Categorie: Recensioni

#Review: recensione del thriller “La notte del giudizio” (The Purge)

La notte del giudizio è un thriller fantascientifico che uscirà in tutte le sale italiane il 1 agosto: il regista e sceneggiatore James DeMonaco rappresenta la violenza in maniera decisa e fastidiosa, nel quale il problema più grave non è la paura verso gli altri, ma la paura verso noi stessi. Con questo film ci troviamo proiettati nel 2022. In America la crisi economica e la criminalità sono al minimo storico. Com’è possibile? Le persone non usano più le armi da fuoco perché possono sfogarsi una volta l’anno: precisamente il primo giorno di primavera, per dodici ore, dalle sette di sera alle sette del mattino, ogni tipo di crimine è concesso. La polizia non interviene, gli ospedali sono chiusi e chiunque può uccidere senza che venga arrestato.

In questo modo l’America sembra rinata anche se a farne le spese sono i più poveri: mentre i ricchi nel frattempo si proteggono con sistemi di sicurezza avanzati, chi non ha le possibilità economiche adeguate viene picchiato o ucciso brutalmente. James Sandin, interpretato da Ethan Hawke, vende proprio sistemi d’allarme alla gente ricca e la notte della vendetta comune è pronto a barricarsi in casa insieme a sua moglie Mary (Lena Headey) e i suoi figli Charlie (Max Burkholder) e Zoey (Adelaide Kane). Charlie fa entrare nel comprensorio blindato un ragazzo di colore perseguitato da una banda di tipi pericolosi e da quel momento la famiglia lotterà per la sopravvivenza.

E non solo. I Sandin combatteranno anche per reprimere quegli istinti primitivi che caratterizzano la popolazione intera e quindi cercare di non diventare dei criminali loro stessi. James rappresenta l’apatia della nuova America: pensa di essere un uomo perfetto anche se ha speculato enormemente sulla nottata dello sfogo annuale, ma quando subisce l’attacco alla sua casa rimette tutto in gioco. Capisce che la realtà gli era sfuggita di mano e che le cose sono molto più complicate.

Mary invece è contraria alla notte del giudizio, ma finisce per accettarla come una realtà che coinvolge la sua intera famiglia. I figli invece non hanno visto com’era l’America in passato perché erano troppo piccoli, per questo non capiscono questo atteggiamento comune e hanno un’anima più umana rispetto agli altri. Il leader della banda che vuole entrare in casa, interpretato da Rhys Wakefield, è stranamente gentile anche se rende la loro vita un incubo ad occhi aperti. E’ carismatico e allo stesso tempo inquietante ed è convinto che togliere i più poveri dalla strada lo possa rendere una persona migliore.

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Samantha Suriani

Toglietemi tutto, ma non la musica, il buon cibo…e la tinta rossa. Potrei diventare pericolosa.

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Samantha Suriani

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