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Storie parallele al cinema: tutto quello che c’è da sapere sul nuovo film di Asghar Farhadi

Ci sono ritorni che il cinema aspetta con il fiato sospeso, e quello di Asghar Farhadi in Francia è esattamente uno di questi. Il 2 novembre 2026 arriva nelle sale italiane Storie parallele, il decimo lungometraggio del regista iraniano, conosciuto a livello internazionale con il titolo Parallel Tales (in francese Histoires parallèles): un film che ha già fatto parlare di sé passando per il concorso del Festival di Cannes e che promette di essere uno degli appuntamenti cinematografici più attesi dell’autunno. Mettetevi comodi, perché c’è molto da raccontare su questo storie parallele film che segna una tappa davvero significativa nella carriera di uno dei narratori più raffinati del cinema contemporaneo.

Un regista, dieci film e un ritorno atteso tredici anni

Per capire il peso specifico di Storie parallele, bisogna fare un passo indietro e ricordare chi è Asghar Farhadi. Nato in Iran nel 1972, Farhadi è il regista che ha portato il cinema persiano a conquistare due Premi Oscar come Miglior Film Internazionale — prima con Una separazione nel 2012, poi con Il cliente nel 2017 — costruendo nel tempo una filmografia costellata di riconoscimenti internazionali e di una coerenza tematica rara. Il suo cinema è fatto di segreti che emergono lentamente, di colpe che si distribuiscono tra i personaggi senza che nessuno risulti del tutto innocente, di meccanismi drammatici che si innescano come trappole perfette e inesorabili.

Ebbene, Storie parallele è il suo decimo film. Un traguardo che in sé dice già qualcosa: la decima opera di un autore di questo calibro non è mai un numero qualsiasi, è una pietra miliare. E il fatto che per raggiungere questo traguardo Farhadi abbia scelto di tornare in Francia — a tredici anni di distanza da Il passato (The Past), l’ultimo lavoro che aveva girato nel paese transalpino — aggiunge un ulteriore livello di significato all’operazione. Tredici anni sono un tempo lungo, sufficiente a trasformare un ritorno in un vero e proprio evento.

Il passato, uscito nel 2013, era stato accolto con grande entusiasmo dalla critica internazionale e aveva confermato la capacità di Farhadi di raccontare storie universali ambientandole fuori dall’Iran senza perdere nulla della sua specificità autoriale. Ora, con Storie parallele, il regista torna a quel territorio — geografico e cinematografico — con la maturità di chi ha nel frattempo accumulato esperienze, riflessioni e nuovi strumenti narrativi.

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Isabelle Huppert e la scelta del cast

Tra i nomi confermati nel cast di questo storie parallele film spicca quello di Isabelle Huppert, attrice francese che non ha bisogno di molte presentazioni. Vincitrice di due César e di una Palma d’oro a Cannes per la recitazione, Huppert è da decenni una delle interpreti più coraggiose e versatili del cinema europeo, capace di attraversare generi e registri con una disinvoltura che pochi possono vantare. La sua filmografia include collaborazioni con i più grandi registi del mondo — da Michael Haneke a Paul Verhoeven, da Jean-Luc Godard a Claude Chabrol — e il suo nome accanto a quello di Farhadi è già di per sé una garanzia di qualità e ambizione.

La scelta di Huppert non è casuale: Farhadi ha sempre lavorato con attori capaci di restituire sfumature sottilissime, di comunicare con uno sguardo quello che i dialoghi lasciano non detto. E Huppert è forse l’attrice europea che meglio di chiunque altra sa abitare quella zona grigia morale che è il territorio preferito del regista iraniano. L’attesa di vedere come i due collaboreranno sullo schermo è, da sola, una delle ragioni principali per non perdere questo film.

Cannes 2026 e il ritorno alla ribalta internazionale

Prima di arrivare nelle sale italiane il 2 novembre 2026, Storie parallele ha già percorso una parte importante del suo cammino: il film è stato selezionato in concorso al Festival di Cannes, la vetrina più prestigiosa del cinema d’autore mondiale. Essere in competizione sulla Croisette significa essere considerati tra i migliori film dell’anno a livello globale, e per Farhadi non è certo una novità — ma ogni volta che un suo film approda al Palais des Festivals, l’attenzione della critica internazionale si concentra con un’intensità particolare.

Il passaggio a Cannes rappresenta anche il battesimo ufficiale di un film di questo tipo: è lì che si formano le prime impressioni, che si costruisce il dibattito critico, che si stabilisce il tono della ricezione pubblica. Per uno storie parallele film che porta già nel titolo una promessa di complessità strutturale e narrativa, la cornice cannenese è quella più adatta a lanciare una conversazione seria sul suo significato e sul suo valore.

Struttura narrativa e risonanze cinematografiche

Il titolo Storie parallele — Parallel Tales, Histoires parallèles — suggerisce con chiarezza una scelta di campo narrativa precisa. La struttura a racconti paralleli è una delle forme più affascinanti e impegnative del cinema: richiede una costruzione drammaturgica rigorosa, la capacità di tenere insieme fili diversi senza che nessuno si perda, e soprattutto la padronanza di un ritmo che sappia alternare e intrecciare le storie senza creare confusione o dispersione.

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Farhadi, che ha sempre dimostrato una cura maniacale per la costruzione delle sue sceneggiature — spesso sviluppate attraverso processi di ricerca e documentazione molto approfonditi — è tra i pochi registi contemporanei che possono affrontare questo tipo di architettura narrativa con la necessaria autorevolezza. La sua scrittura, co-firmata anche questa volta, è tradizionalmente densa di dettagli che sembrano marginali e invece risultano decisivi, di dialoghi che funzionano su più livelli simultaneamente, di situazioni che si rovesciano su se stesse rivelando significati nascosti.

La scelta della Francia come ambientazione rafforza ulteriormente la dimensione internazionale del progetto. Girare in un paese straniero — con una lingua diversa dalla propria, con un sistema produttivo e culturale differente — è sempre una sfida, ma Farhadi ha già dimostrato con Il passato di saper fare propri i codici di un contesto europeo senza rinunciare alla sua identità autoriale. Anzi, il confronto con una cultura altra sembra stimolare in lui una capacità di osservazione ancora più acuta, come se la distanza dalla propria origine amplificasse la lucidità dello sguardo.

Perché non perdere questo appuntamento in sala

In un panorama cinematografico autunnale ricco di uscite importanti, Storie parallele si distingue per ragioni precise e concrete. Non è solo il ritorno di un grande autore — sebbene questo sarebbe già sufficiente — ma è un film che porta con sé una serie di elementi capaci di generare un’esperienza cinematografica di raro spessore: la regia di Farhadi al suo decimo lavoro, l’interpretazione di Isabelle Huppert, il passaggio per Cannes, il ritorno in Francia dopo tredici anni, e una struttura narrativa che già dal titolo promette complessità e ricchezza.

Il cinema di Farhadi non è cinema da consumare passivamente: richiede attenzione, partecipazione, la disponibilità a lasciarsi sorprendere da svolte che arrivano quando meno te le aspetti. È cinema che continua a lavorare anche dopo che le luci si riaccendono in sala, che lascia domande aperte e risonanze durature. Per tutti i dettagli aggiornati sull’uscita e sulla distribuzione italiana, il riferimento è la scheda del film su Wikipedia, che raccoglie le informazioni principali in modo affidabile.

Il 2 novembre 2026 è una data da segnare in agenda senza esitazione. Uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo torna con il suo decimo film, ambientato in Francia, con una delle attrici più grandi del cinema europeo al suo fianco: questo storie parallele film è esattamente il tipo di appuntamento per cui vale la pena ritrovare la strada verso la sala buia e ricordarsi perché il grande cinema, quando funziona davvero, non ha rivali.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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Redazione Velvet

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