe fatto tremare chiunque. Dominic Sessa, il giovane attore scelto da Matt Johnson per il ruolo principale, ha accettato questa sfida con una determinazione che traspare in ogni scena.

Sessa interpreta un Anthony Bourdain di diciannove anni, catturandone l’energia nervosa, l’intelligenza tagliente e quella fame di vita che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza. Non si tratta di un’imitazione — sarebbe stato impossibile e probabilmente controproducente — ma di una costruzione psicologica del personaggio che parte dall’interno, dall’urgenza di un ragazzo che non sa ancora chi è ma sente con chiarezza cosa non vuole essere.

La sfida di Sessa è doppia: da un lato, deve rendere credibile un Bourdain ancora grezzo, privo della sicurezza e del cinismo brillante che avrebbe sviluppato negli anni; dall’altro, deve lasciare intravedere allo spettatore i semi di quella personalità straordinaria, i tratti che sarebbero diventati inconfondibili. È un equilibrio delicatissimo, e ogni scelta — un gesto, uno sguardo, il modo in cui il personaggio regge un coltello da cucina per la prima volta — porta il peso di questa responsabilità.

Il fatto che il progetto sia sostenuto da A24, la stessa etichetta che ha saputo valorizzare talenti emergenti e narrazioni fuori dagli schemi, suggerisce che la produzione abbia creduto sin dall’inizio nelle capacità di Sessa di reggere il film sulle proprie spalle. E le prime reazioni sembrano confermare questa fiducia.

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Antonio Banderas e il cast che completa il quadro

Accanto a Dominic Sessa, il film può contare sulla presenza di Antonio Banderas, attore di lungo corso e di indiscutibile carisma, capace di portare in qualsiasi progetto una gravità e una profondità che non dipendono dalla dimensione del ruolo. La sua presenza in Tony – Diario di un giovane cuoco non è quella di una semplice comparsa celebre: Banderas è parte integrante del tessuto narrativo del film, un elemento che contribuisce a definire il mondo in cui il giovane Bourdain si muove e cresce.

In un film di formazione come questo, i personaggi secondari hanno spesso un ruolo cruciale: sono loro a fungere da specchio, da mentori, da antagonisti o da catalizzatori per la trasformazione del protagonista. La presenza di un attore della statura di Banderas suggerisce che il suo personaggio abbia esattamente questa funzione: non decorativa, ma strutturale alla storia.

La scelta del cast riflette la cura con cui Matt Johnson ha costruito il progetto. Ogni elemento sembra pensato per servire la storia piuttosto che per impressionare sulla carta: un approccio che è, in fondo, perfettamente in linea con lo spirito del soggetto biografico che il film racconta.

Matt Johnson alla regia: uno sguardo insolito su una storia straordinaria

Matt Johnson è un regista che non ha paura di affrontare materiale difficile o di trovare angolazioni inaspettate su storie che potrebbero sembrare già raccontate. Con Tony – Diario di un giovane cuoco, si trova di fronte a una delle figure più iconiche della cultura americana degli ultimi decenni: un uomo che ha trasformato la cucina in letteratura, i viaggi in antropologia, e la televisione in qualcosa che assomigliava alla poesia.

La scelta di concentrarsi sull’estate a Provincetown, sul Bourdain studente e lavoratore di cucina, è già di per sé una dichiarazione di poetica. Johnson non vuole costruire un monumento: vuole raccontare un essere umano nel momento in cui ancora non sa di essere destinato a diventare un’icona. Questa prospettiva — umile, ravvicinata, quasi documentaristica nell’approccio — è esattamente ciò che rende il progetto interessante e potenzialmente memorabile.

Il tono del film, descritto come sobrio e irrequieto, richiama la prosa stessa di Bourdain: diretta, senza fronzoli, capace di trovare la bellezza nelle cose ordinarie — un piatto di pesce fresco, una cucina caotica alle tre di notte, una conversazione con uno sconosciuto al bancone di un bar. Se Johnson riesce a trasmettere sullo schermo quella qualità narrativa, Tony – Diario di un giovane cuoco potrebbe essere qualcosa di più di un semplice biopic.

Anthony Bourdain: una vita che meritava di essere raccontata così

Anthony Bourdain è stato molte cose nel corso della sua vita: cuoco di linea, chef, scrittore, conduttore televisivo, narratore instancabile. Ma prima di tutto questo, era un lettore vorace e un ragazzo che cercava il suo posto nel mondo. La sua storia è quella di qualcuno che ha trovato la propria voce in un luogo inaspettato — dietro ai fornelli di un ristorante di pesce in una cittadina estiva del Massachusetts — e che da quel momento non ha mai smesso di usarla.

Il Vassar College, dove Bourdain aveva iniziato come matricola, rappresenta nel film il punto di partenza di una traiettoria che avrebbe preso una direzione completamente diversa da quella che ci si potrebbe aspettare da un giovane studente universitario. La cucina non era un piano B: era una rivelazione. E le cucine dei ristoranti, con il loro caos organizzato, la gerarchia militare, il sudore e l’adrenalina del servizio, erano il luogo in cui quel ragazzo inquieto trovava finalmente un ritmo e uno scopo.

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Bourdain avrebbe poi raccontato quegli anni in modo frammentario e spesso brutalmente onesto, nei libri e nelle interviste. La sua capacità di guardare indietro senza nostalgia sentimentale ma con lucidità e persino ironia era una delle qualità che lo rendevano così straordinario come narratore. Tony – Diario di un giovane cuoco ha il compito di restituire quella stessa qualità di sguardo a una storia che lui stesso non ha mai raccontato per esteso in forma compiuta.

La morte di Anthony Bourdain nel giugno del 2018 ha lasciato un vuoto che il mondo della gastronomia, della televisione e della cultura in senso più ampio sente ancora profondamente. I suoi libri continuano a essere letti, i suoi programmi continuano a essere visti, e la sua voce — ironica, appassionata, sempre in cerca di qualcosa di autentico — continua a risuonare. Un film come questo non è solo un omaggio: è un tentativo di capire da dove veniva tutto questo, di trovare le radici di una grandezza che sembrava quasi accidentale ma che, guardando indietro, appare inevitabile.

A24 e la scelta di raccontare storie che contano

Non è un caso che Tony – Diario di un giovane cuoco sia distribuito da A24. Negli ultimi anni, questa casa di distribuzione e produzione ha costruito un’identità precisa: film che non si accontentano di intrattenere, che cercano qualcosa di più profondo e duraturo, che scelgono i propri soggetti con una cura che si vede sullo schermo. Dal cinema di genere reinventato alle storie di formazione, dai biopic ai film d’autore, A24 ha dimostrato di saper riconoscere le storie che meritano di essere raccontate e di saperle supportare con la giusta visione creativa.

Per un biopic su Anthony Bourdain, questa partnership ha un senso preciso. Bourdain stesso era, in fondo, un curatore di esperienze autentiche: detestava il falso, il confezionato, il turistico. La sua ricerca instancabile di cibi genuini, di persone reali, di storie vere era il motore di tutto ciò che faceva. Che il film che racconta la sua giovinezza sia prodotto da una casa che condivide quella stessa etica narrativa sembra quasi un cerchio che si chiude.

A24 ha anche dimostrato negli anni di saper lanciare e valorizzare attori giovani, spesso in ruoli che richiedono una presenza scenica capace di reggere film interi. La fiducia riposta in Dominic Sessa per un ruolo così delicato e visibile è perfettamente in linea con questa tradizione.

Perché questo film arriva nel momento giusto

Nell’autunno del 2026, con il cinema che continua a cercare storie capaci di muovere le persone e di lasciare qualcosa di duraturo, Tony – Diario di un giovane cuoco arriva con il peso di un nome enorme e la leggerezza di una storia ancora poco esplorata. Non è il Bourdain che tutti conoscono — quello con la giacca da chef, il taccuino in mano, la macchina da presa che lo segue per le strade di Hanoi o di Napoli — ma il Bourdain che ancora non sapeva di essere Bourdain.

È forse questa la cosa più affascinante del progetto: raccontare un’icona nel momento in cui era ancora un essere umano in divenire, con tutte le incertezze e le contraddizioni che questo comporta. Per chiunque abbia amato Anthony Bourdain — i suoi libri, i suoi programmi, il suo modo di stare al mondo — questo film è un’occasione rara: vedere da dove veniva tutto, capire cosa ha acceso la scintilla. E per chi lo conosce poco o nulla, è un punto di ingresso perfetto in una storia che vale assolutamente la pena di scoprire. Per approfondire la figura di Bourdain e il contesto culturale in cui si muove il film, Bon Appétit offre un’analisi dettagliata del progetto e del lavoro di Dominic Sessa.

Quello che Tony – Diario di un giovane cuoco promette, con la regia di Matt Johnson, l’interpretazione di Dominic Sessa e la presenza di Antonio Banderas, è un film che sa dove guardare: non verso la leggenda, ma verso l’uomo. E in questo, è già qualcosa di raro.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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