C’è un momento, durante la Mostra del Cinema di Venezia, in cui la Laguna smette di essere soltanto il palcoscenico dei grandi nomi e diventa qualcosa di più: un luogo dove il futuro del cinema prende forma in modo concreto, tangibile, persino sorprendente. È esattamente quello che è successo a Venezia 83, quando Fondazione Saint Michel e Hollywood Communication hanno presentato l’Accademia Cinema Aperto — un progetto di formazione cinematografica completamente gratuita che punta a ridisegnare l’accesso al mondo del cinema in Italia. L’accademia cinema aperto venezia non è solo un’iniziativa formativa: è una dichiarazione di intenti su chi ha il diritto di raccontare storie.
Un’idea nata sotto i riflettori della Mostra
Presentare un progetto formativo alla Mostra del Cinema di Venezia non è una scelta casuale. Venezia è il luogo dove il cinema si misura con se stesso, dove i film vengono scrutati, premiati, discussi, e dove le correnti del settore si fanno visibili. Lanciare l’Accademia Cinema Aperto proprio a Venezia 83 significa inserire il progetto in un contesto di massima visibilità internazionale, ma anche mandare un messaggio preciso all’industria: la formazione cinematografica di qualità non può restare un privilegio riservato a chi può permettersi rette universitarie elevate o master costosi.
Il progetto è prodotto da Fondazione Saint Michel e da Hollywood Communication, la realtà che opera sotto il marchio Hollywood & Partners. La partnership tra una fondazione culturale e un’organizzazione con agganci al mondo del cinema internazionale è già di per sé una garanzia di doppia prospettiva: quella dell’impegno sociale e culturale da un lato, e quella dell’industria vera e propria dall’altro. Non si tratta di un corso universitario teorico o di un workshop fine a se stesso: l’ambizione è costruire un ponte reale tra chi studia e chi lavora nel cinema, tra l’aula e il set.
Il fatto che l’annuncio sia arrivato durante la Mostra, con tutto il suo carico simbolico, dice molto sulla serietà dell’iniziativa. Non è un progetto che si presenta in sordina su un sito web: è qualcosa che vuole stare nel mezzo del dibattito cinematografico più acceso d’Italia, e farlo a testa alta.
Neri Parenti e Vincenzo Ferrera: due voci dell’industria in cattedra
La vera notizia, quella che fa alzare le antenne a chiunque segua il cinema italiano con attenzione, è il nome del direttore didattico che insegnerà regia e sceneggiatura: Neri Parenti. Regista tra i più prolifici e popolari della storia del cinema italiano, Parenti è l’uomo dietro decine di titoli che hanno segnato generazioni di spettatori. Parlare di lui in cattedra non è una cosa da poco: significa che l’Accademia Cinema Aperto ha convinto un professionista con un curriculum di primissimo piano a mettere la propria esperienza al servizio degli studenti, e farlo gratuitamente — o almeno, in un contesto in cui la gratuità è il principio fondante dell’intera struttura.
L’insegnamento di regia e sceneggiatura da parte di Parenti non è un dettaglio marginale. Sono le due discipline che stanno al cuore di qualsiasi percorso cinematografico serio: senza una solida comprensione del linguaggio visivo e senza la capacità di costruire una storia sulla pagina, tutto il resto — la recitazione, la fotografia, il montaggio — rischia di restare tecnica senza anima. Affidare queste materie a qualcuno che ha attraversato l’industria in lungo e in largo, che conosce i meccanismi della produzione italiana e i gusti del pubblico, è una scelta che parla da sola.
Accanto a Parenti, nel corpo docente figura Vincenzo Ferrera, anch’egli nel ruolo di direttore didattico. La presenza di due figure con profili distinti ma complementari suggerisce un approccio alla formazione che non si accontenta di un’unica visione del cinema, ma cerca il confronto, la molteplicità di sguardi. È esattamente l’approccio giusto per preparare professionisti capaci di muoversi in un’industria in continua trasformazione.
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Gratuità come principio, non come concessione
Il punto su cui vale la pena soffermarsi con più attenzione — perché è quello che distingue davvero l’Accademia Cinema Aperto dalla maggior parte delle offerte formative esistenti — è la gratuità totale del percorso. Non si parla di borse di studio parziali, non si parla di agevolazioni per reddito, non si parla di sconti condizionati. Il corso è completamente gratuito per gli studenti selezionati.
Chiunque abbia anche solo sfiorato il mondo della formazione cinematografica in Italia sa quanto pesi questo aspetto. Le scuole di cinema di qualità , i master universitari, i corsi professionali di regia o sceneggiatura hanno costi che spesso si misurano in migliaia di euro l’anno — una barriera d’accesso che taglia fuori sistematicamente chi non ha le spalle economiche adatte. Il risultato, nel tempo, è un’industria che tende a riprodurre se stessa: stesse provenienze sociali, stesse reti di relazioni, stesse prospettive narrative. La gratuità dell’Accademia Cinema Aperto è dunque un atto politico, nel senso più nobile del termine: un tentativo di allargare davvero il campo di chi può aspirare a fare cinema.
Non è un caso che questa scelta si accompagni ad altre due decisioni strutturali altrettanto significative: la riserva del 50% dei posti disponibili esclusivamente alle donne che vogliono lavorare nel cinema, e l’estensione dell’età massima di ammissione fino ai 40 anni. Sono due misure che, prese insieme, ridisegnano completamente il profilo del candidato ideale.
Il 50% dei posti alle donne: una scelta strutturale
La decisione di riservare metà dei posti alle donne non è una quota simbolica o una dichiarazione di principio senza conseguenze pratiche: è una misura che incide direttamente sulla composizione della classe, e quindi sul tipo di cinema che uscirà da quella formazione. Il settore cinematografico — non solo italiano — ha storicamente visto le donne sottorappresentate nelle posizioni creative di maggior potere: la regia, la sceneggiatura, la produzione esecutiva. Le ragioni sono complesse e stratificate, ma una delle più concrete è proprio l’accesso alla formazione e alle reti professionali che quella formazione porta con sé.
Riservare il 50% dei posti alle donne significa che, fin dall’inizio, l’Accademia Cinema Aperto costruisce un ambiente in cui la parità non è un obiettivo futuro ma una condizione presente. Significa che le studentesse avranno accesso agli stessi docenti, alle stesse opportunità , alle stesse reti professionali dei loro colleghi maschi — e che lo faranno in un contesto pensato per includerle, non per tollerarle. È un segnale forte, e vale la pena riconoscerlo come tale.
In un momento in cui il dibattito sulla rappresentanza femminile nel cinema italiano è più vivo che mai — basta seguire le discussioni che accompagnano ogni edizione della Mostra di Venezia o di Cannes per rendersene conto — una scelta del genere ha un peso specifico considerevole. Non risolve tutto, ovviamente, ma indica una direzione.
Fino a 40 anni: abbattere il mito della giovinezza
L’altra misura strutturale che merita attenzione è l’estensione dell’età massima di ammissione fino ai 40 anni. Nel mondo della formazione cinematografica, come in molti altri settori creativi, esiste un’idea implicita — e spesso esplicita — che il talento debba manifestarsi giovane, che la finestra per imparare si chiuda presto, che chi arriva a trent’anni o oltre senza un percorso formativo alle spalle abbia già perso il treno.
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È un’idea sbagliata, e l’Accademia Cinema Aperto sembra saperlo. Alzare il limite di età fino ai 40 anni significa aprire le porte a persone che magari hanno fatto altri lavori, che hanno vissuto esperienze diverse, che hanno storie da raccontare maturate in anni di vita reale. Significa riconoscere che la formazione cinematografica non è solo per chi esce dal liceo con il sogno di fare il regista, ma anche per chi a 35 anni decide che è il momento di cambiare strada e di mettere la propria esperienza al servizio di un linguaggio nuovo.
Dal punto di vista della qualità del cinema che si produce, questa è una scelta che può fare la differenza. I film più interessanti spesso nascono da sguardi che hanno qualcosa da dire — e avere qualcosa da dire richiede tempo, esperienza, vita vissuta. Un’accademia che accoglie studenti fino ai 40 anni è un’accademia che scommette sulla profondità , non solo sulla velocità .
Il ruolo di Hollywood & Partners e il ponte con il cinema internazionale
Il coinvolgimento di Hollywood & Partners — la sigla con cui opera Hollywood Communication — è uno degli elementi che dà al progetto una dimensione che va oltre il contesto italiano. Un’organizzazione con questa denominazione e con questi legami porta con sé la promessa di connessioni con il mercato cinematografico internazionale: non solo formazione teorica, ma accesso a reti professionali che si estendono oltre i confini nazionali.
Per gli studenti selezionati, questo può significare molto in concreto. Il cinema italiano ha una tradizione straordinaria, ma il mercato è globale, e chi vuole lavorare nel settore oggi deve essere capace di muoversi in un ecosistema internazionale. Avere come partner un’organizzazione che opera in questo spazio significa che l’Accademia Cinema Aperto non forma professionisti per un mercato chiuso, ma per un’industria aperta — il che, considerando il nome scelto per il progetto, sembra tutt’altro che casuale.
Quando e come candidarsi: il calendario del progetto
Per chi è interessato a candidarsi, il calendario è già definito nelle sue linee essenziali. Le domande di iscrizione saranno online a partire da ottobre 2026, il che lascia qualche settimana per prepararsi e raccogliere le informazioni necessarie. I corsi inizieranno a gennaio 2027, con un avvio che coincide con l’inizio dell’anno nuovo — un momento simbolicamente adatto per chi vuole davvero voltare pagina e intraprendere un percorso formativo serio.
I dettagli precisi sulle modalità di selezione, sul numero esatto di posti disponibili e sul curriculum completo saranno presumibilmente chiariti quando le iscrizioni apriranno ufficialmente. Quello che è già chiaro è la struttura di base: formazione in regia e sceneggiatura con Neri Parenti e Vincenzo Ferrera come direttori didattici, metà dei posti riservati alle donne, accesso aperto fino ai 40 anni, e nessun costo per gli studenti selezionati. Per seguire gli aggiornamenti ufficiali e i prossimi annunci, il riferimento più diretto rimane la pagina dedicata su Hot Corn, una delle prime testate a coprire il lancio del progetto.
L’Accademia Cinema Aperto è, in fondo, una scommessa sul fatto che il cinema italiano del futuro possa essere più ricco, più vario e più rappresentativo di quello che è stato finora — e che la strada per arrivarci passi dalla formazione, dall’accesso e dalla volontà di abbattere le barriere che troppo spesso decidono chi ha il diritto di raccontare storie. Presentata sotto i riflettori di Venezia, con docenti di primo piano e una struttura pensata per includere davvero, questa accademia ha tutte le premesse per diventare qualcosa di importante. Adesso tocca ai candidati fare la loro parte.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








