#Review – “Attacco al Potere” è il vero nuovo “Die Hard”

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Fascista, violento, improbabile, americanista, guerrafondaio, patriottico a livelli schifosi. Questi sono solo alcuni degli insulti che potrebbe scatenare “Attacco al Potere – Olympus Has Fallen” di Antoine Fuqua con i divi Gerard Butler e Aaron Eckhart. Li abbiamo appositamente messi subito, in alto. Ci siamo tolti il pensiero di doverne parlare dopo. “Dio benedica gli Stati Uniti d’America” è l’ultima frase del film. Come si sa, è l’ultima frase di un discorso quella che resta la più impressa. A fuga di ogni dubbio, la vera protagonista della pellicola è la bandiera americana: prima bucherellata dalle raffiche di proiettili; poi gettata al vento dai terroristi che assaltano la Casa Bianca; e infine issata nuovamente, linda e pinda, sul pennone intatto fra i ruderi.

Può un film così essere bello? Si, può esserlo. A patto che lo spettatore non provi disgusto per il genere action e per i film pro-americani. Perchè, sotto la patina della retorica talmente roboante da essere farsesca, si cela un film d’azione praticamente perfetto. Il regista Antoine Fuqua, se è vero che qui inserisce il pilota automatico dirigendo una sceneggiatura con praticamente tutti i clichè del genere, lascia giungere in porto un film che incolla il pubblico, quello pagante, dal primo all’ultimo minuto, per quanto il bastimento sia infarcito di improbabilità infinite e spiegoni ad-hoc.

Soprattutto recupera molto del mood del “Die Hard – Trappola di Cristallo” del 1988, primo storico film della serie con Bruce Willis superstar. Lo schema narrativo è praticamente identico, con “i cattivi” che assaltano un edificio e un unico “eroe buono ma decaduto” che dovrà entrare e salvare tutti gli ostaggi. Altra forte similitudine col primo “Die Hard” è la centralità del luogo d’azione: John Mc Tiernan, regista del film con Bruce Willis, aveva saputo valorizzare ogni inquadratura all’interno del grattacielo, prestando la massima cura ai set in modo da renderli sempre riconoscibili e distinti. L’edificio di Pennsylvania Avenue, ovvero l’Olimpo nel gergo della CIA, la Casa Bianca, viene dissezionata con cura in ogni inquadratura: il colonnato, i corridoi, le sale più note tra cui non manca lo Studio Ovale del Presidente. L’architettura dell’edificio è monumento ideale ai valori dell’America, quella buona, che nonostante i traumi devono resistere e rinnovarsi di volta in volta.

Il tutto è glassato con una salsa non troppo piccante di techno-thriller fantapolitico alla Tom Clancy, con tutti gli stilemi del caso: truppe speciali, mezzi militari, gadget tecnologici, gabinetti d’emergenza con le maggiori cariche dello stato riunite. Poca roba in fondo, più contorno che altro. Il riferimento alla Corea del Nord e alle recenti tensioni politiche è più un caso, che una strumentalizzazione. Qui conta lo spara-spara e il body count, l’ammassarsi dei cadaveri.

Se è vero che la protagonista qui è la bandiera, il monumento all’americanismo, è altrettanto vero che il film non avrebbe senso senza interpreti degni di questo nome, scadendo nel più becero rango dei b-movie. Invece Gerard Butler – produttore del film, oltre che sua star – nel ruolo del ex-agente scelto è semplicemente perfetto: più fisico e brutale del Willis del tempo, dimostra di aver preso lezioni da Jack Bauer di “24” quando si tratta di fare a gara con chi sia “più cazzuto” [cit.] degli altri. Aaron Eckhart invece nell’abito giacca&cravatta strattonato ormai ci sguazza con agilità: pare che il ruolo del politico sia nelle sue doti naturali, e interpreta con una certa convinzione la parte del presidente. Per il resto, segnaliamo un Morgan Freeman che sa farsi notare anche con solo un paio di frasi, e Robert Forster perfetto stereotipo del generale dell’esercito, ma lontano dai fasti di Jackie Brown” di Quentin Tarantino.

Dunque che ne facciamo di questo film? Lo promuoviamo. Merita decisamente il costo del biglietto, anche se non è per palati fini. Se il protagonista fosse Bruce Willis di qualche anno fa, e il titolo della pellicola “Die Hard numeroacaso“, probabilmente staremmo parlando di un grande successo, o del ritorno alle origini di un mito. Ma anche i miti crollano, mentre Gerard Butler invece è ancora cazzuto.

“Attacco al Potere – Olympus Has Fallen” di Antoine Fuqua
La recensione di VelvetCinema: Luce Verde!

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