Categorie: Eventi

Lucca Film Festival 2026: Moretti, Refn e i grandi nomi del cinema europeo

Mettetevi comodi: dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, la città di Lucca torna a essere uno dei punti di riferimento più vivaci del cinema d’autore internazionale. Il Lucca Film Festival 2026 — giunto alla sua 22ª edizione — raduna un parterre di ospiti che farebbe invidia a molte rassegne ben più blasonate: da Nanni Moretti a Nicolas Winding Refn, passando per Julian Schnabel, Liliana Cavani, Giancarlo Giannini, Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando. Un elenco che non è solo una lista di nomi illustri, ma un vero e proprio manifesto di cosa voglia dire fare cinema con una visione.

Ventuno anni di storia alle spalle, una città che sa accogliere

Per capire il peso specifico di questa edizione, vale la pena fare un passo indietro. Il festival è nato nel 2005 e da allora non si è mai fermato, costruendo anno dopo anno una reputazione fondata su scelte curatoriali coraggiose e su una capacità rara: quella di portare autori di caratura internazionale in una città di provincia senza che il contesto sembri mai troppo piccolo per loro. Lucca, con le sue mura medievali, le piazze silenziose e la luce dorata dell’autunno toscano, si trasforma ogni anno in un palcoscenico naturale che amplifica l’esperienza del cinema invece di schiacciarla.

Il festival è conosciuto anche con il nome completo di Lucca Film Festival and Europa Cinema, una denominazione che già da sola racconta l’ambizione della rassegna: non solo un evento locale, ma un punto di dialogo tra il cinema italiano e quello europeo più in generale. Arrivare alla 22ª edizione con questo spirito intatto, e con un programma ospiti di tale livello, è un risultato che merita di essere letto nella sua giusta dimensione.

Nanni Moretti e la tradizione del cinema italiano più personale

Nanni Moretti è, a tutti gli effetti, uno dei registi più importanti che il cinema italiano abbia prodotto negli ultimi cinquant’anni. La sua presenza al Lucca Film Festival 2026 non è una semplice apparizione di facciata: Moretti rappresenta una certa idea di cinema — autoriale, autobiografico, capace di mescolare commedia e malinconia con una precisione chirurgica. È il regista di Caro diario, di La stanza del figlio, di Noi credevamo, di Il sol dell’avvenire: opere che hanno segnato generazioni di spettatori e che continuano a essere studiate e discusse nelle università di tutto il mondo.

👉 Leggi anche: Locarno 79, Dario Albertini in Piazza Grande e la nuova generazione del cinema italiano

Incontrare Moretti in un contesto come quello lucchese — lontano dalla frenesia dei grandi festival competitivi — offre la possibilità di un dialogo più intimo, più libero. È esattamente il tipo di occasione che i festival di questa taglia sanno creare meglio di chiunque altro: non il red carpet, ma la conversazione vera.

Accanto a lui, Silvio Orlando — attore feticcio di molti dei migliori registi italiani contemporanei, capace di abitare i personaggi con una naturalezza disarmante — porta al festival quella dimensione dell’interpretazione che spesso rimane in ombra rispetto alla regia. E poi c’è Pierfrancesco Favino, oggi uno degli attori italiani più richiesti a livello internazionale, un nome che nei festival europei circola con la stessa familiarità di certi colleghi francesi o spagnoli.

Nicolas Winding Refn: l’estetica come linguaggio

Se Moretti incarna una certa tradizione europea del cinema d’autore, Nicolas Winding Refn ne rappresenta la declinazione più radicalmente contemporanea. Il regista danese ha costruito la propria carriera su un’estetica inconfondibile: colori saturi, silenzi pesanti come pietre, violenza che esplode sempre nel momento meno atteso. Il suo Drive — con Ryan Gosling in uno dei ruoli più iconici degli anni Dieci — ha trasformato un film di genere in un oggetto d’arte pop. Solo Dio perdona (Only God Forgives) ha diviso la critica con la sua radicalità visiva, mentre The Neon Demon ha portato alle estreme conseguenze quella fascinazione per la bellezza come forza distruttiva.

Refn a Lucca è una presenza che fa discutere, nel senso migliore del termine. Il suo cinema non lascia indifferenti: o lo si ama o lo si respinge, ma in entrambi i casi ti costringe a prendere posizione, a riflettere su cosa voglia dire guardare un’immagine cinematografica. Per un festival che si pone come luogo di confronto tra tradizioni diverse, avere Refn tra gli ospiti è una scelta che dice molto sulle ambizioni della rassegna.

Julian Schnabel e Liliana Cavani: quando il cinema incontra l’arte e la storia

Julian Schnabel è uno di quei casi rari in cui il termine auteur si applica senza forzature: pittore di fama mondiale prima ancora che regista, Schnabel ha portato nel cinema la stessa intensità visiva che caratterizza le sue tele. Basquiat, Prima che sia notte, Lo scafandro e la farfalla — ogni suo film è un atto di immersione totale in una soggettività altrui, un tentativo di vedere il mondo con gli occhi di qualcun altro. La sua presenza al Lucca Film Festival 2026 è quella di un artista a tutto tondo, e il dialogo che si può immaginare tra lui e il pubblico lucchese è uno di quelli che rimangono impressi.

👉 Leggi anche: Venezia 83, Orizzonti Corti: la line-up dei cortometraggi in anteprima mondiale (2-12 settembre 2026)

Liliana Cavani, invece, è una delle grandi della storia del cinema italiano, una regista che ha attraversato decenni di cambiamenti culturali e politici senza mai perdere la propria voce. Il suo Il portiere di notte rimane uno dei film più controversi e discussi del cinema europeo degli anni Settanta, un’opera che ancora oggi provoca reazioni forti e che non smette di interrogarci. Avere Cavani a Lucca significa portare nel festival la memoria viva di un cinema che ha saputo essere scomodo, provocatorio, necessario.

Giancarlo Giannini e la dimensione del grande attore

Nel panorama degli ospiti del Lucca Film Festival 2026, Giancarlo Giannini occupa un posto speciale. È uno degli attori italiani più riconoscibili a livello internazionale, un volto che ha attraversato il cinema di Lina Wertmüller, ha recitato accanto a Sean Connery e ha portato il suo talento in produzioni di ogni tipo senza mai scadere nella compiacenza. La sua presenza al festival è quella di un testimone privilegiato di settant’anni di storia del cinema italiano e internazionale — una storia che vale la pena ascoltare, soprattutto in un contesto come quello di Lucca, dove il tempo sembra dilatarsi e permettere conversazioni che altrove sarebbero impossibili.

Perché Lucca, perché adesso

C’è una domanda che vale la pena porsi: perché un festival come questo, in una città come Lucca, riesce ad attrarre nomi di questo calibro? La risposta è probabilmente nella formula stessa della rassegna. Il Lucca Film Festival and Europa Cinema non compete con Venezia o Cannes — non ne ha la struttura, né la storia competitiva. Fa qualcosa di diverso e, in un certo senso, più difficile: crea uno spazio di incontro autentico tra il cinema e il suo pubblico, tra gli autori e chi li guarda, senza la mediazione opprimente del mercato o del glamour a tutti i costi.

In un momento in cui il cinema d’autore europeo si interroga sulla propria capacità di raggiungere le platee più giovani, festival come questo svolgono una funzione preziosa: tengono vivo il dibattito, moltiplicano i punti di accesso, ricordano che il cinema è prima di tutto un’esperienza collettiva. Per chi ama il cinema senza filtri — e vuole viverlo in una delle città più belle d’Italia — il periodo tra il 26 settembre e il 4 ottobre 2026 è semplicemente un appuntamento da non mancare. Tutte le informazioni sul programma sono disponibili sul sito di Cinematografo.

Lucca aspetta. Portate le scarpe comode e la voglia di stupirvi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Condividi
Redazione Velvet

Recenti

  • Festival di Venezia

Falling House, Mohsen Gharei a Venezia 83: la violenza patriarcale in una prigione domestica

Falling House di Mohsen Gharei alla Mostra di Venezia 83 trasforma la casa in prigione…

18 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Victor Kossakovsky e il documentario sensoriale: Holy Wood Dust a Venezia 83

Victor Kossakovsky presenta Holy Wood Dust a Venezia 83, un documentario sensoriale sulle piante che…

18 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

George Clooney Leone d’oro alla carriera: “Ho smesso di fare il regista”

George Clooney riceve il Leone d'oro alla carriera alla 83ª Mostra di Venezia 2026. L'attore…

18 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Alberto Barbera su Venezia 83: “Ai giovani interessa il cinema, i numeri lo provano”

La mostra cinema Venezia 2026 sfata il mito che i giovani non amano il cinema.…

17 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Nessun dolore, Gianni Amelio a Venezia 83: Alessandro Borghi e l’indifferenza impossibile

Gianni Amelio presenta Nessun dolore fuori concorso a Venezia 83 con Alessandro Borghi. Un film…

17 Settembre 2026
  • Festival di Venezia

Bucking Fastards, Werner Herzog a Venezia 83: le sorelle Mara e l’esclusione dell’originalità

Werner Herzog torna alla fiction con Bucking Fastard in concorso a Venezia 83: Kate e…

17 Settembre 2026