Tredici giorni, oltre centocinquanta titoli, due icone del cinema mondiale premiate per la carriera e una città — Roma — che torna a trasformarsi in un grande set a cielo aperto: la Festa del Cinema di Roma 2026, giunta alla sua ventunesima edizione, è uno di quegli appuntamenti che ogni cinefilo dovrebbe segnare sul calendario con il pennarello rosso. Dal 13 al 25 ottobre 2026, la kermesse organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma offre un programma di straordinaria ampiezza, capace di mescolare blockbuster attesi, opere prime sorprendenti, retrospettive d’autore e incontri con i protagonisti del grande schermo. Mettetevi comodi: c’è molto da scoprire.
Ventuno anni non sono pochi per un festival. La Festa del Cinema di Roma ha saputo ritagliarsi nel tempo uno spazio preciso nel panorama internazionale: non la competizione serrata di Venezia o Cannes, ma qualcosa di diverso — un luogo d’incontro, di scoperta, di dialogo tra il cinema e il suo pubblico più vasto. La formula funziona perché non intimidisce: non ci sono giurie che decidono chi vince e chi perde, ma sezioni tematiche, proiezioni speciali e un’atmosfera che invita a lasciarsi sorprendere.
Questa edizione porta con sé alcune novità significative. Due nomi di primissimo piano ricevono il career award della manifestazione: Julianne Moore e Javier Bardem, due interpreti che hanno segnato decenni di cinema con una coerenza artistica rara. Premiare Moore e Bardem nello stesso anno è quasi un atto poetico: entrambi hanno attraversato generi, lingue e continenti senza mai perdere quella capacità di abitare un personaggio fino in fondo. Assistere alle loro proiezioni speciali e, si spera, a qualche incontro con il pubblico è già di per sé un motivo sufficiente per comprare il biglietto.
Se c’è un format che la Festa del Cinema ha affinato negli anni è quello delle masterclass: non semplici conferenze stampa, ma vere e proprie lezioni di cinema con registi che hanno qualcosa da dire — e che lo dicono bene. Quest’anno salgono in cattedra due autori che non potrebbero essere più diversi tra loro, eppure ugualmente affascinanti.
Pawel Pawlikowski, il regista polacco di Ida e Cold War, è uno di quei cineasti che ogni volta che parla del proprio mestiere riesce a farti vedere il cinema in modo leggermente diverso. Il suo approccio al bianco e nero, alla memoria, all’identità europea è materia di studio e di ispirazione per chiunque ami il linguaggio delle immagini. Sentirlo raccontare il proprio processo creativo dal vivo è un privilegio che non capita spesso.
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Dall’altra parte, Rodrigo Sorogoyen rappresenta una generazione di registi spagnoli che ha rinnovato profondamente il thriller europeo. Con film come El reino e As bestas, ha dimostrato che si può fare un cinema popolare e insieme rigoroso, capace di tenere lo spettatore incollato alla poltrona senza rinunciare a uno sguardo critico sulla società. La sua masterclass promette scintille.
Con oltre centocinquanta titoli in programma, orientarsi non è sempre semplice. Ma tra i film confermati nel cartellone di questa edizione ce ne sono alcuni che meritano attenzione particolare, per ragioni diverse e tutte valide.
Cambogia, diretto da Valerio Lundini, è probabilmente il titolo più atteso dal pubblico italiano che segue la scena creativa indipendente. Lundini, noto al grande pubblico per il suo lavoro televisivo, porta al cinema una sensibilità tutta sua — ironica, malinconica, capace di sorprendere. Un esordio alla regia da tenere d’occhio, perché quando un autore con una voce già riconoscibile si cimenta con il grande schermo, il risultato raramente lascia indifferenti.
Club Kid di Jordan Firstman è invece un titolo che arriva con una certa attesa internazionale. Firstman, autore e performer con una base di fan appassionati, porta a Roma un progetto che si muove tra commedia e dramma con la leggerezza di chi conosce bene i propri mezzi espressivi. Il film si inserisce in quella tradizione di cinema americano indipendente che sa essere al tempo stesso personale e universale.
Più istituzionale, ma non per questo meno interessante, è Livatino – Il giudice e i suoi assassini, diretto da Michele Placido. Il film racconta la storia di Rosario Livatino, il giovane magistrato siciliano ucciso dalla mafia nel 1990 e beatificato dalla Chiesa cattolica nel 2021. Placido, regista con una lunga esperienza nel cinema civile italiano, affronta una storia di coraggio e solitudine con la sobrietà che il soggetto richiede. È il tipo di film che il cinema italiano sa fare quando è in forma: radicato nella storia, capace di parlare al presente.
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La Festa del Cinema di Roma non è mai stata solo proiezioni. Una delle sue caratteristiche più preziose è la capacità di allargare il discorso cinematografico verso altri linguaggi e altre forme d’arte. Quest’anno, una delle iniziative più significative in questo senso è la mostra Luchino Visconti e la messa in scena della storia, ospitata a Castel Sant’Angelo — una location che già da sola vale il viaggio.
Visconti è uno di quei registi che non smette mai di interrogarci. Il suo modo di intendere il cinema come opera totale — dove costumi, scenografie, musica e recitazione si fondono in un unico gesto artistico — continua a influenzare generazioni di cineasti. Una mostra dedicata al suo rapporto con la storia, con la messa in scena del passato, è un’occasione rara per capire meglio non solo Visconti, ma il cinema italiano nel suo complesso. Vale la pena dedicarci una mattinata, magari prima di una proiezione pomeridiana.
Per chi non ha ancora partecipato alla Festa del Cinema di Roma, qualche indicazione pratica può fare la differenza tra un’esperienza frammentata e una davvero memorabile. Il festival si svolge principalmente all’Auditorium Parco della Musica, ma le proiezioni e gli eventi si distribuiscono in diverse location della città, dal centro storico ai quartieri più periferici. Questo significa che Roma stessa diventa parte dell’esperienza: spostarsi da una proiezione all’altra è un modo per riscoprire la città con occhi diversi.
I biglietti per le proiezioni principali vanno acquistati con anticipo, soprattutto per gli eventi con ospiti internazionali. Le code, specie nei weekend, possono essere lunghe — ma fanno parte del rito. Portate pazienza e, se possibile, un buon libro da leggere mentre aspettate: non è raro fare incontri interessanti proprio in fila, tra appassionati che condividono la stessa attesa.
Il programma completo e aggiornato è consultabile direttamente sul sito ufficiale della Festa del Cinema di Roma, dove è possibile filtrare i titoli per sezione, data e location. Un’ora passata a costruire il proprio percorso personale tra i centocinquanta e più titoli disponibili è un’ora ben spesa.
La ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma si conferma come uno degli eventi culturali più ricchi e stimolanti dell’autunno italiano: un festival che sa essere grande senza perdere il contatto con il suo pubblico, capace di mescolare il cinema d’autore con quello popolare, la storia con il presente, le grandi star con le voci nuove. Dodici giorni di proiezioni, incontri, mostre e scoperte che lasciano sempre qualcosa — un titolo da cercare, un regista da approfondire, una scena che non si riesce a smettere di pensare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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