Hold Onto Me è la candidatura ufficiale di Cipro agli Oscar 2026. Il dramma d'esordio di Myrsini Aristidou con Maria Petrova e Christos Passalis ha vinto a Sundance.
C’è qualcosa di straordinario che succede quando un piccolo Paese decide di alzare la mano sul palcoscenico più grande del cinema mondiale. Hold Onto Me — titolo originale greco Κράτα με — è la candidatura ufficiale di Cipro per la categoria Miglior Film Internazionale alla 99ª edizione degli Academy Awards, e non si tratta di una partecipazione di facciata: questo dramma intimo diretto da Myrsini Aristidou al suo debutto nel lungometraggio ha già convinto festival e pubblico in giro per il mondo, portando con sé la forza silenziosa di una storia universale raccontata con occhi nuovi. Se volete capire perché il cinema cipriota merita la vostra attenzione — e perché la corsa degli Oscar 2026 potrebbe riservare qualche sorpresa — mettetevi comodi.
Al centro di Hold Onto Me c’è una bambina di undici anni che non ha mai conosciuto suo padre. Poi, un giorno, quell’uomo arriva in città. Da questa premessa apparentemente semplice, Myrsini Aristidou costruisce un racconto che esplora la complessità del legame familiare, del tempo perduto e dell’identità che si forma — o si deforma — in assenza di figure fondamentali. Non è una storia di riconciliazione facile, né di sentimentalismi a buon mercato: è il tipo di cinema che preferisce fare domande piuttosto che offrire risposte consolatorie.
Il film è interpretato da Maria Petrova e Christos Passalis, due attori che portano sullo schermo una tensione emotiva palpabile. Petrova regge sulle proprie spalle il peso drammatico della storia, mentre Passalis — già noto al pubblico cinefilo internazionale per il suo ruolo in Dogtooth, il film di Yorgos Lanthimos che nel 2009 sconvolse la scena del cinema d’autore europeo — porta con sé un bagaglio di credibilità artistica che non passa inosservato. La presenza di Passalis in un progetto come questo non è casuale: segnala che Hold Onto Me si muove in un territorio cinematografico preciso, quello del dramma psicologico che non teme il silenzio e la sottrazione.
Myrsini Aristidou firma questo film come suo primo lungometraggio, e già solo questo dato merita riflessione. Esordire con una candidatura agli Oscar — anche solo nella fase di selezione nazionale — è un risultato che pochi registi possono vantare nella propria carriera. Ma i riconoscimenti che Hold Onto Me ha raccolto prima ancora di arrivare sulla rampa di lancio degli Academy Awards dicono molto sulla solidità del progetto.
Il film ha vinto il Premio del Pubblico al Sundance Film Festival 2026, uno dei riconoscimenti più significativi che un film indipendente possa ottenere. Il Sundance non è un festival qualsiasi: è il termometro del cinema indipendente mondiale, il luogo dove il pubblico — non solo i critici — decide cosa merita di essere visto e ricordato. Vincere il premio del pubblico significa che Hold Onto Me ha toccato qualcosa di reale nelle persone, che la storia di quella bambina e di quel padre sconosciuto ha attraversato barriere linguistiche e culturali con una naturalezza che solo il grande cinema sa fare.
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A questo si aggiungono tre premi al Cyprus Film Days Festival, il principale appuntamento cinematografico dell’isola, e il premio per il Miglior Film al Los Angeles Greek Film Festival. Un percorso festivaliero che racconta di un’opera già matura, già riconosciuta, già amata.
Per capire il peso storico di questa candidatura, bisogna fare un passo indietro. Hold Onto Me è la prima candidatura ufficiale di Cipro alla categoria Miglior Film Internazionale nella storia degli Academy Awards. Prima di questo momento, Cipro non aveva mai inviato un film alla corsa agli Oscar. Non si tratta di un dettaglio marginale: significa che il cinema cipriota, con questo film, entra per la prima volta in un dialogo formale con l’industria cinematografica globale più influente del pianeta.
È un momento che i cinefili ciprioti aspettavano da tempo, e che arriva nel modo più convincente possibile: non con un film costruito a tavolino per compiacere i gusti internazionali, ma con un’opera personale, radicata in una sensibilità precisa, capace di parlare al mondo proprio perché parla prima di tutto di sé stessa. La storia di un’isola mediterranea che porta sullo schermo le sue contraddizioni, i suoi silenzi, i suoi legami familiari complicati — e che lo fa con una lingua cinematografica accessibile e potente.
Il fatto che la selezione sia ricaduta su un’opera prima è un segnale ulteriore di coraggio. La commissione cipriota avrebbe potuto puntare su qualcosa di più consolidato, di più sicuro. Invece ha scelto la voce nuova di Aristidou, scommettendo sulla freschezza e sull’autenticità di uno sguardo ancora libero da compromessi.
La presenza di Christos Passalis nel cast merita un approfondimento. L’attore greco è conosciuto a livello internazionale soprattutto per il suo ruolo in Dogtooth (Kynodontas), il film di Yorgos Lanthimos che nel 2009 vinse il Premio Un Certain Regard a Cannes e fu nominato all’Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera. Quel film — una storia perturbante e allegorica su una famiglia isolata dal mondo — divenne un punto di riferimento per chiunque volesse capire la direzione del cinema d’autore europeo degli anni Dieci.
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Ritrovare Passalis in Hold Onto Me è dunque un collegamento prezioso: non solo per il valore artistico dell’attore in sé, ma perché suggerisce una continuità di intenti, un modo di fare cinema che privilegia l’intensità psicologica, la regia controllata, la recitazione che non urla ma sussurra. È il tipo di performance che si ricorda non per le scene madri, ma per i momenti in cui la macchina da presa si ferma e l’attore respira.
Questo non significa che Hold Onto Me sia un film cupo o difficile. Al contrario: il Premio del Pubblico al Sundance dimostra che il film sa essere accessibile, sa emozionare senza manipolare. La storia di un padre e di una figlia che non si sono mai conosciuti è una storia che appartiene a tutti, indipendentemente dalla latitudine.
La categoria Miglior Film Internazionale agli Oscar è ogni anno un labirinto affascinante. Decine di Paesi inviano le loro candidature, ma solo cinque arrivano alla nomination finale. Il percorso è lungo, e la competizione è feroce: ogni anno ci sono opere straordinarie che non superano la prima selezione semplicemente perché il numero di film eccellenti supera i posti disponibili.
Per Hold Onto Me, il curriculum festivaliero è un punto di forza non trascurabile. Il Premio del Pubblico al Sundance ha una storia di attenzione da parte delle Academy, e i tre premi al Cyprus Film Days più il riconoscimento di Los Angeles costruiscono un profilo di film già validato da giurie e spettatori diversi. Non è una garanzia di nomination, ma è il tipo di percorso che si nota.
Quello che rende questa candidatura davvero speciale, però, è il suo valore simbolico per Cipro. Indipendentemente da come andrà la corsa verso la shortlist e le nomination, Hold Onto Me ha già scritto una pagina di storia: ha dimostrato che il cinema cipriota esiste, ha qualcosa da dire, e sa dirlo in modo che il mondo voglia ascoltare. Per Myrsini Aristidou, per Maria Petrova e per Christos Passalis, è solo l’inizio di una conversazione che speriamo continui a lungo. Potete trovare ulteriori dettagli sulla candidatura sul Cyprus Mail, che ha seguito la notizia fin dall’annuncio ufficiale.
Il cinema, quando funziona davvero, non conosce confini geografici né dimensioni di Paese. Hold Onto Me lo dimostra con la semplicità disarmante di una bambina che aspetta di conoscere suo padre: a volte le storie più piccole sono quelle che parlano più forte.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
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